bibliosinalunga

Collana "Quaderni Sinalunghesi"
Periodici di storia e cultura locale editi a cura della Biblioteca Comunale di Sinalunga

<INDIETRO


 
     
 


CIRO PINSUTI Nota Biografica

a cura di Enrico Formichi

[da: “Commemorazione Civile del Comm. Maestro Ciro Pinsuti nel Teatro Ciro Pinsuti di Sinalunga il giorno 10 aprile 1888 trigesimo della sua morte”,
Firenze tipografia
di G. Barbèra, 1888]




– Dai coniugi G. Battista Pinsuti, e M. Maddalena Formichi il dì 9 maggio 1828 nasceva Ciro. Il quale fino dai più teneri anni addimostrò intelligenza e trasporto non comune per la musica. Il padre che in questa nobil arte era maestro secondò le disposizioni del figlio impartendogli quella istruzione che per lui si potea maggiore; ed affidollo poi al suo intimo amico signor Piero Cerracchini dimorante per ragioni d’impiego nel limitrofo paese di Lucignano di Val di Chiana. Il Cerracchini sebbene di musica dilettante, pure ne era conoscitore profondo, e fu lieto sommamente di ricrearsi nelle ore che gli restavano libere, dedicandole alla istruzione del suo piccolo alunno ed amico, i cui progressi erano meravigliosi. Venendo spesso a Sinalunga soleva dire che in questa piazza svolazzano i Do e i Fa.
Nel carnevale del 1839-40 doveva aprirsi in Perugia il Teatro con musica; restava però a superarsi la difficoltà di trovare un primo violino dei secondi che in molti luoghi avevano cercato invano. Il signor Gabriele Bruschi, che per la sua diuturna dimora alla propria villa delle Carceri conosceva in questo istrumento la valentia del maestro Pinsuti, del quale era anche amico, pregollo di assumere quella parte che per compiacere all’amico accettò, e condusse seco il piccolo Ciro, il quale in diverse accademie di private società fu comunemente ammirato e lodato, e la sera del 7 marzo 1840 diede una pubblica accademia nel Civico Teatro di detta città.
Finita la stagione del carnevale determinò il maestro Pinsuti di recarsi a Roma conducendovi anche il figlio, e tra le molte, ebbe anche una commendatizia pel conte Savorelli dal quale e padre e figlio furono introdotti nelle conversazioni delle più cospicue famiglie romane che ormai facevano a gara per avere il piacere di sentire il pianoforte tanto maestrevolmente tasteggiato dalla piccola mano di Ciro, della cui prestanza musicale si parlava per tutta Roma, dopo l’accademia da esso data nella Sala della Filarmonica e che gli fruttò il non comune onore di essere ascritto come socio onorario all’Accademia di S. Cecilia in tanto tenera età.
Una tal sera e padre e figlio furono invitati alle sale del principe don Alessandro Torlonia ove conveniva il fiore dell’aristocrazia romana e straniera; ed il piccolo Professore, come allora chiamavanlo, fu, secondo il solito, invitato al pianoforte. Al sentire la mano maestra che superava difficoltà non comuni con speditezza e precisione inappuntabili, restando il suonatore invisibile, perché piccolo di età, piccolo di statura, molti dei nobili convenuti facevangli corona intorno al pianoforte, e tra questi eravi pure lord Enrico Drummond che rimasto come estatico durante l’armonia, questa terminata, si avvicinò al padre e gli fece le più sincere congratulazioni; e continuando poi la loro privata conversazione volle anche sapere se avrebbe mandato il figlio al Conservatorio di Napoli, per farlo perfezionare nella nobile carriera per la quale mostrava ottime disposizioni, ed il Pinsuti soggiunse che a tale spesa non avrebbe potuto sobbarcarsi. Il nobile Inglese disse che senza idea di fargli affronto, quando non avesse difficoltà di affidarglielo come figlio, avrebbe assunto sopra di sé l’incarico di farlo perfezionare in quella nobile arte, a condizione però di condurlo seco a