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Collana "Quaderni Sinalunghesi"
Periodici di storia e cultura locale editi a cura della Biblioteca Comunale di Sinalunga

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Per due restauri a Sinalunga

Non è agevole – neppure in una zona privilegiata per dovizia di patrimonio storico e testimonianze d’arte d’ogni genere come la provincia di Siena – riscontrare esempî di comunità che tramite la propria amministrazione comunale attuino un programma costante e concreto di conoscenza e di collaborazione alla salvaguardia dei numerosi documenti di cultura figurativa presenti nel territorio di cui fan parte, come quella di Sinalunga.
È presumibile che lo stimolo di questa attività sia dovuto alla particolare situazione della storica cittadina della Valdichiana senese, al centro di un territorio dove son numerose altre comunità con importanti vestigia di una civilizzazione operosa e intensa, come Rigomagno, Scrofiano, Bettolle (per citarne alcune) e unità rurali dall’aspetto nobile non disgiunto da tipologie monumentali e fornite da significanti testimonianze d’arte, come l’Amorosa o La Fratta.
Con una cadenza ammirevole, dunque, il Comune di Sinalunga ha proposto nel tempo all’attenzione del pubblico le presenze di cultura e di storia che si sono conservate attraverso i secoli nel suo territorio, con una serie di pubblicazioni che – credo – si siano ormai riservate una collocazione di notevole rilevanza tra la feconda bibliografia che riguarda il territorio provinciale senese. Segno questo non solo di una particolare cura e attenzione verso la propria terra, ma anche di una sapiente organizzazione di servizî, dove si segnala per funzionalità e vivacità di iniziative la Biblioteca comunale.
Nella collana che si è citata, battezzata con un titolo che ne vuol sottolineare l’impegno vòlto alla valorizzazione locale: “Quaderni sinalunghesi”, gli aspetti storici, antropologici, storico-artistici, del capoluogo e delle sue frazioni, hanno trovato un’illustrazione puntuale, specialistica, esauriente, tanto da caratterizzarla come uno strumento “in divenire” indispensabile per la comprensione approfondita di questi luoghi e delle loro caratteristiche culturali.
Il Comune di Sinalunga ha anche voluto essere presente e lasciare una traccia ben evidente nella documentazione di due tra le più significative attività che riguardano il patrimonio artistico: i restauri e le mostre. Altre due pubblicazioni attestano esaurientemente – infatti – l’attenzione dell’Amministrazione per la doviziosa dotazione di opere d’arte presente sul suo territorio: la mostra di dipinti restaurati dagli allievi della Scuola di Formazione professionale della provincia di Siena, organizzata nella graziosa chiesetta di Santa Maria delle Nevi nel 1993, e il catalogo delle testimonianze figurative di carattere religioso più rilevanti conservate nella Collegiata di San Martino, che si presentò col titolo “Arte e storia nella Collegiata di Sinalunga” nel 1995, doverosa celebrazione, documentaria e critica, dei quattrocento anni della consacrazione della chiesa maggiore della cittadina.
Nell’una e nell’altra iniziativa non mancò la collaborazione (oltre a quella dell’Amministrazione provinciale di Siena, responsabile della Scuola di Formazione professionale) di istituzioni la cui attività si svolge proprio nell’àmbito dei beni culturali: l’Opificio delle Pietre Dure e Laboratorî di restauro di Firenze, e la Soprintendenza per i Beni artistici e storici di Siena, il cui còmpito è essenzialmente quello del controllo del patrimonio figurativo e delle sue condizioni conservative e di sicurezza, ma la cui tradizionale conoscenza delle sue componenti storiche, la rende strumento indispensabile anche per la sua valorizzazione.
Ecco dunque tratteggiate le componenti dell’iniziativa che trova posto in questa ennesima edizione dei “Quaderni”: la presentazione di due opere restaurate. Importanti, perché conservate in due ambienti significativi di Sinalunga, e perché – nell’attenta disamina che ne hanno fatto gli autori dei saggi che costituiscono il contenuto della pubblicazione – possono presentare aspetti inediti.
