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ottobre piovono libri
"Evento realizzato nell´ambito del progetto Ottobre, piovono libri: i luoghi della lettura promosso dal Centro per il Libro in collaborazione con la Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome, l´Unione delle Province d´Italia e l´Associazione Nazionale Comuni Italiani".


 

sereni
IL LUPO MERCANTE
Alice, Barbara, Roberta, Angela... tante altre; il romanzo di una generazione memorabile quanto poco raccontata finora. Nate al mondo il giorno prima del ’68 sono ragazze del secolo scorso impegnate a mantenere un filo di coerenza a non dimenticare e non distrarsi. Anche quando il buio si addensa, non solo sulle proprie vicende private.
Casalinghe non rassegnate. Professioniste. Madri che si vorrebbero diverse, tutte si scontrano con differenze che sembrano ricacciare indietro ogni progresso; con figli inquieti per il proprio ruolo traballante, con figlie che rifiutano all’apparenza ogni genealogia. Per le ragazze che si sentivano padrone del mondo il futuro sta diventando stretto. