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Blog Bliblioteca

punto di incontro per la Valdichiana senese

BRUTTO=CATTIVO

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alien.jpgbrutto : cattivo = bello : buono
bianco : buono = nero : cattivo
è una formula che non funziona, lo sappiamo tutti, anche senza fare ragionamenti sui canoni che regolano la bellezza e senza scomodare la scienza, però molto spesso ce lo dimentichiamo.
Quello che segue è il racconto vero di un incontro inquietante in una fresca mattinata di agosto (fresca, perché di prima mattina – non si pensi quindi ad un colpo di sole)…

 

 

 

 

brutto-bello.jpg

Girovagavo per i campi de L’Amorosa, senza meta e senza uno scopo preciso, se non quello di caricarmi in vista di una giornata calda e laboriosa, quando mi sono imbattuto in due leprotti ai quali devo aver dato fastidio, perché, drizzate le orecchie, mi hanno guardato male per qualche secondo. Pochi minuti dopo da un cespuglio è saltato fuori un daino, ed anche lui si è fermato a fissarmi per alcuni secondi, prima di sparire nella vegetazione più fitta. Ho fatto in tempo a fare un paio di fotografie e, mentre con il teleobiettivo esploravo tra le piante nella speranza di rivederlo uscire, qualcosa si è messo in mezzo. Cambiato il fuoco rapidamente, mi è apparso lui: “Alien”, nero, peloso e brutto.
Sapevo benissimo che il cattivissimo mostro del film “Alien” (di cui si riporta sopra un simpatico ritratto), vive nello spazio e si nutre di astronauti, ma in quel momento l’accostamento mi è sembrato logico e, quindi: grosso, brutto, peloso e nero, non poteva altro che essere cattivo.
Dopo un primo impulso a prendere il teleobiettivo con due mani ed usarlo a mo’ di clava sul mostro alieno, ho pensato al suo prezzo (del teleobiettivo, non del mostro) e, quindi, ho ritenuto che sarebbe stato meglio se lo avessi usato per fare fotografie. Anche perché, se quello era, come sembrava, un mostro venuto da Orione… avrei potuto vincere il prossimo World Photo Contest, senza tanta fatica. E l’ho fotografato.
Poi ho inviato la fotografia ad un po’ di gente chiedendo se qualcuno lo conosceva questo “Alien” e, tra un’università e l’altra, alla fine ho scoperto che si trattava di un Imenottero dal nome Megascolia Flavifrons e che, se per me lui era brutto, per lui il brutto ero io.
Ma ho anche scoperto che non è cattivo, che è utile alla campagna e che vive dove l’ambiente è buono e salutare. Considerando che l’ho trovato a girovagare nei dintorni de L’Amorosa, aggiungerei che non è nemmeno tanto scemo.
Sintesi e considerazioni finali:
– Consiglio di leggere l’articolo sul “non più mostro” (di mostruoso ha solo il nome, ma non se lo è scelto lui), scritto da un esperto. LINK ARTICOLO VEDI >
– La scelta de L’Amorosa di prendere la strada dell’Agricoltura Biologica è giusta perché l’incontro con “l’alieno” è la dimostrazione che così tornano a farsi vedere e a prolificare specie rare, utili a mantenere,  nella natura, un giusto equilibrio.
– Il nostro problema non sono le equazioni: buono=bello, brutto=cattivo, nero, ecc.; ma è la nostra ostinazione a non voler studiare.

alien_6022.jpg

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Commenti

  • Ospite
    Gosto della Chiana Sabato, 08 Agosto 2015

    Il mi nonno, se non mi ricordo male, lo chiamava Bacajone e diceva che era una bestiaccia

  • Pasquino
    Pasquino Sabato, 08 Agosto 2015

    Questo mondaccio è meraviglioso; è pieno di spunti ognuno dei quali può essere argomento per riflessioni e discussioni senza fine con cui poter crescere e migliorare.
    Questo articolo, per dire, ne offre a bizzeffe da quello oggetto principale, molto specialistico, e forse difficile da seguire della specie dell’insetto, a tutti gli altri che investono il comportamento del vivere comunitario, delle fobie, delle credenze, di come queste sono viste e rappresentate nella cinematografia, nell’arte, nella letteratura…
    Non mi sembra vero che non si riesca a trovare argomenti che possano essere da stimolo alla nostra gente.

