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È SINALUNGA O ASINALUNGA IL VERO NOME
Luigi Agnolucci, nella sua “Raccolta di notizie sul Comune di Sinalunga” – un manoscritto composto tra il 1881 ed il 1908 – scrive nella prefazione:
“Spieghiamoci subito, quì sulla prima pagina, perché non abbiano a nascere malintesi.
Io non sono, ne sarò mai un Professore di niente; col raccogliere documenti e notizie sul Comune di Sinalunga, non ho inteso dare una lezione di storia; ho solo desiderato stuzzicare la curiosità dei miei compaesani, perché leggano del proprio paese, a questo si affezionino, e procurino di renderlo migliore e più prospero. Ai tempi nostri che si fa tanto consumo di carta, e che si fanno gemere i torchi per tante case private, e fino pornografiche; che si fanno monografie e statistiche fino degli sbagli, sarà sopportabile, e non per tutti risibile, che qualcuno si sia occupato a raccogliere notizie rifletenti il luogo natio; che io ho sempre e molto amato”.
In fondo, non fosse altro per farne omaggio a colui che, quasi un secolo fa, iniziò a raccogliere notizie storiche del nostro paese, ci sembra che questo inizio di prefazione possa andare bene anche oggi.
Addentrandoci però nell’oggetto di questa pubblicazione e restando ancora sul manoscritto dell’Agnolucci, troviamo nella prima pagina il primo, e praticamente unico, accenno al problema del nome; per il resto del manoscritto, infatti, supererà il problema ignorandolo:
“…Molto meno poi ho creduto farmi gabellare come scrittore, poiché io so di essere discendente del nostro comune antenato araldico, anziché del buono e dotto Vescovo di Tours, che io ho ufficialmente sostituito
( [Nota a] Qui si vuole alludere alla controversia molto dibattuta sul nome di Sinalunga o Asinalunga, finita e decisa con Decreto Reale che determina il nome del paese e del Comune; e taglia l’Asina come da chi scrive, fu tolta dal libro, diciamo d’Oro dove con gli stemmi Comunali sono disegnati quelli dell’antiche famiglie del Paese”).
Al contrario dell’Agnolucci il Pecci, nel suo manoscritto sullo “Stato Senese Antico e Moderno” affronta il problema del nome e si scaglia contro chi cerca di minimizzare la cosa:
“…Non so veramente intendere per quale ragione – dice il Pecci – gli Abitanti di questa Terra, quasi vergognandosi dell’antico nome della Patria, occultino quello di Asinalonga, ed affettino l’altro di Sinalonga. Io mi maraviglio moltissimo dell’inganno loro, mentre che a centinaja si contano le scritture e gl’instrumenti nei quali sempre Asinalonga si legge nominata.
Quante città, Terre, e Nobilissime Famiglie continuano tutt’ora a mantenere i nomi degli Antenati loro derivati, più speciosi, più ridicoli, e forse più vergognosi che non quello di Asinalonga?
Ma sia detto con pace, impossibile si è il nascondere il vero e render nulli i Documenti che ce li dimostrano, e molto più perché molto bene hanno cognizione del possedimento dell’antico sigillo della Comunità e che si vede improntato non altro al centro che un’Asina con tutto che si siano i più moderni sforzati per darcelo ad intendere un cavallo, e per renderlo ancor più specioso dipingendovi sopra San Martino. Dunque questa Terra, Asina fu chiamata in antico e per arma inalberò il Quadrupede proprio ed esprimente; dipoi gli venne aggiunto l’adiettivo di lunga, e questo derivò dalla unione del Borgo della Ripa, e così di due Terre, o due Borgora, formatene una sola, pigliò la figura di lunga…”.
Di tutt’altra opinione è Emanuele Repetti che, un secolo più tardi – nel 1833 –, nel suo “Dizionario Fisico Storico della Toscana” scrive, a proposito del nome:
“…La sinuosità del monte, sulle cui pendici Asinalunga fu edificata; il tortuoso e lungo giro che percorrere devesi per valicarlo, procurò naturalmente a questa località il suo originario nome di Sinus longus, nelle vecchie carte barbaramente scritto, e quindi letteralmente pronunziato Sina longa, che unito poi al segnacaso cangiossi insensibilmente in Asinalunga…”.
Alcuni anni dopo, nel 1860, il Losi nella sua “Guida del Viaggiatore nel proseguimento della strada ferrata da Siena a Sinalunga”, riprendendo il passo del Pecci sopra citato, scrive:
“…Con buona pace del nostro Pecci, noi non faremo nessun conto di questa sua opinione che è un po’ stiracchiata, e rinunziando volentieri al nome di Asinalunga, ci atterremo a quello di Sinalunga, perché a tutto il 1177, tanto gli archivi di questa Comunità, che in quelli della Collegiata, si legge “Senalonga” e “Sinalonga”, e così pure trovasi registrato nell’archivio della città di Siena, nel libro ove si parla dell’aggregazione delle varie comunità allo Stato Senese. Anche nel Vaticano, dove furono dipinti dal Raffaello tutti i paesi della Toscana, essendovi questo, gli fu scritto sotto “Sinalonga”. Sembra frattanto che il nome di Asinalunga, incominciasse ad adottarsi, quando un tal Cancelliere Grazj, rovistando alcune vecchie memorie del paese, pretese fallo derivare da Asinio Pollione…”.
Intorno alla metà del secolo scorso la disputa sul nome si fa sempre più acuta, tanto che si decide di far fare una ricerca storica al professor Stocchi, anche se si è convinti che l’esito sarà sicuramente sfavorevole al nome con l’Asina, tanto che gli stessi uffici pubblici cominciano ad usare il nome “Sinalunga” anche nei documenti uffficiali.
Lo Stocchi fece un accurato studio, che fu inviato alla Prefettura di Siena unicamente alla richiesta di mutamento del nome e proprio questa “memoria” è il documento che si è ritenuto di pubblicare nel presente quaderno [...]
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