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Collana "Quaderni Sinalunghesi"
Periodici di storia e cultura locale editi a cura della Biblioteca Comunale di Sinalunga

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anno IX, n.1, giugno 1998

qs9-1"Battisteri paleocristiani del territorio di Sinalunga"
Alfredo Maroni.
Fotografie: Ariano Guastaldi.
Pagine 64 + copertina. Brossura, filo refe.
Don Alfredo Maroni, studioso e conoscitore tra i più attenti ed appassionati della storia religiosa di questi territori, ha dedicato questo suo studio alle antiche Pievi presenti nel territorio del Comune di Sinalunga.
Nella prima parte vengono analizzati importanti fonti e documenti che, secondo la teoria di Don Alfredo, aprono ipotesi nuove, diverse e particolarmente interessanti sulla storia del nostro territorio.
La seconda parte contiene anche un ricco apparato fotografico che accompagna lo studio e ci guida in una sorta di itinerario attraverso Pievi e paesaggi anche oltre il territorio di Sinalunga.

"Quando abbiamo aderito al progetto I Luoghi della Fede pensavamo di riscoprire i luoghi che abbiamo sempre sotto gli occhi: una “spolveratina” per sentirli più nostri, più appartenenti alla nostra storia, ma non avremmo mai pensato che fosse un’avventura meravigliosa quale quella di entrare in punta di piedi attraverso il tempo e “rovistare” curiosi nella storia.
Dopo l’evento 1997, che ci ha visti alla scoperta di Scrofiano: le chiese l’arte, la storia “del mistero che avvolge questo paese”, come ha ben scritto il suo Parroco Don Mauro Franci, quest’anno ci siamo posti un altro obiettivo ambizioso: un approfondimento dedicato alla pieve romanica di S. Pietro ad Mensulas, alla sua complessa storia unita al più antico Battistero di S. Chiesa Madre ad Mensulas, al ruolo avuto tra le Pievi contese nella disputa tra i Vescovi di Siena e Arezzo, protrattasi dal 650 al 1220.
La consapevolezza che questo fosse un compito arduo era in noi ben presente, ma la generosa disponibilità di Don Alfredo Maroni, studioso e conoscitore tra i più attenti ed appassionati della storia religiosa di questi territori, hanno invece consentito di proporre ai nostri lettori pagine ricche di preziose informazioni.
Nella prima parte vengono analizzati importanti fonti e documenti che, secondo la teoria di Don Alfredo, aprono ipotesi nuove, diverse e particolarmente interessanti sulla storia antica, religiosa e non, del nostro territorio.
La seconda parte contiene anche un ricco apparato fotografico che accompagna lo studio di Don Alfredo e ci guida in una sorta di itinerario attraverso Pievi e paesaggi anche oltre il territorio di Sinalunga, a conferma della validità dell’obiettivo del progetto regionale dei Luoghi della Fede definiti come un vero e proprio “museo diffuso nel territorio”.
Ma Don Alfredo Maroni è anche, non lo dimentichiamo, un nostro concittadino e la sua preziosa collaborazione è un’ulteriore testimonianza del forte legame con il suo paese, anche se l’importante ruolo che ha assunto nella comunità religiosa lo porta sempre più spesso lontano da qui. A lui va, dunque, il nostro sincero ringraziamento per averci consentito di perseguire le finalità del progetto regionale anche oltre il nostro Comune, allargando lo sguardo dalla Valdichiana alla Val d’Orcia, al Chianti, in un continuo di suggestioni ed incantamenti, alla ricerca di profonde radici e lontani ricordi ancora vivi nella nostra bella Toscana.
Un pensiero particolare lo dobbiamo al Pievano di San Pietro ad Mensulas Mons. Amedeo Batignani che, sostenuto in questi ultimi anni dalla giovane “fede” di Don Roberto Malpelo, tanto amore ed impegno ha dedicato alla “nostra Pieve” ed alla sua gente con indiscussa disponibilità.
Il Sindaco, Adriano Fierli
L’Assessore alla Cultura Dora Casuccio [...]"


itinerario attraverso Pievi e paesaggi >.



