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Collana "Quaderni Sinalunghesi"
Periodici di storia e cultura locale editi a cura della Biblioteca Comunale di Sinalunga

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anno V, n.1, agosto 1994

qs5-1"Lateef Etawi interpreta Sano di Pietro"
Ariano Guastaldi, Laura Martini, Bruno Santi.
Formato A4. Pagine 24 + copertina. Conf. punto metallico a sella.
Parzialmente a colori, il Quaderno è il resoconto (essenzialmente per immagini) del lavoro di ricostruzione del trittico di Sano di Pietro, rubato dal convento di S. Bernardino e del quale resta solo un'immagine in bianco e nero, da parte da parte del pittore Lateef Etawi.
Il Quaderno contiene due interessantissimi contributi:
- Bruno Santi "Copie, repliche, derivazioni. L'artista tra creatività e iterazione"
- Laura Martini "Sano di Pietro, pittore dell' "Osservanza"








anno V, n.2, novembre 1994

qs5-2"50º anniversario della liberazione, 1944-1994;
Sinalunga 3 luglio 1994, Gattières 6,7,8, luglio 1994"

Redaz.
Formato A4. Pagine 36 autocopertinate. Stampa a colori. Conf. punto metallico a sella.
Numero speciale che documenta i festeggiamenti per il “50º anniversario della liberazione di Sinalunga.
Il Quaderno contiene anche un'appendice dedicata alla visita fatta da una delagazione sinalunghese a Gattières per rendere omaggio al concittadino Angelo Grassi morto in terra di Francia da partigiano.

"Sinalunga 3 luglio 1994 / Gattières 6-7-8 luglio 1994
In coerenza con la filosofia editoriale dei “Quaderni Sinalunghesi” che si prefigge la raccolta e la divulgazione degli eventi che hanno fatto e che fanno la storia della nostra Comunità, proponiamo in questo quaderno il resoconto della cerimonia, tenutasi in piazza Garibaldi, in occasione del 50º anniversario dalla liberazione nazi-fascista. Il quaderno si conclude con un’appendice dedicata alla manifestazione, che si è svolta nella cittadina francese di Gattières, in ricordo del sinalunghese Angelo Grassi, morto nel 1944 per la libertà dei popoli, alla quale ha partecipato una delegazione sinalunghese su invito della locale Amministrazione Comunale.
L’intento è duplice: da una parte si vuole ricordare un evento storico di importanza mondiale e, dall’altra, raccontare come, a cinquant’anni di distanza, Sinalunga ha rivissuto il ricordo della sua liberazione.
È stata scelta un’impostazione “visiva” piuttosto che scritta, perché documentare con parole una cerimonia carica di significati e di ricordi diversi, vissuti da persone diverse che hanno avuto in comune uno stesso ideale, sarebbe stato estremamente difficile. Raccontare sensazioni ci avrebbe portato, inevitabilmente, ad un resoconto personale e, come tale, assolutamente parziale. Ciò avrebbe fatto perdere valore al quaderno, contrapponendosi alle motivazioni che hanno dettato la celebrazione, e lo avrebbe ridotto a mero reportage di una manifestazione qualsiasi in una giornata qualsiasi. [...]"


anno VI, n.1, marzo 1995

qs6-1"Collegiata di S. Martino"
Andrea Fuccelli, Ariano Guastaldi, Lucia Mazzetti.
Formato A4. Pagine 32 + 4 di copertina in quadricromia. Conf. punto metallico a sella.
Quaderno realizzato in occasione del IV centenario della celebrazione della prima Messa in Collegiata. Affiancando alla documentazione iconografica e fotografica un’introduzione storica costruita sulle numerose fonti di Archivio, la pubblicazione rende noti gli elementi essenziali scaturenti dallo studio delle fonti bibliografiche, oltre che a proporre un percorso, quasi una visita guidata, attraverso le immagini.

