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racconti nelle scuole

La storia delle “Leopoldine” e la vita nelle campagne della Chiana raccontata nelle scuole del Comune, con l'ausilio dei ‘Quaderni Sinalunghesi’.
Le case “Leopoldine” che caratterizzano il paesaggio della Chiana, prendono il nome da Pietro Leopoldo che le volle per i contadini della valle, affidandone lo studio e la progettazione agli architetti granducali che seguirono la filosofia del teorico dell’agricoltura granducale Ferdinando Morozzi. Colui che è chiamato a fare il progetto, scrive il Morozzi, «considerate tutte le cose, potrà pensare all’idea della casa, in modo tale, che dovendosi ricrescere, vi si conservi la bellezza, la ­simetrìa, la ­disposizione, ed armonìa, ed in somma tutti quelli attributi, che sono fondamentali alla buona architettura». Come si noterà la bellezza è considerata di primaria importanza. Il principio riconosciuto è che l’opera bella fa stare bene. In questo senso all’architettura rurale lorenese viene riconosciuto il merito di aver introdotto un’innovazione di particolare rilevanza, relativa alla disposizione degli ambienti interni, oltre al nuovo modello strutturale simmetrico e perfetto dal punto di vista volumetrico. Le Leopoldine della Chiana rispondono ad una serie di caratteristiche che possiamo riassumere, sintetizzando molto, nei punti seguenti: pianta quadrangolare, fronte simmetrico tripartito, aperture centinate centrali, scala interna, tetto a padiglione, colombaia, muri esterni intonacati. Per quanto riguarda la colombaia, trattandosi di una delle caratteristiche più note (anche se non sempre presente, aggiungiamo che non di rado questa è dotata di due finestre centinate. Il disegno che ne deriva, asimmetrico rispetto alla facciata generalmente ad arco centrale unico, non disturba l’armonia dell’insieme, ma la rafforza, trasformandola in una variante.
La Colombaia non piaceva ai contadini, non per ragioni estetiche ma per il fatto che i simpatici piccioni (le bestiacce, come le chiamavano loro) andavano a beccare l‘uva, il grano e quanto di meglio c'era nei campi, creando soesso danni di non poco conto. Considerato che i piccioni, una volta cresciuti, erano destinati (per contratto) alle tavole dei padroni, non c'era neppure la soddisfazione di poterli mangiare; per questo i contadini facevano di tutto per convincere le bestiole ad andarsene dai tetti della casa di loro spontanea volontà, prendendoli per esempio a sassate, ma era una guerra persa in partenza. 

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La  famigerata Aringa sospesa sul tavolo di cucina

Una classica cucina contadina, detta comunemente “casa” in quanto era l’ambiente in cui tutti vivevano dopo il lavoro, con l’imponente focolare per cucinare e per scaldarsi, l’acquaio per lavare le stoviglie e le mani, una credenza, qualche scaffale e una grande tavola, al centro della quale, sotto il lampadario, la presenza un po’ inquietante di un’aringa legata per la coda… In un passato non molto lontano, l’aringa (nella Chiana aretina era detta la Renga), che arrivava dai mari del Nord. Confezionata sotto sale e venduta a prezzi modici, veniva largamente usata in cucina per dare sapore ai cibi di scarso valore nutrizionale, e pochissimo appetitosi. «Più l’aringa è salata più fa companatico» diceva un detto popolare; mentre un altro sosteneva che «era meglio un’aringa al caldo che un cappone al freddo».
Dietro a tutto ciò c’era la povertà. Il pane era il solo alimento a disposizione delle massaie che dovevano fare i classici “salti mortali” per mettere in tavola qualcosa di sostanzioso da mangiare. L’aringa era il prodotto giusto in quanto, oltre a costare poco, era talmente salata che costringeva a mangiarne poca, con evidente risparmio.
Tuttavia c’erano famiglie talmente povere per le quali “quel poco” era comunque troppo, per cui, stando a quanto si diceva, era diffusa l’abitudine di legare l’aringa con uno spago, facendola penzolare al centro della tavola, per dare a tutti la possibilità di “strusciarci” due fette di pane, per “insaporirle un po’. C’è chi sostiene che in alcune famiglie non fosse permesso “lo struscio”, ma solo “il tocco”, vale a dire un leggero contatto, con lo scopo di far durare più a lungo la fonte del sapore… un’esagerazione? Forse.

