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Collana "Quaderni Sinalunghesi"
Periodici di storia e cultura locale editi a cura della Biblioteca Comunale di Sinalunga

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Dora Bassi

Il Palazzo e le Case della Fattoria di Bettolle

Nel xviii secolo le ville di campagna mutano aspetto e ruolo, cominciando ad assumere «notevole importanza come centri di investimento... nell’economia terriera, e come centri di riorganizzazione del paesaggio agrario in grandi aziende padronali»1.
Nascono perciò le Fattorie, nuove entità organiche con funzioni suddivise, dove diversi poderi sono unificati sotto un singolo centro amministrativo. I singoli poderi operano autonomamente ma dipendono, nell’ordinamento tecnico ed economico, da una comune gestione.
Di conseguenza la fattoria è un complesso fondiario di variabile estensione, composto da un certo numero di poderi provvisti del proprio fabbricato rurale, affidato ciascuno ad una famiglia contadina. Le singole economie poderali, «si muovono entro le linee di un’unica amministrazione e di un’unica direzione tecnica»2, che differenzia e coordina il lavoro e la produzione delle singole unità poderali. Nel comune interesse si procede agli acquisti e alle vendite; macchine agricole passano da un podere all’altro; insieme sono lavorati i primi prodotti delle colture e degli allevamenti e venduti poi allo stato finito.
La superficie dell’azienda, meno frequentemente, può essere per intero appoderata. Comunque non mancano mai le costruzioni tipiche della fattoria, quali l’abitazione del fattore, quelle del personale di direzione e amministrativo, gli uffici ed i magazzini dove vengono ammassati i prodotti delle singole unità poderali.
Nella prima metà dell’Ottocento, in Toscana, dei circa 50.000 poderi ivi presenti solo 12.000 erano inseriti in 1.000 fattorie. Dopo 100 anni i poderi sono raddoppiati e le fattorie quadruplicate: i poderi salgono a 44.000, ed il peso della fattoria nell’economia toscana passa dal 24% (del 1830) al 44% (del 1931)3.
Considerando le grandi fattorie del fondovalle chianino esse non possono essere definite, come dice il Giulj4, una semplice «unione di molti poderi». Presso la fattoria infatti vi sono alcune strutture accentrate che le sono proprie5.
In alcuni casi la Villa del padrone comprende il centro di direzione tecnico-amministrativa, circondata dagli ambienti a questa annessi. Altre volte la Villa padronale si trova semplicemente vicina ad una delle case coloniche della proprietà, senza le necessarie officine agrarie. Infatti molte delle fattorie chianine hanno poco rilievo dal punto di vista operativo e produttivo, ma svolgono piuttosto una funzione di raccolta e commercializzazione dei prodotti, con le dovute funzioni di carattere amministrativo e contabile.
Della Fattoria di Bettolle abbiamo alcune importanti descrizioni nel fondo Possessioni dell’Archivio di Stato di Firenze6, e quelle fatte da S.A.R. in occasione delle Sue visite in Valdichiana nel 1769 e nel 17787.
Da un documento dell’Archivio di Stato di Pisa8 si conferma che il numero dei poderi della Fattoria nel 1784 era di 24 come riferito dalla visita di S.A.R., ma nel 1793 furono acquistati altri 3 poderi9.
La discordanza nel numero dei poderi è però evidenziabile in altri documenti10. Da questi si ricava la seguente annotazione, limitatamente ai poderi della Fattoria: poderi 1º e 2º del Mulinaccio, podere della Bandita, podere di don Antonio, podere di Greppo, podere delle Capanne, poderi 1º e 2º delle Rose, podere di Belvedere, poderi 1º e 2º della Salciaia, poderi 1º, 2º e 3º della Via del Porto, podere della Foennella, podere del Butarone, poderi 1º e 2º della Pannellina.
Dall’esame delle piante del Catasto Toscano11 si evidenzia come ai suddetti possedimenti si siano poi aggiunti i poderi dell’Essesecco.
Le case coloniche della Fattoria esistenti verso la metà del Settecento appartengono già ad una architettura progettata e non spontanea, per la razionalità del loro impianto, per la proporzione volumetrica e la formula tipica delle costruzioni della Valdichiana (portico-scala-loggia) che sono una costante in tutte le costruzioni della fattoria. La presenza di loggiati è indubbiamente un’eredità dell’architettura urbana del Rinascimento, passata più tardi in Toscana12. Gli archi sono anche un sistema ingegnoso per realizzare un architrave, quindi un’apertura senza l’uso del ferro. Che sia stato questo lo scopo vero e non tanto il lato architettonico-estetico lo dimostrano tutti gli archi posti nelle stalle a forare i muri portanti per realizzare degli ambienti unici pur con interassi unici. Le case furono costruite o ristrutturate su progetto, come conferma l’ordinanza di Pietro Leopoldo del 1778 che obbligava ad indicare «per le case nuove da rifarsi, sulle colmate, dove e con quale disegno, ... e si fissino la spesa e la stima...»13.
