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Bettolle di Filippo Secciani

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bettolle-secciani.pngFilippo aveva promesso, e si era ripromesso, di fotografare tutti i centri abitati della zona, e lo sta facendo con un certo metodo. Ma bisogna dire che Filippo è un ragazzo, che quando si mette una cosa in testa, come diceva Petrolini, la porta fino alla stazione… se è leggera.

 

E quindi ora è pronto l’e-book fotografico su Bettolle, che chiunque può scaricare dalla sezione multimedia per metterlo in archivio e goderselo in tutta tranquillità.

 Che dire del libro?

Possiamo iniziare col dire che, naturalmente, anche questo è in un bianco-nero dai forti contrasti, che, naturalmente, anche questo segue la logica di un racconto organico, che, naturalmente anche questo contiene una introduzione scritta per aiutare a calarsi nella “lettura” delle fotografie. Ma che, naturalmente, bisogna anche aggiungere, che è più facile a dirsi che a farsi. Considerazione ovvia, quest’ultima, ma siccome se n’è un po’ persa la percezione, forse è il caso di riproporla anche se non starebbe bene farlo.

Oggi siamo portati ad osservare tutto con estrema superficialità, guardiamo senza vedere e ci sembra normale. Forse la colpa è di chi ha inventato il telefono portatile munito di macchina fotografica, cinepresa, calciobalilla e blocco notes… o forse la colpa è nostra perché glielo abbiamo comprato. Ma tant’è.

Il fatto è che si fa un gran scattare foto, che poi si riguardano subito per qualche minuto, si fanno vedere a chi ci sta vicino per qualche secondo e poi si dimentica tutto: quest’ultima fase non è difficile perché, in generale, non abbiamo visto niente.

Va da se che, se l’abitudine è questa, passare settimane a fotografare lo stesso soggetto, studiarlo, selezionarlo, tornare a rifotografarlo, metterlo in sequenza, ecc., non ha molto senso, o comunque non è facile da capire. Naturalmente c’è anche chi lo capisce ma è evidente che se questa analisi non è completamente sbagliata, il lavoro di Filippo, per bene che vada, non viene neppure considerato. Però bisogna anche dire che è altrettanto altrettanto vero che in un epoca in cui si costruisce poco o niente per la storia, il suo lavoro è assume il carattere di documento. 

Confesso che ho iniziato a scrivere con l’intento di fare una vera, classica, e forse un po’ asettica presentazione, che invogliasse allo “scaricamento” dell’e-book. Poi mi sono chiesto: perché? E mi sono fermato.
Se qualcuno vorrà, andremo avanti.

bettolle.jpg


 

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Commenti

  • Ospite
    lori Mercoledì, 10 Dicembre 2014

    da Guazzinaia naturalizzata Bettollina, bel lavoro...due righe però l'avrei dedicate al fagiolo, la foto c'è!

  • Filippo
    Filippo Giovedì, 11 Dicembre 2014

    He! Manco mi sono accorto che Ariano aveva pubblicato il libro e già vedo con sommo piacere che il post ha già ricevuto 71 visite e un bellissimo commento di apprezzamento. Per me, sarebbero bastate solo le parole della presentazione, il riconoscere che il mio progetto è importante e far notare che non si tratta di un percorso semplice. Per me è un potentissimo e bellissimo aiuto. Ma poi trovo anche Lori che mi da la carica, prima ancora di fare la mia doverosa apertura delle danze! che si vuole di più?
    Molti danno tutto per scontato e magari non sanno che con un moderno telefono multimediale, come in molti di noi abbiamo in tasca, sono possibili cose veramente potenti e lo usiamo per cose veramente stupide. Comunque il lavoro che sto portando avanti già da tempo, è fatto con fotocamenre reflex e se si escludono solo due casi, le foto non sono tagliate e possono essere stampate anche in gigantografie da due metri di lunghezza. I testi li ho scritti io, da solo, senza aiuto, senza revisionatore di bozze che mi corregge la virgola o il congiuntivo sbagliato, senza una preparazione scolastica adeguata, senza sconti del mio datore di lavoro e con la famiglia, la casa e tutto il resto del concone. Sono bravo? Sì!
    Con Bettolle ho fatto un percorso a se stante: gli altri paesi della nostra comunità li ho sviluppati pressoché in contemporanea, mentre per Bettolle, è stato un vero e proprio esperimento totale. E' il paese più grande della nostra comunità. In se ci sono storia, contemporeneetà e umanità. Mi sono accorto che i luoghi sono lo specchio della società e se questi luoghi hanno qualcosa di bello, è perché quella società è bella. Certo che questa assonanza la si vede anche quando emergono i limiti delle persone, ma è sempre bene vedere le cose buone e pensare che se uno ha un limite abbia l'umiltà di riconoscerlo e la forza di superarlo. Allora anche i luoghi miglioreranno.
    A questo punto rimane solo Sinalunga, che rappresenta la chiave di volta di tutto il lavoro. Mi dispiace per i Bettollini, parlare in questi termini, ma attenzione, non avete assolutamente un ruolo da comprimari. Anche voi siete parte di una comunità, immersa in una società ancora più grande. Se questa comunità non trova il modo di far valere le proprie cose belle tutti insieme, la società ci mangia! A Sinalunga ci sono tre paesini deliziosi, Scrofiano, Rigomagno e Farnetella, con centri storici veramente importanti, un paese tirato su dal nulla popolato da persone forti e di carattere, onesti lavoratori in grado di dar esempi di onestà mirabile, che è Guazzino, e poi Bettolle, vero e proprio ombelico dell'Italia su gomma, madre meritevole della bistecca più buona del mondo, e della carne bovina più buona d'Italia.
    Io mi domando: se solo lo volessimo, che cosa saremmo in grado di fare?
    Pensare che Sinalunga era uno dei centri italiani di riferimento della falegnameria e adesso sono rimasti due o tre artigiani per la produzione locale, fa riflettere. Ricordare che prima degli anni sessanta eravamo il riferimento italiano per la produzione di laterizio e adesso sono tutti chiusi e uno sta rantolando, fa veramente male.
    Vorrei lanciare un appello e far in modo che ognuno nel proprio modo cerchi di portare buoni esempi per tutti. Spero che il mio tentativo valga a qualcosa.

  • Redazione
    Redazione Lunedì, 15 Dicembre 2014

    Grazie Filippo per la tua preziosa collaborazione

  • Ospite
    Roberto Martedì, 23 Dicembre 2014

    Questa mattina al bar si diceva di questa bella iniziativa che portate avanti del documentare i nostri posti.
    Si diceva che se non si registra ciò che viene fatto equivale a vivere parzialmente.
    E si diceva anche che è un peccato che intorno a tutto ciò che fate non ci sia il movimento che meriterebbe.
    Ma si diceva anche che la gente è così.
    La gente parla quando ha da criticare.
    E allora vuol dire che va bene.

  • Ospite
    Faby Martedì, 23 Dicembre 2014

    Solo una domanda, ma era proprio necessario mettere la foto del toro per simbolizzare larticolo?
    Mammina, è tanto brutto.
    Ma non si poptrebbe mettere un'altra foto?

  • Filippo
    Filippo Venerdì, 26 Dicembre 2014

    Spero solo che l'appunto sia sul toro e non sulla fotografia! :)
    Sai, anche quando si scrive, per rendere il senso al discorso si scrivono parole brutte, ma non per questo la frase o il racconto sono poi brutti... o viceversa!

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Ospite Lunedì, 23 Luglio 2018
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