anno IX, n.2, dicembre 1998

qs9-2"Sinalunga: fonti storico-naturalistiche del territorio comunale"
Riedizione aggiornata dei quaderni: n.1 dicembre 1989 e n. 2 dicembre 1992. - Redaz.
Pagine 32 + copertina. Confezione punto metallico a sella.
Questo "Quaderno" è la riedizione di due numeri già da tempo esauriti: il n.1, anno I, del dicembre 1989 "Se debba scriversi Asinalunga" documenti e notizie sull’origine del nome di Sinalunga" ed il n. 2, anno III del dicembre 1992 "Miscellanea di fonti storico-ambientali del Comune di Sinalunga".
Questo "Quaderno" è la riedizione di due numeri già da tempo esauriti: il n.1, anno I, del dicembre 1989 "Se debba scriversi Asinalunga" documenti e notizie sull’origine del nome di Sinalunga" ed il n. 2, anno III del dicembre 1992 "Miscellanea di fonti storico-ambientali del Comune di Sinalunga".
L’idea di accorpare i due numeri è stata essenzialmente dettata dalla necessità di avere in una sola pubblicazione buona parte delle fonti documentali indispensabile per lo studio storico del territorio. Rispetto alle due precedenti pubblicazioni, il Quaderno contiene nuove notizie e documenti.
"L’occasione di questa riedizione ci permette di fare chiarezza, prima che se ne perda traccia, sulla numerazione dei primi Quaderni Sinalunghesi che ha generato alcuni problemi a chi ha cercato di raccoglierli cronologicamente.
Il primo Quaderno è del dicembre 1989 e porta come numerazione il nº1.
L’anno seguente fu deciso di proseguire le pubblicazioni avviando una collana per la quale si rendeva però necessaria la registrazione presso il Tribunale di Montepulciano. Nel mese di aprile era pronto per la stampa il Quaderno “Bettolle: spoglio documentale della mostra...” ma l’autorizzazione del Tribunale non era ancora disponibile. Fu deciso quindi di uscire con un numero zero in attesa di registrazione. Fu stampata la copertina con la dicitura “Anno I - nº0 - aprile 1990”, mentre la stampa dell’interno subiva un imprevisto ritardo. Nel frattempo giunse l’autorizzazione del Tribunale e all’interno dovettero essere stampate le diciture di legge e la numerazione “Anno I - nº1”.
Nel mese di dicembre dello stesso anno fu dato alle stampe il secondo Quaderno “Una guida di Scrofiano dei primi del secolo...” nella cui copertina era riportato “Anno I - nº3 - dicembre 1990”, ma non fu un errore, poiché era stato inizialmente previsto che i Quaderni dovessero essere delle dispense con numerazione progressiva. Il secondo quaderno, del primo anno di pubblicazione registrata, riportava in copertina il nº3 perché, in effetti, era la terza dispensa.
Agli inizi dell’anno seguente fu rivisto il programma della pubblicazione: la cadenza da quadrimestrale divenne semestrale e la collana assunse carattere monografico con numerazione progressiva per ogni anno di stampa. [...]"



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anno X, n.1, settembre 1999

qs10-1"Convento di San Bernardino: Ultima Cena e Restauri 1998-1999"
P. Fulgenzio, Roberto Longi, Laura Martini, Bruno Santi.
Pagine 32 + copertina. Confezione punto metallico a sella.
Il "Quaderno" documenta le fasi del complesso intervento di restauro, realizzato grazie allo sforzo congiunto e coordinato tra il Comune di Sinalunga e la Soprintendenza ai Beni Artistici e Storici della nostra Provincia, che ha portato al recupero del dipinto "L’Ultima Cena" e dell’affresco "Il Beato Bernardo Tolomei in Preghiera".

Dalla presentazione:
"L’anno domini 2000 è alle porte e si celebrerà il Giubileo. In questo fine millennio, in questo alternarsi di eventi, ora lieti, ora tristi, che formano il tessuto della vita umana, il cuore dell’uomo resta profondamente turbato e prova un senso di smarrimento. Certi valori sono calpestati, derisi e dissacrati e si respira un’aria di incertezza. Il percorso che abbiamo intrapreso nell’aderire fin dal suo avvio nel 1995 al progetto regionale “I Luoghi della Fede”, ci ha portati invece sempre più alla scoperta di opere d’arte “preziose” non solo dal punto di vista artistico, ma anche perché sono testimonianza di quei valori dell’uomo che si tramandano di secolo in secolo.
Il Comune e la Soprintendenza hanno così coordinato i propri interventi, e le risorse necessarie per garantire il recupero del dipinto “l’Ultima Cena” e dell’affresco “il Beato Bernardo Tolomei in preghiera” che fanno parte di un patrimonio caro alla nostra comunità e testimoniano la venerazione che il popolo di Sinalunga ha sempre avuto per il convento di S. Bernardino e l’Immagine di Maria Santissima del Rifugio.
Grazie ai Frati e alle Suore del convento di S. Bernardino che continuano a custodire con devozione le opere d’arte e a mantenere vivo e inalterato questo “piccolo grande centro di fede.
L’Assessore alla Cultura, Dora Casuccio"