A questa razionalità della funzione si aggiunge anche un’armonia di facciata caratterizzata da una rigorosa distribuzione delle forature che appaiono ritmiche e coassiali quando sovrapposte.
Se le case in seguito vengono ampliate e ristrutturate, ciò dipende dall’ordinanza di Pietro Leopoldo dopo la sua visita nel 1778 che impone tali modifiche14. Queste opere di ristrutturazione non erano soltanto relative a dei particolari, ma progettate per aggiungere nuove porzioni di fabbricati (con stanze stalle e cantine) allo scopo di aumentare la produttività della campagna ed incrementare l’allevamento dei bovini.
Le case rurali di nuova costruzione evidenziano come ci si trovi di fronte ad un’architettura progettata in modo da essere compiuta e definitiva. Questa «è il prodotto unitario di una cultura architettonica di origine urbana»15 attuata dagli Ingegneri e Architetti dello Scrittoio. Il carattere unitario strutturale suggerito dalla nuova struttura architettonica, si perde nelle case della Fattoria in ragione delle singole esigenze ambientali. Troviamo infatti differenti posizioni della scala, diversità planimetriche, incostante presenza di torre colombaia, loggia assente o tamponata, scala laterale o, più modernamente, centrale, presenza o assenza di marcapiano e marcadavanzale.
Le case coloniche sono tutte costruite con larghezza, senza risparmio di spazio né di materiale. I mattoni con cui erano costruite si facevano a mano, si essiccavano al sole e si cuocevano in forni a buca16. Nella Fattoria di Bettolle, fra i suoi dipendenti contadini c’era anche un dipendente mattonaio17. Per gli annessi troviamo spesso delle murature fatte, per risparmiare i mattoni, con filari di calcestruzzo fra due file di mattoni.
Circa la distribuzione dei vani osserviamo una buona razionalità strutturale. Sul fronte casa troviamo spesso il portico ad archi che funge da antistalla ed è un luogo coperto per fare lavori riparati ma all’esterno. La presenza costante del portico ripropone il tipo aretino della casa rurale. Le stalle sono quasi sempre dei locali unici la cui continuità è data dalla foratura dei muri portanti per mezzo di grandi archi, se ne trovano infatti di luce notevole18. Per far sì che gli archi esercitino meno spinta sui muri laterali perché ribassati si progettavano archi policentrici, a tre centri, in modo che quelli esterni fossero a tutto sesto. Archi a centro unico ma ribassati li troviamo soltanto dove, lateralmente, c’è il muro pieno che fa da contrafforte (facciata dell’Essesecco I e II). Le stalle sono tutte a pianterreno, sotto all’abitazione, ricordando la disposizione sovrapposta rustico-abitazione19.
Oltre al portico a piano terra, talvolta abbiamo due rampe di scale, una per parte, che con elegante simmetria disegnano l’accesso alle abitazioni al primo piano. Secondo i criteri della casa della bonifica le scale sono larghe, perché la loro funzione non è solo la salita al primo piano, ma anche quella di copertura ad un sottostante porcile o pollaio. Non segue questa fisionomia architettonica l’Essesecco per le ragioni espresse nella scheda che lo riguarda.
Per quanto riguarda le scale troviamo discordanza fra il progetto originario e stato attuale. Molte scale sono interne, ricordando il 7º tipo della classificazione del Biasutti20, altre esterne, ma ricavate nel corpo stesso dell’edificio, ricordando più propriamente il 5º tipo della stessa classificazione. Queste sfociano nella loggia (che oggi si presenta talvolta tamponata) che fa da anticamera alla cucina. La loggia spesso presenta archi ribassati a tre centri che hanno lo scopo di far più luce alla cucina che vi si affaccia.
La cucina è il vano più importante della casa, comunemente proprio chiamata “la casa” perché è il centro della vita domestica21. Di solito occupa due interassi della costruzione, tanto da essere lunga fino a dieci metri, ed ospita un grande focolare che è il luogo di aggregazione della famiglia.
Le stanze da letto sono tutte disimpegnate dalla cucina, e nelle case grandi e lunghe c’è spesso qualche stanza di passaggio.
Le case della fattoria di Bettolle dimostrano pertanto molta razionalità di costruzione, anche se alcune di esse risalgono ad epoca anteriore alla pubblicazione del classico trattato del Morozzi, e sono state certamente degli ottimi esempi da imitare. Perfino molti annessi sono costruiti con vera cura architettonica; anche se fatti a volte con strati di calcestruzzo, hanno spesso un grande arco sul fronte e sono anche timpanati sul prospetto. Ciò dimostra che le direttive dei lavori nelle case della Fattoria erano dettate da persone competenti e non da muratori improvvisati.

Il Palazzo di Fattoria, più propriamente definibile casa padronale, ed il vicino edificio comprendente gli uffici di Fattoria hanno subito nel tempo mutamenti architettonici che li hanno portati allo stato attuale.
Confrontando infatti il disegno acquarellato, che si trova nel Cabreo della Stufa22, con lo stato di oggi risalta evidente la trasformazione subita nel tempo. In origine la casa padronale presentava sulla facciata principale una porta d’ingresso con scala appoggiata. Questa era a due rampe simmetricamente convergenti su un pianerottolo antistante la porta d’ingresso al secondo piano. La porta d’ingresso si apriva direttamente in una grande sala con pavimento in cotto23. Sotto il corpo avanzato delle scale si apriva un grande ingresso ad arco che richiamava per stile e omogeneità di linee l’ingresso superiore testé citato.
L’elegante sovrapposizione su tre piani su pianta rettangolare, con una fuga di otto finestre sulla facciata, presentava all’origine maggiore uniformità di stile rispetto allo stato attuale. Infatti oggi non solo non abbiamo più la scala esterna sulla facciata principale, ma il numero delle finestre è aumentato da otto a undici nel primo piano. A queste corrispondono, a pianterreno altrettante finestre simili per stile, mentre al terzo piano il corpo centrale presenta delle finestre, con arco a tutto sesto che poggia su colonna, che ricordano le strutture ad arco dei loggiati.
L’ingresso principale è sul lato destro della costruzione, che si presenta sostanzialmente immutato rispetto all’originale. Questo ingresso originariamente conduceva allo Scrittoio24 ed era l’ingresso principale fin dall’origine.
Nelle immagini del Cabreo si osserva, inizialmente, una sopraelevazione della struttura simile ad una colombaia ampia e ben finestrata, che da questa si differenzia per ben altra funzione e composizione architettonica. Infatti questa è più bassa e più estesa e al suo interno vi erano tre camere25. Tale elevazione del fabbricato si armonizzava, rendendone meno netto il divario strutturale, con la costruzione attigua, il cui tronco centrale si sopraelevava nettamente dalle due propaggini laterali. In questa seconda costruzione era presente originariamente una scala esterna appoggiata, con due rampe simmetricamente contrapposte e convergenti su un terrazzino antistante l’ingresso al piano rialzato. Sotto il corpo avanzato della scala si aprivano due porte ad arco, simili ad analoghe porte poste nei tronconi laterali ed agli ingressi della casa padronale. La scala e le varie porte d’ingresso costituivano gli unici elementi stilistici in linea con quelli presenti nel palazzo di Fattoria. Questa seconda costruzione per il resto si avvicinava più allo stile delle case rustiche che all’eleganza di linee e volumi tipicamente cittadina della casa padronale. Al suo interno erano presenti «un granaio al piano terreno, e sopra esso granaio... una sala stoiata e sei camere, due pure stoiate, e l’altra a tetto con le mura tozze... poi una stalla a tetto con arco in mezzo, metà della quale... ammattonata»26. Inoltre vi erano altre due stanze contenenti quattro caldaie e una cisterna per la «trattura» della seta.
I poderi della Fattoria in linea di massima presentano uniformità di stile che possiamo agevolmente riferire al tipo aretino, e più specificamente alla casa della bonifica27. Molte di queste case coloniche sono a pianta quadrilatera con scarso divario di misure fra i due lati. Fanno eccezione a questa regola quelle case coloniche unite per contiguità ad ospitare due famiglie di contadini, come il podere del Mulinaccio 1º e 3º. Tutte le case rustiche presentano la sovrapposizione dell’abitazione del contadino alle strutture adibite a stalla e cantina. La composizione a mattoni è dominante, ed al pianterreno ricorre con frequenza la volta a vela, o a botte incrociata, con sostegno ad archi. Una costante di tutte le costruzioni è l’arco della facciata. Singolo, doppio o ripetuto, centrale o simmetrico, raramente decentrato, esso si ritrova sia al pianterreno che al primo piano. L’arco, o gli archi al pianterreno, in gran parte riempiti successivamente, permettono (o permettevano) l’ingresso alla loggia inferiore, o atrio dal quale si accede (o si accedeva) alle cantine, ed al piano superiore per scala interna. L’arco, o gli archi al primo piano fanno parte della composizione della finestra, o delle finestre, nella loggetta, e delle porte per le quali si accede alla cucina.
La scala esterna è rara. La ritroviamo nel progetto originale del podere del Mulinaccio 1º e 3º, nel podere della Pannellina ed in quello della Via del Porto28. Si tratta comunque di scale esterne che non fuoriescono dalla facciata, ma sono in questa comprese secondo una struttura ad ampi archi coperta. Nel podere della Pannellina le scale esterne sono appoggiate, simmetricamente ai due lati della facciata, su due linee arretrate rispetto al centro più avanzato di questa.
Il podere dell’Essesecco e quello della Via del Porto rappresentano certamente le strutture architettoniche più belle. I numerosi archi conferiscono eleganza alle rispettive composizioni dei volumi, ed al tempo stesso la linearità della facciata è resa più armoniosa ed originale dalle scale laterali.
La colombaia è quasi sempre presente. Nelle costruzioni per due famiglie essa può essere doppia come si osserva nel podere del Mulinaccio (1º e 3º).
L’intonaco presente in molte costruzioni si lega al colore della composizione a mattoni costituendo elemento di armonizzazione fra le varie componenti architettoniche e l’ambiente.
Nel complesso le case rurali della Fattoria di Bettolle esprimono le caratteristiche più avanzate e razionali, tipiche della casa della bonifica.
Dopo aver preso in considerazione le caratteristiche strutturali fondamentali della casa di Fattoria esaminiamo ora nei dettagli le costruzioni rurali ancora esistenti e a questa originariamente appartenenti.
I rilievi da me personalmente condotti vengono confrontati con le piante reperite nell’Archivio di Stato di Firenze29. Da queste ultime ho potuto ricostruire i disegni prospettici delle singole costruzioni per metterli a confronto con le piante ed i disegni prospettici dello stato attuale.