Laura Martini, ormai da lungo tempo consapevole e instancabile curatrice del territorio di Sinalunga come funzionario di zona della Soprintendenza, animatrice della maggior parte delle iniziative che si son citate, e a cui si deve la fruttuosa collaborazione con l’amministrazione locale, con cui ha trovato un fecondo terreno di rapporti culturali e umani, non solo ha seguito e diretto i restauri, ma ha attentamente studiato le opere qui presentate (l’Ultima Cena nel refettorio del convento di San Bernardino, grande tela che ha presentato problematiche di non poco conto nelle operazioni di restauro, e il tabernacolo affrescato con il Beato Bernardo Tolomei in adorazione del Crocifisso nel cimitero del medesimo convento).
La studiosa, attraverso una minuziosa analisi stilistica, ha formulato una ragionevole ipotesi per l’autore dell’Ultima Cena. Si tratterebbe infatti del secentista (supposto senese) Francesco Canini, che doveva essersi già fatto conoscere in loco, avendo dipinto due tele per la Pieve di San Pietro ad Mensulas. Un piccolo ma significativo tassello per la conoscenza della tessitura storico-artistica presente nella zona.
Troppo vaghi invece gli elementi stilistici presenti nell’affresco del cimitero conventuale per arrivare a una collocazione critica (o attribuzione) più precisa, tale da dare un nome all’autore di questa consueta rappresentazione del Beato Bernardo in preghiera davanti al Crocifisso (e bene ha fatto la Martini a richiamare altri esempî iconografici dello stesso episodio). Siamo comunque nella seconda metà del Cinquecento, e l’ignoto autore non si mostra disinformato di modelli sodomiani e – forse – ricceschi.
A Roberto Longi (la cui collaborazione con il Comune di Sinalunga e la Soprintendenza senese nelle varie iniziative di promozione del patrimonio culturale locale è stata particolarmente costante) si deve invece la lettura contenutistica dell’Ultima Cena. Un’impostazione didattica di particolare efficacia, ricca di elementi inconsueti, che arricchisce di motivi di comprensione assai varî la raffigurazione della narrazione evangelica dell’istituzione dell’Eucarestia.
Un restauro deve necessariamente comportare anche un’illustrazione che potremmo definire “tecnica”, e che comunque – e comunemente – è affidata agli operatori, che anzi, nei restauri finanziati dallo Stato, è un dovuto adempimento. Così, i restauratori dell’Ultima Cena (le giovani operatrici dell’“Artemisia”, che hanno la loro sede in Sinalunga, a confermare che la salvaguardia del patrimonio artistico è anche occasione di occupazione e di lavoro) hanno approntato un accurato rendiconto delle operazioni di intervento su questo dipinto su tela dalle dimensioni inconsuete, così come Luca Bellaccini – il restauratore dell’affresco del tabernacolo nel cimitero di San Bernardino – ha riferito su quanto è stato necessario per riportare il dipinto – danneggiatissimo – a soddisfacenti condizioni di conservazione e leggibilità.
Occorre anche ricordare – a chiusura di questa presentazione – che il finanziamento dei due restauri si deve alla Soprintendenza per i Beni artistici e storici, che ha richiesto al Ministero per i Beni e le Attività culturali i fondi necessarî per l’intervento totale sull’affresco e parziale per la grande tela del cenacolo conventuale, nonché all’Amministrazione comunale di Sinalunga che ha meritoriamente integrato i fondi che mancavano all’Ufficio statale per la conclusione delle operazioni di restauro. (E qui vorrei sottolineare come questo intervento non si trovi di consueto tra gli enti locali, specie se si tratti di opere d’arte non di loro proprietà).
Un’ulteriore (perché confermate dalle iniziative a cui si è fatto cenno precedentemente) e felice testimonianza di come il patrimonio culturale può essere adeguatamente salvaguardato se si uniscono le risorse (anche se forzatamente limitate) delle istituzioni che lo ritengono elemento primario nella vita civile di una comunità.

Bruno Santi
Soprintendente ai Beni artistici e storici
delle province di Siena e Grosseto

 

 

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