Bruno Santi, "Per due restauri a Sinalunga" >

Roberto Longi, "L’Ultima Cena del convento di San Bernardino a Sinalunga">


Laura Martini, Francesco Canini "Ultima Cena" >


 

anno X, n.2, dicembre 1999

qs10"Decennale Quaderni Sinalunghesi: numero speciale calendario 2000"
Redaz.
In occasione del decennale viene realizzato un calendario con le immagini più significative tratte dai quaderni pubblicati.



qs10




anno XI, n.1, giugno 2000


qs11"Sinalunga e le strade romane tra Chiusi e Firenze
Alfredo Maroni, Gabriele Ciacci.
Fotografie Ariano Guastaldi.
Pagine 48 + copertina. Brossura, filo refe.
Il saggio di Don Alfredo Maroni affronta il tema dell’antica viabilità di origine romana di questo territorio e dei collegamenti con le province limitrofe.
L’analisi di significative fonti consente all’autore di formulare ulteriori teorie oltre a quelle già contenute nell’ormai famoso testo "Prime comunità cristiane e strade romane nei territori di Arezzo, Siena, Chiusi" che confermano l’importanza della rete viaria per lo sviluppo del territorio e di approfondire le ipotesi sull’antica ubicazione di Sinalunga.
La pubblicazione è arricchita anche dal contributo tratto dalla tesi di laurea del Dott. Geol. Gabriele Ciacci dal titolo "Indagini geofisiche a fini archeologici nel tratto La Fratta-Le Gore".

Maroni >

 

 

anno XII, n.1, giugno 2001

qs12"La Real Fattoria di Bettolle"
Dora Bassi, Ariano Guastaldi, Lucia Mazzetti.
Pagine 96 + copertina. Brossura, filo refe.
La pubblicazione è incentrata sulla ricostruzione delle vicende storiche più significative che hanno visto la "Fattoria di Bettolle" quale parte del patrimonio mediceo prima, della Religione di Santo Stefano poi ed infine dell’Amministrazione granducale. Le vicende particolari si collocano nel più vasto contesto degli interventi di bonifica della Valdichiana che, attraverso alterni momenti, trovano la loro definitiva soluzione nelle scelte illuminate di Pietro Leopoldo e dei suo tecnici, primo fra tutti il Fossombroni.
Il Quaderno è arricchito da un vasto apparato iconografico che documenta l’architettura rurale della nostra zona, il sistema dei poderi della Fattoria e la storia sociale che a questo sistema fa riferimento.

Dalla presentazione del Sindaco Adriano Fierli:
"
Ancora un appuntamento con i “Quaderni Sinalunghesi” per continuare a dipanare insieme a voi quel filo della memoria che ci consente di curiosare nel tempo e nello spazio di questo nostro amato territorio.
La Real Fattoria di Bettolle ha rappresentato sicuramente uno di quei luoghi dove si sono concentrati eventi significativi, direi fondamentali, per comprendere l’attuale assetto di questa parte della Valdichiana. Non poteva mancare dunque una monografia che proponesse, nello stile che ormai caratterizza il nostro lavoro, uno scorcio della sua storia.
La documentazione fotografica che accompagna questo nuovo numero dei Quaderni Sinalunghesi, assume un rilievo particolare soprattutto nella seconda e terza parte. Si è cercato infatti di “fermare” con le immagini lo stato attuale di un patrimonio architettonico rurale che negli anni ha assunto per la Valdichiana un valore anche simbolico: i poderi della bonifica.
Di alcuni, grazie al contributo della dr.ssa Dora Bassi, possiamo proporre un’analisi più approfondita in quanto tratta dalla sua tesi di laurea, avente per oggetto appunto uno studio sulla Fattoria di Bettolle. Per i molti altri, invece, la documentazione fotografica che abbiamo raccolto rappresenta ad oggi una sorta di primo censimento; chissà che qualcuno dei nostri giovani non si lasci prendere da altrettanto interesse e segua l’encomiabile esempio della dr.ssa Bassi e ci possa aiutare in futuro ad arricchire ulteriormente la nostra indagine.
Da parte mia è doveroso un particolare ringraziamento ai proprietari della Fattoria di Bettolle che, con rinnovata cortesia e grande disponibilità, hanno reso possibili le nostre “incursioni” nell’azienda per raccogliere le molte testimonianze che vanno a costituire questo nuovo Quaderno."