Poderi del Mulinaccio 1º e 3º

La casa di questo podere si presenta nella pianta del Catasto Leopoldino composto da due abitazioni, ognuna delle quali è costituita da due interassi di vani, oltre un corpo antistante, il tipico portico scala-loggia che caratterizza queste case coloniche.
All’interno, i muri trasversali sono sostituiti da archi per rendere i vani (stalle) un unico ambiente. Un quarto della superficie del pianterreno (due vani uniti da un arco) erano probabilmente destinati a tinaia-cantina, poiché non vi è segnata la mangiatoia come negli altri vani. Il portico era caratterizzato da un grande ingresso ad arco, probabilmente a tutto sesto. L’arco era spostato verso l’estremità, in modo da dare spazio ad una finestrina.
Dall’esterno, la scala conduceva al primo piano all’abitazione, preceduta, come sempre, dalla loggia illuminata da un arco della medesima ampiezza di quello del pianterreno (m. 1,75).
Nella sezione del Catasto non è presente la piccionaia.
Al piano abitabile, la cucina si apriva sulla loggia, e comprendeva sicuramente due interassi in profondità uniti da un grande arco. Intorno alla cucina si aprivano tre grandi stanze da letto. Questa distribuzione di vani si deduce per somiglianza con le case coloniche coeve rimaste inalterate; in effetti nel Catasto di allora non si disegnava nemmeno il primo piano, tanto era irrilevante per quei tempi studiarne la funzionalità abitativa.
Allo stato attuale, questa struttura appare di notevole lunghezza, molto ampliata rispetto al progetto antico. Il corpo di fabbrica totale è lungo ben 36,60 metri contro 19,70 dell’antico progetto. Appare così allungato già nella mappa del 184030; pertanto l’ampliamento è stato eseguito nella prima metà dell’Ottocento.
I corpi di fabbrica sul fronte casa, cioè il volume portico-scala-loggia, sono aboliti e si sono costruite due scale interne, addossate al muro di prospetto; anch’esse con la tecnica antica: struttura portante con correnti in legno e mattoni interposti. Il primo piano non è oggi accessibile31.
Ai lati di questo lunghissimo corpo di fabbrica ci sono degli annessi molto degradati, che presentano all’ingresso un grande arco (probabilmente erano rimesse per carri).
Oggi il fabbricato presenta due piccionaie, forse costruite all’atto della prima grande trasformazione, quando queste erano ancora un elemento necessario all’economia delle famiglie.

Podere del Mulinaccio 2º

Il progetto originario corrisponde alla realtà attuale soltanto per i primi due interassi sulla destra del fabbricato. Anche il fronte della casa è diverso: il progetto prevedeva quattro archi, di cui i due estremi tamponati, e al centro una scala di accesso al primo piano, posto ortogonalmente alla casa stessa. Oggi troviamo un solo grande arco che immetteva nella loggia e, quanto alla scala, non sembra probabile che fosse fatta secondo il progetto, perché avrebbe chiuso proprio al centro il grande arco che immette nel portico. A conferma del fatto che la scala fosse ubicata come nel progetto della odierna ricostruzione disegnata sta la testimonianza della famiglia che oggi vi abita, e che ricorda la posizione della scala primitiva. Oggi non esiste più nemmeno questa, perché negli ultimi decenni ne è stata ricostruita una nuova, che non ha tenuto in nessun conto il modello antico.
Sembra dunque probabile che all’atto della ricostruzione si sia deciso di aggiungere un altro interasse sulla destra, e dei quattro archi frontali a piano terreno se ne sia fatto uno solo molto ampio. Anche dalla descrizione che si trova all’ASF32 si dice che nel piano abitabile del lavoratore c’erano «cinque stanze», e che «due porcili erano sistemati nel sottoscala».
La scala sfocia nella loggia al primo piano che si apre verso l’esterno con altro arco della stessa ampiezza di quello a pianoterra, ma ribassato, a tre centri, perché l’altezza dei vani lo richiede.
Le due stalle sono unite da due grandi arcate, e il solaio a copertura del piano terreno è in travature di legno, correnti e mezzane.
Tutta la facciata è oggi stravolta: gli archi sono tamponati “a filo” in modo che si vedano a malapena, e le forature recenti deturpano tutta la facciata.
La piccionaia è d’epoca33, e come quasi sempre, si mantiene meglio ed è stata meno rimaneggiata dell’abitazione.