(dal pieghevole realizzato appositamente per la scuola)

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03 dicembre 2025



Caro diario,

oggi a scuola abbiamo incontrato un cittadino sinalunghese, esperto di storia locale, Filippo Giani Contini, che ci ha parlato della figura di Leopoldo di Toscana, il Granduca di origini austriache che, tra le tante cose, ha permesso la bonifica dei nostri territori.

Perché? Dato che quest’anno si celebrano i 260 anni dall’insediamento di Pietro Leopoldo d’Asburgo Lorena come Granduca di Toscana è importante che anche noi adolescenti impariamo a conoscere la figura di questo personaggio tanto importante per il nostro territorio.

[…] Ora ti salutiamo caro diario.
Oggi abbiamo imparato un sacco di cose interessanti sulla vita di Pietro Leopoldo di Toscana e sulle tradizioni contadine. Torneremo presto a scriverti.
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L'impegno delle due classi impegnate nel progetto, è testimoniato da una bella e simpaticissima mostra.

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La storia giocando

Dopo 260 anni
il Granduca e i giovani per la Toscana dei diritti


Mostra degli elaborati delle classi:
1ª C (insegnante Cecilia Bernardini)
2ª E (insegnante Nicoletta Salvatori)
Scuole secondarie di Primo grado J.Lennon

Mostra inaugurata il 20 febbraio 2026
in occasione della
giornata internazionale della giustizia sociale
istituita dall'ONU nel 1995

Esposizioni:
biBet BETTOLLE
20 - 26 febbraio 2026 ore 17-19 tutti i giorni escluso domenica Sala Agnolucci SINALUNGA
27 febbraio - 9 marzo 2026 durante gli spettacoli teatrali

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gli allievi del Laboratorio teatrale comunale alla bi-Bet

tra libri, piante storiche… e una tazza di tè



Ricordo della serata del 30 novembre (Festa della Toscana) in un e-book illustrato scaricabile gratuitamente.

vedi link

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Venerdì 5 dicembre 2025, nei locali messi gentilmente a disposizione dal Club house golf club Esse Secco, si è tenuto un intenso e partecipato seminario di studio sull’architettura rurale e il paesaggio della Valdichiana, a cura dell’Ordine degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti Conservatori della Provincia di Siena.
Iniziativa promossa dal Comune di Sinalunga per ricordare Pietro Leopoldo, fautore delle case leopoldine e della modernizzazione dell’agricoltura.

Programma:

Saluti
Edo Zacchei – Sindaco di Sinalunga
Gianni Bagnoli – Assessore alla cultura del Comune di Sinalunga
Anna Bianco – Presidente Ordine Architetti P.P.C. della Provincia di Siena

Coordinamento
Dott. Arch. Riccardo Pizzinelli – Libero professionista - Ordine Architetti di Siena

Architettura rurale in Valdichiana al tempo di Pietro Leopoldo. Per un bilancio storiografico
Dott. Arch. Emanuela Ferretti – Professore associato di Storia dell’Architettura, Dipartimento di
architettura Università degli studi di Firenze


Le Leopoldine e i Progetti di Paesaggio
Dott. Arch. Domenico Bartolo Scrascia – Dirigente del Settore Tutela, Riqualificazione e Valorizzazione del Paesaggio - Direzione Urbanistica e Sostenibilità - Regione Toscana

Aggiornamenti sui vincoli delle Leopoldine della Valdichiana
Dott. Arch. Federico Salvini – Funzionario Soprintendenza Archeologia, Belle arti e Paesaggio delle province di Grosseto e Arezzo – Ministero della Cultura

“Leopoldine in Valdichiana”: studio per la conoscenza di un patrimonio in stato di emergenza
Dott. Arch. Lorenza Vieri – Dottoressa in architettura per il restauro e valorizzazione del patrimonio 

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