Libretto colonico del 1904 >


La fattoria di Bettolle nell’Anno 1784 >


Dora Bassi - Il Palazzo e le case della Fattoria >

 

 

anno XIII, n.1, aprile 2002

qs13-1"Teatro Ciro Pinsuti - le origini ed il restauro"
Testi: Loris Barneschi, Antonio Balsimelli, Guido Gori, Ariano Guastaldi, Lucia Mazzetti, Claudia Messina, Claudio Messina, Gianni Miglietta, Marcello Pasquini.
Fotografie: Andrea Fuccelli, Ariano Guastaldi.
Pagine 96 + copertina. Brossura, filo refe.
Il Quaderno, ampiamente illustrato, è la documentazione di tutti gli interventi di restauro relazionati in prima persona da coloro che ne hanno avuto parte. Nella pagine iniziali la storia dettagliata del complesso teatrale: vicende costruttive, attività, restauri...

Dalla Presentazione del Sindaco Adriano Fierli:
"Il Teatro “Ciro Pinsuti” diviene patrimonio del Comune di Sinalunga nel 1989. Il Consiglio Comunale infatti, con deliberazione n. 152 dell’8. 6. 1989, approvò l’acquisizione della struttura teatrale di proprietà dell’Accademia degli Smantellati di Sinalunga, ed ormai chiusa al pubblico poiché non più agibile.
Da allora l’Amministrazione Comunale non poteva certo sottrarsi all’impegno di inserire tra i programmi amministrativi la progettazione della totale ristrutturazione del teatro settecentesco, il suo recupero funzionale rispetto alle norme nel tempo intervenute in materia di sicurezza degli impianti ed in generale il restauro di un bene assoggettato ai vincoli normativi riservati agli immobili “notificati” in quanto beni di particolare rilievo storico-architettonico.
Credo sia giusto, ancora oggi ad intervento concluso, ricordare il significato di quell’atto del Consiglio Comunale di Sinalunga. Da allora infatti il Teatro “Ciro Pinsuti”, le cui origini sono quelle di una struttura privata, se pure utilizzata non solo per le finalità degli accademici ma anche per manifestazioni ed iniziative aperte al pubblico, è divenuto a pieno titolo “patrimonio pubblico” e dunque di tutta la comunità.
Ovviamente la storia del teatro e di come sia arrivato a noi non deve essere dimenticata, né tanto meno disconosciuta, poiché nel corso dei secoli ha ospitato e promosso una buona parte degli eventi artistici e culturali che hanno contribuito a rendere vivo il tessuto sociale del nostro paese. Oggi, dopo le tante e complesse procedure, nonché i consistenti oneri finanziari che si sono resi necessari per portare a compimento un completo intervento di restauro, recupero funzionale e messa a norma di tutti gli impianti, in una struttura peraltro soggetta a molteplici vincoli, il Teatro viene restituito alla comunità nel suo antico splendore ed ogni cittadino di Sinalunga deve sentirsi quindi protagonista ed artefice di questo evento.
Quale migliore luogo che non una monografia dei nostri “Quaderni Sinalunghesi” per ricostruire, se pur con una adeguata sintesi, sia le origini del teatro che la documentazione dei lavori di restauro.
Il significativo investimento in termini di risorse finanziare che è stato determinato proprio dalla globalità e complessità dei lavori da effettuare, è stato garantito per la gran parte con risorse a carico del bilancio comunale, integrate da un importante contributo riconosciuto dalla Fondazione del Monte dei Paschi di Siena.
Ma la responsabilità amministrativa assunta dall’Ente locale fin da quella deliberazione del 1989 non può esaurirsi adesso con l’ultimazione dei lavori, anzi diventa ancora più cogente proprio perché ora restituiamo alla nostra comunità una struttura di grande pregio ed interesse storico-architettonico, ma anche un “luogo di pubblico spettacolo”. La determinazione di gestire in forma diretta il Teatro Comunale rappresenta quindi un ulteriore impegno ed assunzione di responsabilità da parte della Pubblica Amministrazione rispetto ai cittadini tutti.
È proprio per questo che, prima ancora della fine dei lavori, abbiamo avviato le necessarie procedure amministrative affinché il Teatro Comunale “Ciro Pinsuti” fosse inserito nel Progetto regionale di “Sipario aperto”, il circuito dei piccoli teatri della Toscana, una rete di strutture che possono così coordinare ed ampliare le loro attività e, grazie all’intervento regionale, vedono garantite iniziative per la formazione del pubblico, peculiarmente quello giovanile, e soprattutto una maggiore visibilità attraverso una comunicazione esterna degli eventi che singolarmente ogni realtà non sarebbe certo in grado di promuovere.
Dopo una prima fase inaugurale che, grazie ad un ulteriore e specifico contributo della Fondazione del Monte dei Paschi di Siena, ci permette di festeggiare degnamente la riapertura del nostro Teatro attraverso l’organizzazione di una pluralità di eventi, la struttura, in relazione alla sua specificità, ai diversi spazi disponibili, alla capienza autorizzata, tornerà ad essere fruibile anche per iniziative che altri vorranno progettare, giustificando ulteriormente, se mai ce ne fosse bisogno, gli investimenti già attivati e quelli che saranno necessari annualmente.
Il prossimo futuro ci vede dunque fortemente impegnati per rendere possibile una programmazione e progettazione di eventi ed attività culturali, sicuramente diversificati, ma aperti alle più ampie collaborazioni, di istituzioni, enti, associazioni, gruppi, sia locali che a più alto livello, e di tutti coloro che ci vorranno supportare affinché il teatro venga vissuto non più passivamente, ma come un laboratorio di idee e proposte culturali che contribuiscano a rinsaldare i legami tra le generazioni che del Teatro “Ciro Pinsuti” hanno nostalgici ricordi di gioventù e quelle invece che hanno ancora tutto da costruire e sperimentare. Ognuno dovrà sentirsi accolto come nel salotto di casa propria.
"