Poderi dell’Esse Secco 1º e 2º

Questa casa colonica si trova nella Comunità di Sinalunga, e costituisce una delle costruzioni rurali più belle ed eleganti non solo della Fattoria, ma di tutta la Valdichiana.
Originariamente apparteneva alla Fattoria di Foiano34, ma dal Catasto Leopoldino si ricava che al 1840 era già di proprietà della Fattoria di Bettolle.
Nella mappa del Catasto Toscano35 la dimensione in scala risulta ancora quella dell’antico progetto, inferiore di 14 metri rispetto alle dimensioni attuali. Da ciò si deduce che la ristrutturazione sia stata eseguita dopo il 1840.
Nel primo progetto, al pianterreno si trovavano due stanze sotto la scala e la loggia, una cantina, due stalle (una per i manzi, l’altra per le vacche ed i cavalli), nonché una stalla estiva che serviva «per tenervi i manzi d’estate»36.
Allo stato attuale la casa colonica presenta ben altra struttura. Non abbiamo più il trittico “portico-scala-loggia”, strettamente connessi. Qui abbiamo addirittura due corpi di fabbrica avanzati alle due estremità, contenenti le scale a quattro rampe ciascuna, della larghezza necessaria alla loro funzione (m. 1,20) e non più le larghe scale sotto le quali si ubicavano il porcile ed il pollaio. I gradini sono monoliti di pietra serena, i muri portanti la scala forati da archi rampanti, il pilastro alla partenza della scala in mattoni scalpellinati a mano, e reso di sezione ottagonale, con capitello sulla sommità.
La loggia al primo piano non è più un vano di disimpegno, ma un luogo coperto e decorato con tanti pilastrini ad archi in cotto scalpellinati e sormontati da una specie di capitello fatto con mattoni in aggetto. Nel complesso si tratta di una loggia a sei archi, tre per ogni abitazione, più eleganti e raffinati rispetto ai massicci quattro archi originari.
La colombaia resta praticamente invariata, ad eccezione di due aperture ad arco che si armonizzano con quelle della loggia.
Al pianterreno si osservano due grandi archi centrali di accesso alle stalle. Queste sono suddivise da archi e tutte coperte con volte a crociera in cotto.
Il fabbricato copre una grandissima superficie (ben 502 mq. di stalle), idonea ad ospitare un grande numero di bestie vaccine.

Poderi 1º e 3º della Via del Porto

Queste due case coloniche sono unite ed ospitavano, in origine, due famiglie di lavoratori di ben 16 persone ciascuna.
A pianterreno presentano cinque interassi per un totale di m. 26,30. Sul fronte casa troviamo, agli estremi, le due scale che conducono al primo piano e un corpo aggettante che costituisce la loggia, la cui parte centrale è segnata da quattro archi di circa tre braccia ognuno (m. 1,75), di cui uno tamponato con un muro ad una sola testa sì da lasciare in vista la struttura dell’arco. Tutti i muri originali sono interrotti da grandi archi, come al solito, per creare degli ambienti-stalla uniti. Nelle zone chiuse della loggia si trovano dei piccoli vani usati come stanze del telaio.
Salendo le scale ci si trova nella loggia superiore, probabilmente (non esistono piante) forata come la sottostante, poiché non si deroga dal principio di porre le forature inferiori e superiori sullo stesso asse. La loggia dava accesso alla grande cucina, che era il centro dell’abitazione e che disimpegnava le altre camere.
Dall’Archivio di Stato di Firenze37 si deduce che ci fosse una piccionaia per ognuna delle due case coloniche38.
Questo corpo aggettante del fronte-casa, diventato pericolante col tempo a causa della copertura lignea all’aperto, è stato ricostruito nel primo dopoguerra (1945-46), secondo quanto dice l’attuale proprietario. È stato eseguito un restauro radicale, che è consistito nella totale demolizione di questo avancorpo. Le scale sono state ricostruite dov’erano, ma il corpo sporgente non è stato più rifatto. Si è preferito rivestire il muro ora in vista con lesene e marcapiani di mattoni a vista, rispettando gli assi delle precedenti forature, ma usando non più i mattoni recuperati dalla demolizione, bensì dei mattoni nuovi fatti industrialmente.
Anche le scale sono state coperte con degli archi rampanti di mattoni a vista. Al centro del fabbricato, sopra il tetto, invece delle piccionaie è stata costruita una grande meridiana.