  • Ruscus
    Ruscus Sabato, 08 Agosto 2015

    “Alien” nero, peloso, brutto.
    Prendo spunto dall’incontro di Ariano con “Alien” per una riflessione da mezza estate.
    ACCOGLIERE, AGIRE, CAPIRE, DECIDERE, SAPERE, VOLERE.
    Sono verbi che presuppongono, a priori, la conoscenza del loro conseguente utilizzo.
    Oggi lo strumento, di studio, di lavoro e di piacere, a tutti ovunque accessibile, almeno così si spera che lo possa sempre essere,
    è la “RETE” grazie alla quale, un giorno, a scuola non si porteranno libri e non ci saranno esami.
    Si studierà su un tablet e si verrà individualmente valutati per la capacità di saper stare, agire e sviluppare idee in gruppo.
    Già esistono esempi in tal senso.
    Nella nostra piccola e un po’ dormiente comunità abbiamo persone come Ariano, sicuramente non è il solo, che hanno la capacità di vedere, di capire e, quando non sanno, di cercare per conoscere.
    Abbiamo questo meraviglioso mezzo di comunicazione, che ci è offerto dalla Biblioteca Comunale, per incontrarci e scambiarci i nostri pensieri, i nostri saperi e anche le nostre preoccupazioni.
    Perché solo poche persone, da tempo quasi sempre le stesse, intervengono?
    E gli altri, che sicuramente leggono e tacciono, dove sono?
    La maggior parte, ma è cosa provvisoria saranno al mare, comunque tutti su Facebook, belle foto e poi commenti inutili, monotoni, privi di propria personalità come quando si riportano bellissime frasi e immagini di altri noti e ignoti.
    Come se avessimo delegato ai grandi pensatori del presente e del passato, o ad ignoti ciarlatani, di interpretare e dare enfasi ai nostri pensieri e ai nostri momenti di gioia, tristezza e rassegnazione.
    Continuando per questa strada si addormenta il nostro cervello.
    Ancor più si atrofizza la mente dei giovani che si deve ancora sviluppare e mi riferisco a quella miriade che ovunque vedo col capo chino e che neppure lo alza per un veloce saluto o per evitare un ostacolo sul loro cammino.
    Altri più motivati corrono veloci e, grazie proprio alla rete che usano a ragion veduta, sono mille anni luce in avanti.
    Basta un seme buono e il mondo animale e vegetale continua ad evolversi ma perché non cercare di essere proprio noi, comunità locale, a cavalcare il nostro futuro?
    Quanti giovani hanno scoperto l’esistenza di Biblioato, spazio/vetrina per mettersi in gioco, per manifestare il malessere, la protesta o le proposte e perché no, se ci sono, gli apprezzamenti.
    Ci lamentiamo dei nostri Amministratori ma quanti di noi, oltre ad esprimere una giustificata e costruttiva critica, li aiutiamo a svolgere le loro funzioni con suggerimenti e richieste di concreta fattibilità?
    Forse distratti anche loro da Facebook non si accorgono di quanti “Alien” meritevoli di non essere schiacciati volano nel territorio.
    Temono che dare voce ai giovani in luogo facilmente accessibile a tutti sia un rischio?
    Vorrei che sciami di “Alien” di ogni tipologia volassero ovunque e raccontassero, senza timore di essere giudicati.
    Questo spazio mi sembra adeguato ma se così non fosse se ne può sempre chiedere uno collaterale.
    Come Ariano ci dimostra, chi sa guardare, scopre che spesso ad essere brutti, neri, pelosi, apparentemente cattivi nella realtà poi si è buoni, belli e utili se non addirittura necessari.
    Come giustamente dice Pasquino di argomenti su cui dissertare e riflettere ve ne sono a bizzeffe.
    Apriamo le danze, promuoviamo l’accesso ai ballerini, all’inizio saranno pochi ma poi, se nelle teste non c’è solo segatura, da un piccolo salotto si diventerà una piazza.

  • Ospite
    Jessica Giovedì, 03 Settembre 2015

    A me mi garbano tutte e due i mostri, o che mi faresti?!!!!!

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Ospite Sabato, 21 Luglio 2018
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