Introduzione >

Restauro funzionale >


 

anno XIII, n.2, aprile 2002

qs13"Musica e musicisti al tempo di Ciro"
Marcello Cofini, Ariano Guastaldi, Lucia Mazzetti.
Pagine 64 + copertina. Brossura, filo refe.
La pubblicazione è dedicata al maestro e compositore sinalunghese Ciro Pinsuti ma presenta, allo stesso tempo, un'ampia documentazione dei musicisti e delle compagini musicali sinalunghesi del suo tempo.

Da l'Introduzione:

"La serie dei nostri “Quaderni Sinalunghesi” dedicata al Teatro e dintorni ha visto la sua prima pubblicazione “Progetto di restauro e inquadramento storico” nell’ormai lontano ottobre 1997 in occasione appunto della redazione del progetto esecutivo di restauro e recupero funzionale del teatro comunale “Ciro Pinsuti”.
Il secondo numero “Le origini ed il restauro” ha doverosamente documentato le tappe più significative dei complessi interventi strutturali ed architettonici che ci hanno permesso, il 6 aprile 2002, di restituire alla comunità di Sinalunga ed al patrimonio storico-architettonico un bene prezioso recuperato al suo antico splendore e reso al massimo della sua funzionalità.
Ed ora, con il teatro nuovamente aperto, siamo lieti di poter dedicare il terzo numero di questa serie al Maestro Ciro Pinsuti, che dal 1878 dà il nome al Teatro di Sinalunga.
Questa monografia però è stata anche l’occasione per la riscoperta di altri musicisti sinalunghesi meno noti, la cui opera è stato possibile ricostruire grazie alla competente collaborazione del Maestro Marcello Cofini.
Le notizie sul Maestro sinalunghese sono state recuperate da documenti conservati nell’Archivio Storico Comunale, da notizie e documenti trovati in alcuni siti web stranieri (Ciro Pinsuti infatti, dopo gli inizi italiani, ha lavorato molto nel mondo anglosassone), ma soprattutto grazie alla preziosa disponibilità della Sig.na Stefania Guazzini, che con dedizione sta garantendo continuità al significativo lavoro di recupero e conservazione dell’opera di Ciro Pinsuti avviato dal padre. Il generale Francesco Guazzini, infatti, in qualità di Accademico Smantellato, ha negli anni promosso importanti eventi intorno al Teatro ed all’opera del Pinsuti, collezionando sparititi, rassegne stampa ed altro ancora. Una memoria insostituibile, un pezzo di storia di Sinalunga che ci è stata gentilmente messa a disposizione per garantirne la divulgazione attraverso le pagine dei nostri Quaderni.
Alla famiglia Guazzini va dunque tutta la nostra riconoscenza ed un sincero ringraziamento.
Adriano Fierli, Sindaco del Comune di Sinalunga"

Ciro Pinsuti nota biografica >


Ciro Pinsuti parte 1 >


Altri musicisti >

 

anno XV, n.1, dicembre 2004

qs15"Pieve di San Pietro 'ad Mensulas"
Testi: Sergio Bianconcini, Ariano Guastaldi, Alfredo Maroni, Laura Martini, Lucia Mazzetti, Manlio Sodi -
Introduzione S.E. Mons Rodolfo Cetoloni.
Fotografie Ariano Guastaldi.
Pagine 120 + copertina. Brossura, filo refe.
Pubblicazione dedicata alla chiesa più antica del territorio. Oltre alle notizie storico-artistiche ed alla documentazione completa dei lavori di adeguamento della zona del Presbiterio, secondo la riforma liturgica voluta dal Concilio Vaticano II, contiene uno studio molto accurato sui primi Registri Battesimali della pieve fatto da don Alfredo Maroni. Grazie a questo prezioso studio è stato deciso il rifacimento completo del primo quaderno.

