Teatro Pinsuti
 
   
 

 


mimosavenerdì 12 marzo 2010 – 21.00
Associazione Culturale “Occupazioni Farsesche”
“LA FABBRICA delle DONNE”
di e con Alessandra Bedino
elaborazioni video di Almansen artisti associati
luci di Riccardo Sottili
spettacolo fuori abbonamento
Programma FESTA della DONNA 2010 Servizio associato Pari Opportunità Valdichiana

LA FABBRICA DELLE DONNE, i racconti delle operaie della Lebole

E´ una notte del 2002, la prima notte dopo la chiusura dello stabilimento Lebole di Arezzo. Una donna non più giovane, Leda, sogna di entrare di nascosto nella fabbrica, insieme all´amica e collega Adriana, per farci un ultimo giro e dirle addio. In questi luoghi, adesso vuoti e squallidi, Leda ha trascorso tutta la vita: così comincia a ripercorrere e a raccontare la sua vita di operaia e delegata sindacale. Almeno per una notte, che è poi un viaggio nella memoria, nelle sue parole rivive la fabbrica e rivivono le donne che l´hanno fatta. Donne che alla fine degli anni ´50, lasciando la campagna aretina e soprattutto la casa paterna, entrarono a pieno titolo nella società italiana e, varcando i cancelli della fabbrica, si costruirono un ruolo diverso. Emancipazione o nuova schiavitù? 1958-2002: sogni, speranze, conquiste e delusioni.
La fabbrica delle donne: perché se è vero che le donne hanno fatto grande la Lebole è anche vero che la fabbrica stessa ha creato un nuovo tipo di donna. Uno spettacolo di narrazione che, a partire da testimonianze orali e documenti storici raccolti da Claudio Repek e Antonella Bacciarelli, racconta un pezzo importante della storia sociale di Arezzo (e non solo). Un´occasione per dar voce alle `leboline´ e contribuire attraverso il teatro a tramandarne la memoria tra le nuove generazioni. Proprio perchè il mondo oggi sembra girare più velocemente, non possiamo dimenticare chi prima di noi ha lottato con tenacia per la dignità del lavoro e per una diversa condizione della donna nella società. Che ci piaccia o no, tutte noi dobbiamo qualcosa a queste donne.

trenino



... dedicato anche alle donne della Valdichaina, in particolare a quelle di Sinalunga, e dintorni, che con il “trenino” delle cinque partivano dalla nostra stazione per il lavoro, per l’autonomia, per la speranza di una vita migliore...







leboleLa fabbrica delle donne 8 marzo, il teatro ricorda la Lebole
Repubblica — 06 marzo 2009 (ROBERTO INCERTI)
L' attrice Alessandra Bedino non ha dubbi: «La maniera migliore per celebrare l'8 marzo è fare uno spettacolo sulla Lebole, che nell' aretino, dal ' 58 al 2002 - quando chiuse per la crisi che travolse il settore dell' abbigliamento - è stata la fabbrica delle donne.
Le "leboline" rappresentavano l' 80% della classe operaia in quel luogo di lavoro che era allo stesso tempo emancipazione e nuova schiavitù». Diventa un segnale politico mettere in scena per la festa della donna una storia drammaticamente attuale intitolata proprio così, La fabbrica delle donne: dove si parla di disoccupazione, di precaria sicurezza nei luoghi di lavoro, di giovani che hanno lavori saltuari e poche speranze per il futuro. Abbiamo visto ieri sera l'anteprima ad Empoli, alla sala "Il Momento". In platea c' erano tante ex operaie della Lebole che anche ad Empoli aveva una sede. [...] «Con me ha collaborato al testo Adriana Sensi che per trent' anni ha lavorato alla Lebole - spiega la Bedino- Alla fine dell' anteprima siè commossa, mi ha detto: lo spettacolo è straordinario. La Lebole è stata per decenni la nostra famiglia, una scuola di vita».
Per tante signore che adesso hanno dai 60 ai 70 anni la Lebole è stata il posto delle fragole, il luogo della gioventù. «Nonostante la rabbia per il lavoro perso, per la chiusura, nessuna di loro odia la ditta, anzi la rimpiange. Accade come per gli uomini anziani che ripensano al loro servizio militare come l' età più bella, come l' irripetibile tempo delle mele. La Lebole per tante ragazze-operaie toscane è stata una gioia e una delusione, magari vissuta con i pugni in tasca. Certo è che grazie a questa ditta tante ragazze si sono affacciate alla vita sociale della città attraverso il lavoro». Lo spettacolo ha una scenografia semplice, un po' una stanza di un anonimo condominio, un po' una fabbrica dove la classe operaia sogna di andare in paradiso. Alessandra Bedino è una donna non più giovane, che sogna - il giorno dopo la chiusura - di entrare di nascosto nella fabbrica. «Vuole farci un ultimo giro e dirle addio: in questi luoghi fatiscenti e vuoti ha trascorso tutta al vi ta. Quella notte sarà un viaggio nella memoria fra sogni, speranze, conquiste, delusioni. «Le leboline - spiega ancora l'attrice - sono rimaste molto legate fra loro: ancora oggi si ritrovano per azioni di solidarietà e molte sono entrate a far parte di un battagliero sindacato di pensionati. Fra loro ricorre sempre un a frase, detta magari dopo l' ultimo caffè della giornata: lo sai perché è chiusa la Lebole? Perché s' era tutte donne, se eravamo uomini gli era diverso».
L' azienda aretina chiusa nel 2002 simbolo di emancipazione per una generazione di donne.

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