"Forse qualcuno dei nostri lettori più attenti avrà pensato che nel corso di questi anni, nella scelta degli argomenti da inserire nella pubblicazione dei “Quaderni Sinalunghesi”, curata dalla Biblioteca di questo Comune, c’è stata, da parte nostra, una grave dimenticanza. Abbiamo infatti posato l’attenzione su alcune importanti testimonianze del patrimonio artistico ed architettonico del nostro Comune, occupandoci del Convento di S. Bernardino, della Pieve di S. Pietro ad Mensulas, dell’architettura delle case e ville degli anni della bonifica leopoldina, trascurando invece un monumento molto importante per la nostra Comunità: la Collegiata di Sinalunga, dedicata a S. Martino, patrono del Comune.
In realtà la nostra disattenzione aveva una motivazione ben precisa. proprio quest’anno si celebra infatti il IV centenario della fondazione della Collegiata ed in particolare, cosi come riportano varie fonti dell’Archivio della Collegiata e dell’Archivio Storico Comunale, la celebrazione della prima Messa risulta avvenuta il 25 marzo 1595. Uscire dunque con il primo numero 1995 (anno VI) della nostra pubblicazione, dedicandolo alla Collegiata di S. Martino, era un po’ come mettere la classica ciliegina sulla torta.
Le pagine che seguono uniscono, come armai nostra consuetudine, un’introduzione storica ad una documentazione iconografica e fotografica. L’intento rimane quello divulgativo delle precedenti edizioni che ci permette di render noti gli elementi essenziali scaturenti dallo studio delle fonti bibliografiche, oltre che proporre un percorso, quasi una visita guidata, attraverso le immagini. Ci auguriamo pero, fin da ora, di poter realizzare altre iniziative per celebrare degnamente questa ricorrenza, coinvolgendo altri Enti ed altre competenze oltre che un pubblico più vasto.[...]"

 

anno VI, n.2, dicembre 1995

qs6-2"L’Amorosa"
Andrea Fuccelli, Ariano Guastaldi, Roberto Longi, Carlo Padrini, Giulio Paolucci, mons. Iciclio Rossi.
Formato A4. Pagine 48 + copertina. Conf. punto metallico a sella.

Dall'introduzione di don Icilio Rossi:
"Intervenendo su “Quaderni Sinalunghesi” per dare un contributo alla pubblicazione sull’Amorosa, non posso che appellarmi all’affettuoso ricordo legato ai miei primi anni di Sacerdozio e poi alla lunga permanenza a Sinalunga.
Nella Bolla di erezione a Parrocchia dell’Amorosa del 13 febbraio 1835 dall’allora Vescovo di Pienza, Mons. Giacinto Lippi, si legge: “considerando che quanto più ristretti sono i limiti territoriali delle Parrocchie, tanto maggiore è il vantaggio spirituale dei popoli, perché così meglio assistiti dai loro pastori…”! Riflettendo su queste espressioni, ci accorgiamo quanto tutto questo sia stato vero per la comunità dell’Amorosa, piccola ma ricca della sua vita religiosa, dell’attaccamento alle tradizioni, della intensità di rapporti dei fedeli con il Parroco, con il “Marchese”, dei contadini fra loro.
Oggi viene data importanza alla parrocchia come agglomerato di persone nei termini quantitativi anche se ovviamente non solo quelli. Di fatto l’Amorosa è stata soppressa perché parrocchia troppo piccola. Al momento dell’erezione l’Amorosa era costituita da 16 poderi ma grande risultava la sua importanza e la risonanza per l’intensità di vita religiosa e dei rapporti umani sì da essere considerata, per tutto questo, importante e al pari di altre parrocchie. [...]



anno VII, n.1, dicembre 1996

qs7-1"La Fratta"
Ariano Guastaldi, Roberto Longi, Lucia Mazzetti, Felicia Rotundo, Bruno Santi.
Fotografie Ariano Guastaldi
Formato A4 Pagine 64 + copertina. Brossura, filo refe.
Attraverso un vasto apparato iconografico e documentario viene ricostruita la storia del Palazzo della Fratta e della vasta tenuta. Dopo aver analizzato le vicende storiche, architettoniche ed artistiche legate alle origini della fattoria, la monografia si conclude con il saggio "La Fratta nel sistema della Fattoria in Toscana" nel quale particolare spazio viene dedicato all’allevamento di una delle più antiche e pregevoli razze bovine italiane, la "chianina", per la quale la Fattoria fu una delle aziende scelta per la formazione dei primi nuclei di selezione.