"Giunti al loro quindicesimo anno di edizione, i Quaderni Sinalunghesi rappresentano un appuntamento fisso e fanno ormai parte della tradizione culturale del nostro paese.
Fin dall’inizio queste pubblicazioni hanno trattato di luoghi e vicende del nostro territorio, permettendo di scoprire parti della storia e della cultura che rischiavano di essere ignorate o dimenticate.
Un progetto questo dei Quaderni Sinalunghesi che nel suo farsi è divenuto man mano sempre più ambizioso, sempre più attento al rigore scientifico della ricerca storica e bibliografica, grazie anche ai preziosi contributi tecnici di grande significato e rilevanza che si sono aggiunti negli anni.
Questo numero è dedicato alla Pieve di San Pietro “ad Mensulas”, un edificio che da sempre rappresenta il punto di incontro di un’intera comunità. È il luogo dove celebriamo i momenti più significativi della nostra vita, dove commemoriamo i nostri morti, ma anche il luogo dove, al di là degli aspetti religiosi, intere generazioni di giovani hanno trascorso e trascorrono, negli adiacenti spazi, i loro momenti di gioco e di incontro.
Già in precedenza la Pieve era stata oggetto uno dei Quaderni Sinalunghesi, ma sarebbe però riduttivo parlare di una ristampa, tanto e particolarmente ricco e approfondito è il materiale inedito, frutto di un lungo lavoro di ricerca reso possibile dalla qualificata collaborazione di don Alfredo Maroni, Laura Martini, don Manlio Sodi, Sergio Bianconcini e Ariano Guastaldi.
La pubblicazione di questo Quaderno esprime anche la volontà dell’attuale Amministrazione di proseguire il prestigioso lavoro svolto dalle precedenti Amministrazioni comunali, ed in particolare da Dora Casuccio, che per questo ringraziamo.
Vogliamo infine dedicare un ricordo a don Amedeo Batignani, recentemente scomparso, che alla “sua” Pieve ha rivolto pensieri, energie e risorse proprie, con la costanza e l’umiltà della sua persona e del suo operato, che un segno così tangibile ha lasciato tra di noi.
Il Sindaco Maurizio Botarelli
L’Assessore alla Cultura Paolo Padrini. [...]"

"L’attenzione alla propria storia e la cura di quanto il passato ci ha consegnato è un impegno vitale e fecondo. Lì stanno le nostre radici,
da cui continuare a trarre linfa per le sfide attuali.
I secoli scorrono e il tempo cambia modi e accenti, ma essi tentano sempre di esprimere i contenuti umani di ieri e di oggi. Per questo
bisogna ascoltare passato e presente, se vogliamo anche noi realizzare qualcosa che sappia di futuro.
Penso ai monumenti, alle chiese antiche, alle nostre Pievi, ai loro altari e alle espressioni artistiche scolpite nelle loro pietre...
Rimangono punti di incontro e di sosta anche lungo le strade dei nostri giorni; luoghi ove portiamo la nostra vita; angoli in cui nascondersi, pensare, riposare l’anima, pregare; altari su cui offrire il nostro pensare e il nostro lavorare e dai quali ricevere parole e vita.
Per questo ogni opera di restauro e di ristrutturazione è un’occasione intensa che coinvolge e suscita sentimenti di ricerca, proposta,
confronto, approfondimento.
Lo è stato il rifacimento del Presbiterio della Pieve ad Mensulas, che ora si offre al popolo di Dio come spazio nuovo per celebrare la
sua fede, incontrarsi, ascoltare e lodare, pregare sommessamente o cantare a piena voce al proprio Dio insieme ai fratelli.
Utilissimo quindi che attorno alla pietra-mensa dell’amore di Cristo e della sua comunità nasca questo nuovo ‘Quaderno’, che aiuta
a capire meglio e quindi ad amare di più ciò che ci è stato consegnato, per trarre gusto dalle cose belle e forza interiore per i nostri
giorni.
Rodolfo Cetoloni, vescovo di Montepulciano-Chiusi-Pienza"


Introduzione:

Un tema del resto molto attuale questo delle caratteristiche ambientali di un territorio che hanno determinato, e determinano ancora oggi, il vissuto della gente che lì si trova a vivere.
Molto lucida l’analisi di Vestrini «sulle paludi chianine» e di come queste talvolta causavano «... accrescimenti di popolo e di raccolte», altre invece riducevano «... a palude ciò che ora è coltivato ed asciutto; onde non mancherà a nostri posteri la stessa occupazione di far nuove colmante sopra le nostre, le quali peraltro non sono reprensibili, giacché anche parlando in comune anche con riflettere a i danni, ed eventi futuri, sono sempre vantaggiose al pubblico, ed a privati, che hanno il comodo di approfittarsene a loro vantaggio» (vd. infra pag. 107), come commentare queste parole... la tutela dell’ambiente è sempre stato un problema complesso!
Questi brevi flash su alcuni contenuti delle appendici che abbiamo riportato nel rinnovato “Quaderno” sulla Pieve, vogliono essere dunque un invito alla lettura di testi, che se pure non sempre agevoli, consentono di collocare le fonti che riguardano la Pieve di San Pietro ad Mensulas, in un contesto storico più ampio, che rimanda ad elementi di storia sociale ed economica che nel tempo hanno contribuito a caratterizzare questo territorio e la vita che vi si svolgeva.
Il secondo capitolo della rinnovata monografia sulla Pieve: Le Opere d’Arte, a firma di Laura Martini, funzionario della Soprintendenza ai Beni artistici e storici delle province di Siena e Grosseto, testimonia due circostanze importanti e convergenti delle quali era doveroso ed essenziale dar conto in questo lavoro.
Da un lato, ci preme ricordare la costante attenzione della nostra Soprintendenza alla salvaguardia e tutela del ricco e notevole patrimonio artistico custodito per la gran parte nelle chiese della nostra provincia, ed in particolare, l’impegno con il quale Laura Martini ed il Soprintendente Bruno Santi portano avanti una paziente azione di programmazione degli interventi di restauro delle opere d’arte, nell’ambito di un programma complesso e costoso che li ha visti sempre tenere viva l’attenzione anche al patrimonio artistico presente nel territorio comunale di Sinalunga.
Dall’altro, la dedizione con la quale, fino alla sua recente scomparsa, il pievano don Amedeo Batignani ha partecipato e favorito la programmazione e realizzazione degli interventi di restauro sui tesori della “Pieve”.
Le schede di documentazione e descrizione degli interventi più rilevanti, grazie alla sempre preziosa collaborazione di Laura Martini, sono state inserite nella presente monografia. L’apparato iconografico che accompagna il testo rende ancora più agevole l’attenzione ai particolari dei restauri ed alla bellezza delle opere.
Questo rinnovato Quaderno a più mani, ci consente di proporre all’attenzione dei nostri lettori un tema del tutto nuovo e mai analizzato sulla storia della Pieve. Ancora una volta dobbiamo per questo essere grati alla curiosità e competenza di don Alfredo Maroni, che ha “scoperto” presso l’archivio diocesano, dove sono custoditi esemplari di Libri parrocchiali, tra cui i primi registri di battesimi voluti da papa Pio ii per la “sua” diocesi di Pienza, come esempio e modello per le altre. Per nostra fortuna al volere del papa si uniformò il pievano di Pieve di Sinalunga, Angelo Tralci, essendo nella chiesa presente il “Fonte battesimale”, unico a quel tempo per le diverse comunità (cfr. Guastaldi infra, pag. 18 e 36, nota 13).
Don Alfredo ripercorre le vicende dei libri dei battesimi di Pieve nel loro susseguirsi, interrompersi e riprendere in un periodo che va dal 1550 al 1595.
Le trascrizioni dei battesimi riportate in questi manoscritti assumono ancora oggi un grande valore storico e sociale poiché riportano notizie particolarmente significative: il nome del bambino/bambina, la paternità (anche quella dubbia...), la maternità, i nomi dei padrini, sovente la loro provenienza e le loro professioni, alcune curiosità circa la nascita. Don Maroni propone puntuali osservazioni, interpretazioni, ipotesi di lettura e confronti, come ad esempio quello tra i cognomi di alcune famiglie, così come risultano riportati nelle registrazioni dei battesimi e quelli ancora presenti oggi in molte famiglie sinalunghesi.
Come i lettori potranno ben immaginare questi documenti risultano essere una sorta di “anagrafe” di quelle famiglie che hanno celebrato il battesimo dei bambini presso la Pieve in quel periodo tra il 1550 ed il 1595, una raccolta di dati importanti che fanno intravedere uno spaccato di vita, una sorta di istantanea che ferma il tempo in quegli anni. Dobbiamo per questo ancora una volta essere riconoscenti alla fruttuosa pazienza di Don Alfredo Maroni, che ci regala sempre la possibilità di cogliere, della storia di Sinalunga punti di vista insoliti e curiosi che nel caso dei libri dei battesimi meriterebbero sicuramente approfondimenti ed ulteriori indagini.
I contributi finali del Quaderno sulla Pieve di San Pietro ad Mensuals fanno riferimento ai recentissimi interventi di ristrutturazione ed adeguamento del Presbiterio della Chiesa, alle direttive del Concilio Ecumenico Vaticano ii ed alle conseguenti indicazioni della Commissione Episcopale per la Liturgia.
La complessità di questo intervento viene resa ai nostri lettori in queste pagine da due interventi che sono commentati, oltre che dagli esperti, anche dalla documentazione fotografica che ci mostra il nuovo volto della Pieve, diverso da quello che appare nelle immagini che accompagnano i contributi precedenti.
Siamo riusciti quindi, ampliando, come si dice “in corso d’opera” il progetto del nostro Quaderno, a riunire il passato ed il presente della storia di questo importante monumento, sia in termini artistici ed architettonici, che di testimonianza di culto e dunque di memoria di una parte della nostra Comunità.
La dotta consulenza del prof. don Manlio Sodi attraverso la sintesi del suo contributo ci guida nelle complesse motivazioni liturgiche che hanno determinato i lavori di adeguamento del presbiterio della Pieve, unite alla necessità di trovare un punto di equilibrio tra il rispetto dell’ambiente originario, le sue forme architettoniche e le mutate esigenze liturgiche e pastorali. Da sottolineare che il capitolo è accompagnato dalle immagini fotografiche che documentano il nuovo volto della Pieve, i particolari più significativi delle modifiche architettoniche e la liturgia officiata il 16 maggio 2004 in occasione della cerimonia di “dedicazione” dell’altare.
Per rendere testimonianza e memoria della Pieve “com’era”, abbiamo scelto di utilizzare nei primi capitoli del Quaderno l’apparato iconografico realizzato immediatamente prima dei lavori effettuati nella primavera 2004.
L’ultimo intervento che riportiamo è quello dell’architetto Sergio Bianconcini, progettista dei lavori di adeguamento dell’area presbiteriale, che ci permette di cogliere le implicazioni storico-architettoniche delle soluzioni adottate, anche grazie ad alcuni particolari dei disegni del suo lavoro e ad altri relativi a precedenti restauri.
Non solo questo però. L’architetto Bianconcini è infatti riuscito, grazie al suo tenace interessamento, ad acquisire un’importante documentazione custodita presso la Soprintendenza ai Beni ambientali della nostra provincia, ed a ricostruire una sintesi degli interventi ed adattamenti che si sono succeduti nella Pieve di San Pietro ad Mensulas, in particolare quelli effettuati nei primi anni del ’900. Grazie alla disponibilità e cortesia dei responsabili della Soprintendenza ai Beni ambientali, abbiamo potuto inserire in questo capitolo un ampio stralcio delle relazioni, dei disegni e dei progetti relativi a quei lavori, che peraltro non sono mai stati pubblicati e che testimoniano anch’essi momenti importanti nella storia della Pieve di San Pietro ad Mensulas.

