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anno XXII, n.1, settembre 2010
"Il Conveto di Poggio Baldino"
Testi Dominga Bianchini, Ariano Guastaldi, Crisostomo Jarosław Fryc, Laura Martini, Lucia Mazzetti
Fotografie: Ariano Guastaldi
Pagine 112 + copertina. Bianco Nero su carta opaca, Brossura filo refe.
Presentazioni:
Sono lieto di poter presentare questa pubblicazione, voluta e realizzata dall'Amministrazione comunale di Sinalunga, alla quale va il mio grazie sentito. Senz'altro questo sussidio aiuterà a ridare importanza al complesso del convento di San Bernardino sottolineandone i pregi artistici e storici che custodisce.
Il convento e il santuario mariano che dall'alto di Poggio Baldino guardano Sinalunga e la Chiana, custodisce in sé come scrigno prezioso varie opere d'arte, tesoro della memoria trasmessaci da coloro che ci hanno preceduto come vita vissuta intessuta di devozione, cultura, arte e fede.
Fin dal primo insediamento nel 1449 con Giovanni da Capestrano, quando fu costruito il primo nucleo del convento, e successivamente nel 1597 è sempre stata una presenza del tutto particolare quella dei Francescani a Sinalunga, frutto di Riforme, cioè del desiderio da parte di alcuni seguaci del santo di Assisi di ritornare a quella regolare osservanza, a quell'intuizione originaria così come San Francesco l'aveva vissuta e trasmessa ai suoi frati.
La presenza dei frati attraversa e cuce nel passaggio di questi quasi sei secoli, la popolazione e il suo territorio, garantendone l'autenticità di tutto quanto è stato detto e fatto, come Verità che ha sanato, guarito, dato speranza e accompagnato le vicissitudini degli uomini e delle donne di questa terra.
Fr. Paolo Fantaccini, Ministro Provinciale
Firenze, 29 luglio 2010
Segno di interesse attento a comprendere la ricchezza del proprio territorio e a farlo conoscere come valore da scoprire, amare e custodire… esce questo Quaderno Sinalunghese che torna ad occuparsi del Convento di San Bernardino e della Chiesa-Santuario Madonna del Rifugio.
È un momento difficile nella nostra società, dove molti sono tentati di "tirare i remi in barca" e sembra che certi impegni non attecchiscano e che chi se ne occupa si perda in nostalgie o butti il tempo…
Credo invece che, proprio per questa superficie dura e arida, bisogni seminare scavando più profondo e a questi livelli appartengono la storia, la bellezza, la religiosità, la fede, le relazioni umane vere, la dedizione a idealità più alte del solo tornaconto personale o della redditività economica.
Anche il Convento di san Bernardino e il Santuario vivono questi tempi e non mancano le difficoltà, ma vi sono anche elementi di sicurezza e di speranza: nella continuità con i cari frati minori della Provincia Toscana, (che hanno dovuto lasciare per limiti di età e ai quali va tutta la mia gratitudine e quella della nostra Chiesa locale) sono presenti da circa un anno alcuni francescani provenienti dalla Polonia che, con forze più giovani e dedizione costante, stanno creando attenzione, ascolto, impegno spirituale.
Anche questo Quaderno allora potrà contribuire a manifestare e "consegnare" il valore di tale luogo e la collaborazione tra impegno editoriale e pastorale sarà un servizio utilissimo al Santuario stesso, a Sinalunga e alla Valdichiana e si allargherà a quanti avranno la fortuna-grazia di salire a questa splendida collina.
L'augurio è che ciò serva a una crescita spirituale e cristiana anche per tutta la Diocesi, che da anni lo ha dichiarato suo "santuario mariano" e che, in accordo con i frati, vorrebbe porre sempre più nella maggiore conoscenza e nel giusto valore figure d'arte (l'architettura, le opere…) e di santità (fra Pellegrino…).
All'ammirazione per la bellezza del Quaderno si unisce la gratitudine per quanti, con impegno davvero personale notevole, vi si sono dedicati.
Rodolfo Cetoloni, vescovo
Montepulciano, 8 settembre 2010
Nel marzo 2008 ho avuto l'onore di rappresentare il Comune di Sinalunga alla cerimonia di restituzione alla chiesa del Convento di San Bernardino del trittico di Sano di Pietro raffigurante la Madonna col Bambino e i Santi Gerolamo e Francesco, trafugato nel marzo del 1971, e recuperato dal Comando dei Carabinieri Tutela del Patrimonio Culturale negli Stati Uniti.
Questa mia breve introduzione ad un nuovo lavoro dedicato alla storia del Convento di Poggio Baldino, non può che prendere spunto da quell'evento così importante e partecipato, perché segna ancora una volta il legame della comunità sinalunghese con questo luogo ed al contempo conferma il valore dell'impegno del Comando Carabinieri per la Tutela del patrimonio e come nel tempo il loro intervento, nel recupero di pregiatissime opere d'arte del nostro Paese, si è fatto sempre più puntuale ed incisivo.