Podere 2º della Via del Porto

Allo stato attuale sulla facciata di questa casa colonica si possono scorgere le antiche forature simmetriche, anche se ne esistono di nuove che deturpano la facciata.
Al pianterreno abbiamo due archi a tutto sesto, tamponati con un muro incassato di 15 cm., così da accentuare la loro esistenza come per simulare una loggia. In effetti la loggia non è stata realizzata con la ristrutturazione (si entra direttamente nelle stalle); tuttavia i costruttori hanno voluto “disegnare” la facciata con gli archi, probabilmente per una certa sensibilità verso le linee architettoniche, pur nel rispetto della funzionalità della struttura.
Al primo piano troviamo altri due archi coassiali, ma fortemente ribassati, che arrivano fin sotto la gronda. A coronamento del tetto c’è una colombaia39, con tre archi sul fronte.
A pianterreno, anticamente, c’erano un portico, la stanza da telaio, cinque stalle, una cantina ed il porcile nel sottoscala. Attualmente questo piano è tutto adibito a stalle, più due cantine.
Al primo piano due archi ribassati indicano l’esistenza di una loggia di accesso all’abitazione. Della scala primitiva di acceso al piano superiore oggi non c’è alcuna traccia; attualmente l’ingresso al primo piano è permesso da una scala esterna posta lateralmente all’abitazione.
Del primitivo progetto attualmente rimangono i tre interassi da cui è partita la ristrutturazione; infatti la misura del fronte-casa coincide con la misura attuale, mentre in lunghezza il fabbricato è aumentato di circa tre metri. La copertura a “volte a vela” originale resta solamente nel primo vano centrale. Questa ristrutturazione mette in evidenza, dal numero dei piani adibiti a stalle, quanto fosse importante l’allevamento del bestiame e la sua preminenza sui prodotti agricoli.

Podere 1º e 2º della Pannellina

È un grande fabbricato lungo ben 24 m., simmetrico in pianta e nel prospetto, destinato ad accogliere due famiglie. Da ogni estremità parte una scala che porta la primo piano, la quale, benché esterna, è coperta dal tetto all’altezza del primo piano medesimo. A differenza delle stesse case coloniche della stessa epoca, la muratura esterna del fronte-casa è a vista di mattoni, eccetto il vano scala che è intonacato. Poiché nell’Archivio di Stato di Firenze40 è descritta una loggia allo sbocco della scala al primo piano, ci dovrebbero essere di conseguenza degli archi tamponati. Invece la muratura a mattoni è continua, senza tracce di archi, da che si deduce che questo muro sul fronte-casa sia stato rifatto in epoche successive a causa del degrado degli archi delle logge e della relativa copertura lignea. I mattoni con cui è costruito questo muro sono senz’altro quelli di recupero della parte demolita, poiché sono mattoni antichi, fatti a mano, e della stessa misura con cui sono fatti gli altri muri.
Il pianterreno è adibito a stalle; i muri portanti longitudinali interni sono ridotti ad archi per realizzare, come al solito, dei grandi vani. Inoltre la copertura del pianterreno è realizzata con volte a vela in mattoni. La costruzione di una “volta a vela” richiedeva una notevole e speciale abilità, poiché si tiravano su senza centina, murando col gesso, partendo dai quattro archi per chiudere al centro. Sono fatte di mattoni dello spessore di 6 cm. E nonostante le notevoli luci che coprivano, si sono conservate fino ad oggi, dove molte delle strutture lignee sono cadute.
Al primo piano, allo sbocco della scala, ci si ritrovava nella loggia con quattro archi (due per abitazione) probabilmente identici e coassiali con quelli del pianterreno. La loggia dava accesso e luce alla cucina (oggi il vano-loggia è tutt’uno con la cucina) e la cucina disimpegnava le altre stanze.
Dalla struttura del pianterreno, ma anche dal progetto del disegno originario dove sono diligentemente disegnate le mangiatoie, si deduce che anche qui l’attività principale era l’allevamento dei bovini. Tutti gli annessi sono distanziati dall’edificio principale e costruiti con molto meno impegno “architettonico” poiché sono semplici capanne senza alcuna preoccupazione estetica.
Il fabbricato corrisponde, nelle misure, al progetto originario. Sola differenza sono le forature a pianterreno e primo piano del corpo delle logge.
Nel progetto appaiono quattro aperture ad arco, di cui le due estreme a pianterreno sono chiuse da un muro ad una testa, sì da lasciare, come al solito, il segno della esistente apertura.