Questo Quaderno ha avuto una genesi ed evoluzione del tutto diversa dai precedenti, poiché abbiamo avuto l’opportunità di integrare il progetto iniziale al di là di ogni nostra aspettativa.
Concludendo, se riflettiamo su quale possa essere una chiave di lettura che accomuna i singoli capitoli ed i diversi ed articolati interventi, riteniamo di avere la conferma che accanto alla storia con la “S” maiuscola, fatta di grandi eventi, importanti personaggi, date da ricordare, se abbiamo la pazienza e l’intelligenza di cercare, emerge anche lo spaccato di vita delle comunità, una storia con la “s” minuscola, che non si studia sui manuali scolastici, ma non per questo è meno importante, e forse ci appartiene ancora di più.
Della comunità della Pieve possiamo infatti, da queste pagine, tratteggiare alcune testimonianze significative: i ritrovamenti archeologici, uno spaccato di vita che riaffiora interessantissimo nel libro dei battesimi, i restauri del 1930, fino al lavoro ed all’impegno dei giorni nostri.
Ancor più che in altre esperienze editoriali, che abbiamo avuto il privilegio di curare, questo nuovo Quaderno sulla Pieve di San Pietro ad Mensulas non sarebbe stato possibile se non grazie alla grande disponibilità degli autori che hanno messo le loro competenze ed il loro tempo prezioso a servizio della nostra comunità, consentendo all’Amministrazione di proseguire in questo paziente lavoro di ricerca.

Buona lettura."








 
 


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