E dunque da queste pagine voglio rinnovare il ringraziamento all'Arma dei Carabinieri a nome dell'Amministrazione Comunale e dei sinalunghesi tutti.
Preziosa è stata, anche in quel contesto, la collaborazione scientifica garantita dalla dottoressa Laura Martini, della Soprintendenza per i Beni Artistici, Storici ed Etnoantropologici per le province di Siena e Grosseto, che ha curato lo studio ed ha contribuito al progetto di restauro del trittico del pittore senese restituto alla sua dimora.
Nel lasciarvi alla lettura dei contributi raccolti, il mio particolare ringraziamento va anche alla Provincia Toscana dei Frati minori di San Francesco ed ai religiosi presenti al Convento di Poggio Baldino, da sempre custodi e riferimento spirituale per la comunità locale.
Maurizio Botarelli, Sindaco del Comune di Sinalunga
• Dalla presentazione: ottobre 20010 >
anno XXII, n.1, setembre 2011
"L'Amorosa ed il paesaggio collinare"
Testi: Ariano Guastaldi e Lucia Mazzetti
Translation: P.B. Garvin
Fotografie: Ariano Guastaldi
Pagine 120 + copertina. Bianco Nero su carta opaca, Brossura filo refe.
Monografia riguardante l'antica fattoria dell'Amorosa contestualizzata nel paesaggio circostante
Dalla sezione introduttiva:
Il paesaggio toscano, da secoli celebrato per la sua bellezza e tipicità; continuamente riscoperto da artisti, viaggiatori e poeti; sempre più usato per rafforzare concetti di bellezza, eleganza e tranquillità; deve tutto o quasi al lavoro dell'uomo. Salvo rare eccezioni, infatti, non presenta elementi naturali fuori dalla norma. In molti casi, l'oggetto di questa pubblicazione ne è un esempio, offre un andamento assolutamente normale, una serie di colline, non particolarmente pronunciate, che dividono due valli non molto estese. La differenza con tutti gli altri paesaggi l'hanno fatta i nostri antenati.
L'uomo ha modificato l'intero pianeta e continua a farlo, nel bene e nel male, spesso senza accorgersi dei cambiamenti che produce. Solo di recente ci siamo accorti, ma non tutti, che esiste il paesaggio. È del 20 ottobre 2000, infatti, la "Convenzione europea del Paesaggio", firmata a Firenze, in occasione del Congresso dei Poteri Locali e Regionali del Consiglio d'Europa, nella quale si legge tra l'altro «Persuasi che il paesaggio rappresenta un elemento chiave del benessere individuale e sociale, e che la sua salvaguardia, la sua gestione e la sua pianificazione comportano diritti e responsabilità per ciascun individuo».
Se il nostro paesaggio presenta quelle caratteristiche che tutti gli riconoscono, è perché è stato costruito come un'opera d'arte. Per secoli un intero popolo ha curato, con lo stesso amore, il disegno dei campi; l'architettura delle ville di campagna, dei casali, delle pievi, dei conventi, dei paesi e delle città; i dettagli degli affreschi e delle tavole d'altare. Una sorta di gara che ha visto da una parte gli artisti, in particolar modo i pittori, enfatizzare le bellezze della campagna e, dall'altra, i contadini che si costruivano i loro paesaggi rurali come se non avessero avuto altra preoccupazione che la bellezza.
[...] Per lo sviluppo del volume faremo ampio uso della fotografia, non solo come elemento a corredo del testo, ma anche come linguaggio proprio. Sul concetto del linguaggio fotografico c'è un'intera letteratura che ne parla, e quindi riteniamo di non dover aggiungere altro. Ci limiteremo a citare il filosofo tedesco Walter Benjamin, il quale, agli inizi del Novecento, sosteneva che «non colui che ignora l'alfabeto, bensì colui che ignora la fotografia sarà l'analfabeta del futuro». Aggiungiamo un pensiero attribuito ad Andy Warhol, sicuramente il più fuori luogo in un libro di paesaggio e forse, proprio per questo, il più adatto ad esprimere il concetto della documentazione fondamentale per questa realizzazione: «la cosa migliore di una fotografia è che non cambia mai, anche quando le persone in essa lo fanno».
Terminiamo queste note introduttive con alcune riflessioni riguardo alla fotografia di paesaggio. E per far ciò utilizzeremo un solo esempio: il più classico, il più noto, il più pertinente e, in ultima analisi, quello che meglio si presta ad esprimere il nostro pensiero a riguardo. Perché se è vero, come sosteneva lo stesso autore dell'esempio, che «la fotografia è come una barzelletta, se la devi spiegare vuol dire che non è riuscita bene»; tuttavia, parlando prima del tipo di linguaggio che si intende usare, la lettura dovrebbe risultare più agevole [...]
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