Primo e Secondo Podere della Salciaia

Lo stato attuale dei due poderi differisce molto dal progetto originario41: infatti la pianta dimostra un aumento in profondità di circa 9 m., rimanendo invariate le dimensioni della facciata. Come si è spesso visto in questi casi, nella ristrutturazione si sono mantenuti i muri portanti ortogonali alla facciata, con i loro interassi. È facile notare come gli interassi più ampi siano interni, mentre i due più piccoli esterni fungono da contrafforte agli archi molto ribassati degli interassi interni. Gli interassi più piccoli esterni sono intervallati da archi e da muri pieni traversi, così da reggere meglio la spinta che proviene dal centro. La Salciaia è un esempio tipico della risposta costruttiva alle necessità del momento.
La pianta del 177942, pur presentando gli stessi quattro interassi, ha un avancorpo del tutto diverso ed abbastanza insolito: non vi sono i due grandi portici ad arco, poiché l’ingresso alle scale ed alle stalle era laterale e non sulla facciata; in questa si aprivano due piccole porte laterali, ed al centro «il forno con loggia d’avanti»43. Questo serviva solo alla famiglia del secondo podere, mentre per quella del primo il forno era situato in una costruzione distaccata, comprendente anche granaio, ovile, tinaia e porcile. Un annesso analogo, ovviamente senza forno, era adibito ad uso della famiglia del secondo podere.
Le stalle sono vani ampi e lunghi, che occupano tutta la profondità del fabbricato, intervallati da archi ribassati.
Agli ambienti laterali si accede dall’esterno; non sono in comunicazione con le stalle, poiché probabilmente in origine erano destinati a cantine o granai.
Le scale portavano alla loggia del primo piano, dalla quale si accedeva alla cucina. Dalla cucina si entrava nelle tre camere.
La colombaia tuttora presente, era già descritta nei documenti dell’Archivio di Stato di Firenze44.

Podere della Foennella

Il podere della Foennella, posto nella comunità di Torrita45, oggi ha un’insolita facciata, con un grande arco centrale alto all’imposta 5 m., ed ampio 3,55 m. Le lesene laterali che fungono da imposte sono molto manomesse, per cui è difficile immaginare l’aspetto precedente. Originariamente potrebbero essere stati due archi sovrapposti, o soltanto un arco a pianterreno. L’arco al primo piano non sembra che fosse mai stato aperto a loggia, poiché il suo vertice è molto basso rispetto al pavimento (1,80 m.).
Del primitivo progetto46 troviamo solo un grande vano centrale, coperto con volta a vela. Gli interassi laterali sono oggi più ampi ed hanno, stranamente, dei muri esterni laterali di ben 60 cm. di spessore. Il corpo laterale di destra ha subito un restauro molto recente: tutti gli archi sono molto ribassati e intonacati, e la copertura è un solaio in latero-cemento, intonacato. Nel disegno dello stato attuale non è inserito detto corpo, perché di più recente costruzione.
Il progetto originario aveva un avancorpo poco profondo (2,10 m.), che si apriva con una loggia a tre archi. La scala era un’unica rampa, con ingresso laterale, che accedeva in una loggia al primo piano, probabilmente con tre archi coassiali a quelli del pianterreno. Sul lato destro del fabbricato era presente il forno, con loggetta anteriore.

 

Podere della Bandita

La Bandita, nella comunità di Torrita47, è uno tra gli esempi meno manomessi dell’architettura rurale di quest’epoca. Ha una pianta regolare e simmetrica con un grande vano centrale che disimpegna i vani laterali. Sul fronte ha un portico che si apre con un arco centrale e due aperture laterali adiacenti più piccole; al primo piano, ed a questo coassiale, c’è una loggia ad arco in parte tamponato.
Da tutta la costruzione appare la grande abilità dei maestri muratori nell’uso del mattone come solo elemento costruttivo, tanto per i muri portanti che per le architravature realizzate con archi di tutte le dimensioni.
Dal portico si entra nelle stalle, che per essere un solo grande vano, sono suddivise da archi in corrispondenza dei muri portanti, alcuni dei quali piuttosto arditi poiché si aprono su una notevole luce (5,85 m.) pur essendo molto ribassati; sono realizzati senza tiranti, ma sostenuti dagli archi laterali che fanno da contrafforti.
Le misure dell’edificio esistente corrispondono a quelle del 177948. Quello che non corrisponde è il prospetto che, nel progetto, è dissimetrico, ponendo la loggia (portico) un po’ sulla destra con tre forature della stessa ampiezza, mentre nella realtà il prospetto è perfettamente simmetrico con l’apertura centrale più grande delle laterali adiacenti. La scala attualmente si snoda su due rampe, mentre in origine l’accesso era posto lateralmente e la scala era ad una sola rampa. Anche i muri portanti interni sono ridotti ad archi, sia in senso longitudinale che in quello trasversale, per realizzare un solo grande vano-stalla, mentre prima c’erano muri pieni che dividevano il pianterreno in vani separati fra loro: «uno stallone..., altre due stalle, stanza del telaio, cantina, pollaio, loggia, ed un porcile situato nel sottoscala, ed inoltre il forno con loggetta davanti»49.
Il solaio di copertura del pianterreno è realizzato in travature di legno con correnti portanti le mezzane; il primo piano è coperto a tetto, con le travi in vista, senza essere soffittato.
All’esterno, il fabbricato è intonacato senza altra tinteggiatura. L’elemento cromatico è lo stesso colore della calce, che è di colore del tufo, e che si intona bene con i mattoni a vista degli archi. L’architettura del prospetto è rigorosamente simmetrica e armoniosa tra i pieni e i vuoti. Dove le aperture risultano scomode, si è provveduto a chiuderle, lasciando però all’esterno un incasso nella tamponatura per non guastare la simmetria.
Al piano superiore, allo sbocco della scala, c’era una volta la loggetta, in parte tamponata, che dava accesso alla grande cucina.

