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Chiusi ricorda la Grande guerra

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Lo stesso giorno nel quale a Sinalunga ricordavamo con un libro i nostri partecipanti alla Grande guerra, a Chiusi ricordavano i loro con il libro “Al grido di Savoia! - Storie e testimonianze di soldati chiusini che parteciparono alla Prima guerra mondiale”. Un libro molto interessante, edito per volontà dell’Istituto di credito locale, Banca Valdichiana, sempre molto vicino al territorio in cui opera, e curato con il solito amore e la grande competenza da Enrico Barni.

 


Il motivo di questa recensione non è, evidentemente, la concomitanza della presentazione: la scelta della data dell’entrata in guerra, era la più ovvia e sicuramente Chiusi e Sinalunga non sono stati gli unici centri italiani a decidere per quel famoso e fatidico 24 maggio. Il motivo è che si tratta di una storia molto vicina a noi, per non dire che è la stessa. La distanza tra i due Comuni, infatti, è quella del classico tiro di schioppo, anche se forse sarebbe più in sintonia parlare di fucile modello 91, visto l’argomento. In ogni caso una storia fatta dalla povera gente, spedita, come dice Enrico Barni, a morire per la conquista di un pugno di terra, senza che avessero la consapevolezza delle motivazioni e dei perché. Ma giuste o sbagliate che fossero quelle motivazioni, non possiamo dimenticare quei ragazzi.
Enrico racconta delle sue visite al Sacrario di Redipuglia “a portare i fiori” sulla tomba del nonno, di cui ha lo stesso nome, e del dispiacere provato negli ultimi anni nel ritrovarsi “unico visitatore in un monumento da restaurare”.
La memoria di un popolo è fondamentale per il suo sviluppo, lo sappiamo tutti ma spesso ci dimentichiamo che la memoria ha bisogno di essere aiutata. La memoria non è un’erba che nasce e cresce spontanea. La memoria deve essere coltivata e, quando occorre, va trapiantata, concimata e annaffiata. Altrimenti piano piano scompare. E quindi è necessario dire con forza: no!

No, non possiamo e, soprattutto, non dobbiamo dimenticare quei nomi e quei volti.
Leggere dei partecipanti chiusini può aiutarci a capire quelli di Sinalunga e, con un po’ di immaginazione, quelli di tutto il Paese, che se guardiamo bene é molto più piccolo di quanto siamo portati ad immaginare. A tale proposito aggiungiamo una nota curiosa su Enrico Barni il quale (quando si dice il caso), pur abitando da decenni a Roma, è originario di Chiusi, dove la sua famiglia vi giunse nella prima metà dell’Ottocento da Sinalunga.
Il libro, grazie a Banca Valdichiana, è disponibile in biblioteca per il prestito.

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