"La Fratta sorge su quella che fu una delle più importanti strade dell’antica Roma: la via consolare Cassia e, più precisamente, a metà tra le mansio Manliana e ad Mensulas. Ancora oggi è possibile, dall’alto del poggio di S. Niccolò, individuare il tracciato della Cassia prendendo come sicuro riferimento la sottostante pieve di S. Pietro ad Mensulas (l’antica stazione ad mensulas appunto), e il poggio immediatamente a ridosso di Torrita (chiamato ancora oggi Poggio a Magliano con evidente riferimento alla mansio romana), ai piedi del quale era ubicata Manliana. Congiungendo i due punti e tenendo conto del luogo in cui furono rinvenuti alcuni anni fa resti di selciato, riemerge l’antica via consolare: il centro della Fratta sembra adattarsi perfettamente alla strada. In una mappa degli inizi del Settecento, conservata nell’Archivio comunale di Sinalunga, si rileva che la strada di accesso alla fattoria ricalcava ancora l’antica via romana che, superata la Fratta, proseguiva diritta verso il Santarello e la Pieve. I più anziani ricordano che i loro vecchi chiamavano il tratto di strada oltre il torrente Doccia la via di Roma. Nella stessa carta si vede il lungo viale di accesso alla villa. L’attuale strada di collegamento con la statale fu costruita solo verso la metà del 1800. [...]"

"La Fratta nel sistema della Fattoria in Toscana >"

 


anno VII, n.2, dicembre 1996

qs7-2"Farnetella"
Andrea Fuccelli, Ariano Guastaldi, Lucia Mazzetti.
Formato A4. Pagine 32 + copertina. Conf. punto metallico a sella.

Dalla presentazione del Sindaco Adriano Fierli:
"Pensando al progetto per la monografia su Farnetella, che ancora mancava nella collana dei Quaderni Sinalunghesi, pur in presenza del significativo lavoro di Adolfo Ferrari sulla storia e sullo Statuto del Castello di Farnetella (1901), anziché optare per una riedizione integrale come quella realizzata per l’analogo lavoro del Ferrari per il Castello di Rigomagno (Quaderni Sinalunghesi, Anno II, n. 2), abbiamo preferito offrire al lettore una più agevole pubblicazione.
Sempre un racconto organico, ma accompagnato da un ricco corredo iconografico costituito da immagini di alcune fonti e documenti, da significative testimonianze dell’architettura del Castello di Farnetella, da scorci e panorami suggestivi uniti ad una documentazione del presente, della gente e della vita di questo piccolo centro del nostro Comune. Questo perché il ‘continuum’ della vita quotidiana, e delle tradizioni è forse ancora più vivo nei piccoli centri che nelle realtà più grandi; alcuni flashes sono infatti dedicati anche al quotidiano ed alla gente di Farnetella. [...] "




anno VIII, n.1, giugno 1997

qs8-1"Scrofiano: le chiese, l’arte, la storia"
Marco Ciatti, Andrea Fuccelli, don Mauro Franci, Ariano Guastaldi, Roberto Longi, Lucia Mazzetti, Felicia Rotundo, Bruno Santi.
Pagine 80 + copertina. Brossura, filo refe.
Quaderno realizzato in occasione del Progetto "I luoghi della fede".

Dalla Presentazione:

"Le monografie di questa collana dedicate all’Amorosa (dicembre 1995) ed alla Fratta (settembre 1996) facevano già riferimento, in relazione alla Cappelle gentilizie delle due storiche fattorie, al Progetto regionale dei Luoghi della Fede, al quale l’Amministrazione Comunale di Sinalunga aveva aderito con entusiasmo fin dalla sua prima fase sperimentale del 1995.
Da quest’anno il Progetto diventa invece operativo e vedrà, fino al Giubileo del 2000, l’attivazione da parte della Regione Toscana, di Comuni e Province di documentazioni, proposte ed iniziative diversificate, ma con l’obiettivo comune di promuovere e valorizzare i Luoghi della Fede, in particolare quelli noti, come un vero e proprio “Museo diffuso” nell’intero territorio della nostra regione.
Il Progetto che ci vede impegnati in questo primo anno di attività pone l’attenzione su Scrofiano quale evento 1997. Questa piccola frazione del nostro Comune offre infatti testimonianze di opere d’arte, documenti, arredi sacri di particolare e pregiata fattura, una ricchezza quasi anomala per un borgo che, immerso tra boschi ed oliveti, può sembrare come appartato rispetto ai centri maggiori.
Abbiamo ritenuto dunque che fosse nostro precipuo compito documentare e far conoscere ad un pubblico più vasto le preziose suppellettili, le tele, gli affreschi e tutto ciò che ha fatto della Collegiata di Scrofiano, ma anche delle altre piccole chiese sparse nel paese e nella campagna, un piccolo autentico museo nel territorio, grazie alla sensibilità ed all’intervento paziente e tenace del parroco Don Muro Franci e dei suoi collaboratori.
Il nostro lavoro è stato infatti reso agevole dall’accogliente disponibilità di Don Mauro, sempre cordiale padrone di casa, e si è arricchito della rinnovata e, per noi, preziosa collaborazione del Soprintendente ai Beni artistici e storici di Siena e Grosseto, Dr. Bruno Santi, della Dr.ssa Felicia Rotundo della Soprintendenza ai Beni ambientali e architettonici di Siena e Grosseto e di Roberto Longi, i quali con il loro competente contributo hanno, ancora una volta, dimostrato interesse ed attenzione al nostro territorio.
Un ringraziamento particolare lo dobbiamo al Dr. Marco Ciatti dell’Opificio delle pietre dure di Firenze che ha trovato il tempo di occuparsi delle bellissime pianete della Collegiata di Scrofiano, che nessuno aveva ancora studiato.
Abbiamo voluto concludere con alcune note sulla Grande Festa che gli scrofianesi dedicano al loro Patrono San Biagio, perché è importante riconoscere come questa comunità sia ancora capace di coinvolgere le famiglie, la gente, dai nonni ai nipoti, in un “fare” che conferma la ricchezza di energie, di umanità e di amore per il proprio paese, elementi fondanti di quell’appartenenza ad un luogo, ad una storia, che è sicura garanzia per il futuro.
Com’è nella filosofia dei nostri “Quaderni” le immagini fotografiche accompagnano i lettori per apprezzare le puntuali notizie del testo e come a propiziare un itinerario che inserisce i Luoghi della Fede di Scrofiano in un contesto paesaggistico ed ambientale sicuramente suggestivo.
Il Sindaco - Adriano Fierli
L’Assessore alla Cultura - Dora Casuccio:

Dall'introduzione di don Mauro Franci:
"Pace a te che apri questo libretto.
Ti aiuterà a scoprire il mistero che avvolge questo paese. L’avevi visto da lontano, magari sfrecciando sulla Superstrada Siena-Bettolle, così come è: una chiocciola che ha drizzato i suoi occhi (una torre civica ed un campanile) per vigilare attenta nell’ampio spazio della fertile e laboriosa Valdichiana, stando però ben appiccicata alla sua colorata collina.
Con fatica sei arrivato alla “porta”, ti sei inerpicato e smarrito in un dedalo di viuzze e di inimmaginabili incroci, dove non si vedono macchine, solo nell’alto spicchi di cielo e intorno a te il colore dei fiori che illuminano finestre e portoni.
Ti sei trovato al “Sodello” in una mai tanto desiderata panchina dove ti raggiunge e ti placa il verde della “Foresta” o quello dei campi ben scanditi in gradoni.
La Torre ed il Campanile, che avevi visto ergersi con non addolcita protervia, sono misteriosamente scomparsi.
Per vederli, devi andare a cercarli.
A me è toccato in sorte (ma sorteggiato dal Buon Dio!) di vedere Scrofiano da lontano, da vicino e ora… da sotto il Campanile.
Il Campanile è la sorgente del Coro delle Campane, ma anche il segnale di una chiesa dove è vivente Colui che si è fatto parola e pane per te.
All’amore di Dio per noi è naturale una nostra risposta di amore per Lui.
L’amore è misterioso, non si vede. Lo svelano tanti segni. Una foto un fiore, un ricamo, un dono.
E dove si scopre e si sente l’amore c’è accoglienza e pace.
Sotto lo stesso Campanile anche tu puoi provare la gioia da me provata nel vedere, nel toccare, nell’ordinare quegli oggetti comprovanti la risposta d’amore degli Scrofianesi a Dio. E se sei un credente in Gesù Signore, non proverai solo la meraviglia che provano tutti, ma sentirai il bisogno di congratularti con questi fratelli e sentirti invitato a fare altrettante cose belle anche tu.
Gli autori di quanto qui troveremo scritto ci aiuteranno a scoprire un bene comune, il valore artistico, lo splendore del mistero che solo l’artista svela, legato ad ognuna di queste cose belle. Permetti a me di ricordarti che ogni oggetto ha un carico di amore: di chi l’ha fatto, di chi l’ha acquistato, di chi l’ha conservato, di chi l’ha adoprato e l’adopra anche oggi. E con le cose d’amore non si può scherzare.
È un mistero nel mistero d’un paese.
E il disvelarsi di un mistero è fonte di gioia.
È un brillare degli occhi.
I cari autori degli articoli ci sveleranno tante cose che non sappiamo, i fotografi ci lasceranno sotto gli occhi tante cose che non avremmo mai apprezzato, l’editore ci consegnerà (come in una teca) questi strumenti di indagine sempre pronti per nostre future operazioni.
Come mostrare la nostra profonda gratitudine agli autori, al fotografo, ai coordinatori, al Comune che tutto questo l’han voluto?
Credo che per loro, sia sufficiente leggere la gioia nei nostri occhi. Per me è certo. E ve lo dico con le parole di un poeta francese:
… accanto a me, brillate occhi toscani
dai dolci riflessi di cielo.
"

"La Mazza e la Festa straordinaria di S. Biagio" >




anno VIII, n.2, ottobre 1997

qs8-2"Teatro Comunale Ciro Pinsuti: progetto di restauro e inquadramento storico"
Vieri Franco Boccia, Ariano Guastaldi, Lucia Mazzetti.
Pagine 64 + copertina. Brossura, filo refe.
Primo Quaderno della serie programmata per il Teatro Comunale "Ciro Pinsuti.
Si compone di due parti:
"Inquadramento storico" di Lucia Mazzetti e Ariano Guastaldi
"Il progetto di restauro e riqualificazione funzionale..." di Vieri Franco Boccia

"Alla base dei programmi d’intervento di questi anni è la consapevolezza che uno degli elementi qualificanti l’azione amministrativa per il nostro Comune è quello di promuovere e realizzare interventi di politica culturale che possano interpretare le aspirazioni, i bisogni e le tradizioni della nostra comunità.
In questo momento uno dei più urgenti e rilevanti è senza dubbio rappresentato dal recupero del Teatro “Ciro Pinsuti”. Il Progetto esecutivo dei lavori di restauro è stato approvato dalla Giunta nel mese di luglio di questo 1997; il piano finanziario precedentemente approvato ci garantisce, con l’utilizzo di fondi del Bilancio Comunale e con l’assunzione di un mutuo con la Cassa Depositi e Prestiti, la copertura della spesa complessiva prevista (circa 3,5 miliardi).
Nello stesso momento in cui viene edita questa pubblicazione, sarà presentato ufficialmente il Progetto esecutivo stesso, e le procedure per l’appalto dei lavori avviate.
L’operazione di recupero e restauro è quindi iniziata. A questo punto, sia pur brevemente, vorrei ripercorrere i momenti più significativi che ci hanno portato ad oggi.
L’Amministrazione Comunale, per le motivazioni evidenziate, era giunta alla determinazione di acquistare il Teatro, già di proprietà dell’Accademia degli Smantellati di Sinalunga, quando ormai non poteva più essere utilizzato per manifestazioni ed iniziative poiché sprovvisto delle necessarie – prescritte – agibilità e permessi di Pubblica sicurezza. [...]"


"Progetto di restauro" >





 
 

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