Podere Belvedere

Di questa casa colonica, posta nella comunità di Torrita50, non abbiamo la pianta all’Archivio di Stato di Firenze, poiché nel 1779, probabilmente, non era stata costruita; però la troviamo appartenente alla Fattoria nella pianta del 181451. È pertanto verosimile che la sua costruzione sia coeva alla data indicata nello stemma dei Cavalieri di S. Stefano (1795). Oggi appare ancora in buono stato.
È la più razionale dal punto di vista architettonico e della distribuzione dei vani. I vent’anni trascorsi dalle prime costruzioni leopoldine hanno senz’altro affinato l’esperienza ed il gusto dei costruttori. Troviamo in pianta un reticolo di muri portanti che formano tre interassi longitudinali e trasversali.
Sul fronte si apre a pianterreno un grande arco (m. 4,30 di luce) che immette nel portico, dal quale si apre una scala a due rampe a cavallo dei primi due interassi (scala non più in mattoni ma in blocchi monolitici di pietra serena).
Il muro frontale che inquadra l’arco è più robusto, proprio per prevenire la fragilità dei muri con degli archi inclusi. All’interno tutti i solai sono volte a crociera; persino la scala è coperta con una volta a botte, e il pianerottolo con due piccole volte a crociera.
Alla sommità del tetto c’è la colombaia, elemento funzionale ed architettonico al tempo stesso, in quanto ne completa la costruzione facendone un coronamento necessario all’armonia dell’insieme.
C’è poi un particolare di cui è dotata solamente questa fra tutte le case rurali esaminate, che conferma la sua modernità rispetto ai tempi: diverse stanze al piano superiore sono fornite di un tubo di scarico delle acque sporche, che inizia fuori di finestra e finisce in un pozzo nero; questi tubi, composti di elementi di laterizio a forma tronco-conica rovesciata e inseriti uno sotto l’altro, sono esterni accanto alla finestra, poi scendendo sono incassati lungo il muro.

 

Podere del Butarone

Questa costruzione, anch’essa nella comunità di Torrita52, porta lo stemma dei Cavalieri di S. Stefano, con la data 1791; ciò spiega perché non si ritrovi fra i possedimenti della Fattoria nelle piante del 177953, mentre sia presente nella pianta del 181454.
L’impianto distributivo dei vani somiglia molto al podere del Belvedere, poiché come questo è relativamente tardo. La copertura del pianterreno però qui non è realizzata con volte, ma più semplicemente con arcate che fungono da muri portanti, e solai in legno. Oggi questa copertura è sostituita con un solaio in laterizio armato, ma sono rimaste le fiancate e le partenze degli archi a testimoniare l’antica struttura.
La scala è formata da gradini di pietra serena, caratteristica delle costruzioni di fine secolo. Le costruzioni più vecchie hanno le scale fatte con un solaio di correnti e mattoni, ed i gradini pure formati da mattoni.
In origine questa costruzione presentava un grande arco al pianterreno, che dava accesso alle stalle, e, coassiale con questo, un altro arco ribassato al primo piano; questi due archi sono tuttora visibili nel muro, anche se completamente tamponati; al loro posto si osservano una piccola finestra al piano superiore, ed una porta al pianterreno, di accesso alle stalle.
Al piano superiore troviamo la grande cucina, che occupa in lunghezza tutti e tre gli interassi centrali, e che conserva ancora il grande focolare e l’acquaio. Questo piano è coperto a tetto con travi di legno, correnti e mattoni mezzanine; nella cucina è ancora visibile l’accesso alla colombaia. Questa, centrale sul tetto, presenta due archi in mattoni a vista, dentro i quali erano inserite due finestre (una di queste attualmente è chiusa).
La gronda è insolitamente dotata di un filare di grossi mattoni posti a sbalzo e stondati a mano, che fanno da appoggio ai correnti a sporgere.

 

 

 

 

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