Londra, ove gli avrebbe fatto da padre: in tutto e per tutto. Il Pinsuti colto così all’impensata non rifiutò, ma chiese due giorni di tempo a pensarvi sopra, trattandosi di cosa tanto delicata. Il primo a cui si rivolse per le necessarie informazioni, fu il principe Torlonia e per mezzo del conte Savorelli altre ne ebbe tutte concordi sulla onestà e illibatezza del cospicuo Lord ben conosciuto a Londra per la sua non comune filantropia, come per le sue ricchezze. Al giorno stabilito il Pinsuti non mancò al promesso convegno, e mentre si mostrava riconoscentissimo alla lusinghiera e filantropica proposta del nobilissimo Inglese, esitava né sapea risolversi a dire acconsento. Allora il signor Drummond che era molto conoscitore degli uomini disse al Pinsuti: «Conosco da che proviene la vostra titubanza; voi temete che vostro figlio venendo meco debba renunziare alla sua religione. Vivete tranquillo, non sarà il solo cattolico che io abbia in famiglia e vi dò la mia parola che sarà mantenuto ed istruito nella cattolica religione». Appianato tale ostacolo, fu Ciro portato a fare la conoscenza della nuova famiglia composta di due maschi e due femmine e la madre e vi si trattenne cinque giorni, dopo i quali ritornò in patria ad abbracciare la dilettissima madre e gli altri congiunti ed amici. Immediatamente dopo Pasqua fu accompagnato dal padre e dal fratello a Firenze, ove colla famiglia lo attendeva il suo protettore, che non volle nemmeno il piccolo corredo preparatogli in tutta fretta dalla famiglia, dicendo che a ciò era stato già pensato, e che Ciro essendo ormai suo figlio, tale rimarrebbe finché non gli avesse fatta conveniente posizione sociale.
E così fu infatti; perché in casa fu sempre trattato come figlio ed il M.R. signor Baldacconi di Siena cappellano alla Chiesa cattolica di Londra riferì come puntualmente il nobile Lord avesse mantenuta la data parola, quanto a religione.
Dopo cinque anni di permanenza a Londra, i maestri che dalla nuova famiglia erangli stati prescelti, dissero al suo mecenate che era tempo di mandar Ciro a perfezionarsi o sotto Meyerber in Germania, o sotto Rossini a Bologna.
Rimessa la scelta a Ciro, egli prescelse Rossini; e santa fu questa ispirazione, perché in quel genio immortale trovò davvero lo zelante maestro, l’amico sincero, che ultimati gli studi consigliollo a ritornare a Londra ove chiamavalo il suo protettore e la famiglia, e a non ritornare stabilmente in Italia finché la sua posizione non fosse assicurata. E Ciro ne segui puntualmente il consiglio ripartendo per l’Inghilterra nell’ottobre del 1848.
royalA Londra visse altri sei mesi colla famiglia del suo mecenate, occupandosi in componimenti, detti da camera; ma pregato e stimolato ad occuparsi in dar lezioni, ciascuna delle quali durava un’ora ed era ricompensata con una lira sterlina, perché ciascuno godesse della sua libertà, prese un quartierino per conto proprio, e dopo qualche anno venne in tal rinomanza come maestro in case signorili, che quantunque tenesse a sua disposizione la carrozza per economizzare il tempo, pure questo gli mancava talora anche per mangiare tra giorno, e nella notte si occupava delle sue composizioni che erano ricercatissime; onde più volte ebbemi a dire: «Credi, caro Enrico, che guadagnavo molto, ma la fatica era pure moltissima». Le diverse accademie musicali di Londra fecero a gara per averlo a capo, e tra queste l’Accademia Reale che lo nominò maestro di perfezionamento di canto; e nel 1871 per l’apertura della Esposizione gli fu affidato l’onorevole incarico di scrivere un Inno a sole voci come rappresentante l’Italia, insieme a Gounod rappresentante la Francia, Hiller la Germania, e Sullyvan l’Inghilterra. –

 

 

 

 

<INDIETRO