« Che succede in Italia e nel mondo? Che ne è della memoria storica?
Il Giorno della memoria della Shoah, il 27 gennaio 2021, cade in un momento difficile, drammatico per le nostre comunità. La pandemia rischia di soffocare le vite, le relazioni e l’economia nostre e dell’intero pianeta. In questi tempi cupi in cui si ha timore di incontrare le persone e di scambiarsi saluti e parole, c’è forse spazio per il Ricordo? In questo frangente in cui il presente e il futuro sono in pericolo, è possibile pensare e dedicare energie al passato, alla storia? Gli anniversari sono un momento prezioso per “inciampare” nel ricordo e farlo diventare ­“materia viva”, preziosa per noi. E per fare in modo che nella nostra ordinaria routine quotidiana, assalita da affanni e incombenze concrete, si apra una breccia verso gli altri, verso la nostra identità e memoria, verso la cultura e la storia delle nostre radici […].  

[da: Emanuele Grieco, Noi e gli anniversari, in “All'ombra della torre”, iPiccini, Quaderni Sinalunghesi, gennaio 2021]

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SHOAH IN TERRA DI SINALUNGA .
Speriamo che il titolo di questo scritto non appaia esagerato, forzato e provocatorio. Crediamo, invece, che descriva esattamente la realtà e con questa dobbiamo almeno provare a fare i conti. Anche dopo 80 anni da quei fatti. Pesia Fejga Fajga Francesca visse nel nostro paese dal 15 novembre 1941 al 28 dicembre 1943. Poco più di due anni. Dopo quella data si erano perse le sue tracce. […]

La Shoah (o Olocausto o Sterminio o Genocidio degli Ebrei), in questo caso non si è consumato nei tremendi (apparentemente lontani, misteriosi, storici…) lager nazisti in Polonia e in altre regioni preparati per la “Soluzione Finale” (l’eliminazione dalla faccia della terra degli Ebrei di tutta Europa). No, un “frammento di Shoah” è avvenuto in… casa nostra. Nel nostro paese, a due passi dalle nostre attuali vite, dalle nostre case, sulle nostre strade, dove troviamo incredibile e inconcepibile che ciò possa accadere… La “pietra d’inciampo” per ricordare questo “pezzo di ­Olocausto in casa nostra”, per tenere viva la memoria di Fajga Lewinter in Zimet – pietra d’inciampo posta sul selciato nei pressi della casa di via Nelli, 9 dove lei visse – è e sarà lì a ricordarci questa tragedia “casalinga”. Chi vi passa dovrebbe… “inciampare” nel ricordo di quella donna innocente, nella storia di quella famiglia, nella Storia dello Sterminio di 6 milioni di Ebrei. Ma con una differenza: nella maggior parte dei casi il nome sulla pietra d’inciampo è quello di una persona che viveva nel luogo dove la pietra è stata collocata, che trovò la morte nei forni crematori ad Aushwitz o Treblinka o nei “vagoni della morte”. No. Fajga, ricordata nella pietra d’inciampo, è vissuta qui e qui – o vicino – è morta. Ci interpella, ci scuote, quindi, sia il fatto in sé – la sua morte solo perché era ebrea – ma anche una delle circostanze in cui è avvenuta: il luogo, che, ripeto, è con molta probabilità Sinalunga, il Senese, la Toscana. Qualcosa di orribile è accaduto in quegli anni. Anche qui. E forse sotto gli occhi di molte persone. Qualcuno l’ha aiutata. O le ha detto una buona parola. Qualcuno ha cercato di proteggerla, di nasconderla, di salvarla. Qualcuno, invece, forse – in base ad alcune incerte testimonianze – non ha fatto nulla, è stato indifferente o, anzi, ha aiutato ad arrestarla. A questa riflessione sulla “Shoah” in terra di Sinalunga, si deve però aggiungere un’altra considerazione. Dobbiamo ora estendere lo sguardo da Fajga-Francesca alla sua famiglia. David Zimet, il marito, morì il 2 novembre 1943. Morì di malattia (ma dobbiamo pensare che forse questa situazione patologica non si sarebbe verificata se lui e i suoi cari avessero potuto restare a vivere nella loro patria). C’è di più: David morì a Sinalunga, all’ospedale. E non è finita: non dimentichiamo che fu sepolto nel Cimitero comunale di Sinalunga. Senza nome e senza insegne religiose o di alcun altro tipo. Non si conosce il luogo esatto, ma, non sembri lugubre, altisonante o fantasioso ciò che diciamo: i suoi resti sono ancora lì! I due coniugi ebbero una figlia, Lucia Lea, nata il 7 febbraio 1943 e morta solo dodici giorni dopo. Morì all’ospedale di Siena e, con l’aiuto della comunità ebraica locale, fu sepolta nel ­Cimitero israelitico di Siena. Anche la morte della piccola non possiamo attribuirla solo al caso, alla malattia o alle complicanze (universali) legate alla gravidanza. Sorte diversa, forse, le sarebbe spettata in un diverso contesto, in altro ambiente, in pace e in libertà. Una famiglia. Una famiglia ebrea. Una famiglia ebrea perseguitata. Fuggita, ricercata, internata. Come tante, purtroppo, si dirà. Certo. Una storica immane e inedita tragedia che ha colpito un intero popolo. Ma, consentitemi di tornare al tema iniziale: questa famiglia, queste persone, hanno vissuto qui una parte ­(l’ultima) della loro vita. Qui sono morte. Qui sono sepolte. Anche questo fatto, per una ragione di “prossimità”, di ­“vicinanza”, di più facile immedesimazione, ci interpella, ci anima, ci scuote e interroga. A distanza di 80 anni da quegli eventi. Non sono pochi ottant’anni. Ma non sono neppure moltissimi. Alcune persone che nel 1941-43 c’erano, in qualche caso ricordano questi avvenimenti. Quella brutta e terribile pagina di vita e di storia è accaduta. Ed è stata resa possibile qui, dove noi viviamo abbastanza sereni e sicuri. Primo Levi diceva, tra le tante, due cose, con cui vogliamo concludere: 1. Capire è forse impossibile, ma conoscere è un dovere. 2. Se è accaduto una volta, può accadere di nuovo. Pensiamoci e ricordiamocene anche e soprattutto in questo rinnovato e prezioso ripetersi del Giorno della memoria della Shoah del 27 gennaio. Con un occhio alla tragedia globale, l’Italia, il mondo e con l’altro occhio alla “Shoah in terra di Sinalunga”.

[[da: Emanuele Grieco, Shoah in Terra di Sinalunga, in “All'ombra della torre”, iPiccini, Quaderni Sinalunghesi, gennaio 2021]

"La Memoria Rende Liberi" è il risultato dei laboratori delle classi 1C, 2B, 2C, 3A, 3B, 3C dell'Istituto Comprensivo "J.Lennon" di Sinalunga, in occasione della Giornata della Memoria 2021.

Un lavoro supportato e promosso in collaborazione tra gli insegnanti dell'istituto e l'amministrazione comunale di Sinalunga, dove i ragazzi hanno realizzato disegni, presentazioni integrate, contenuti audio sul tema della Shoah.

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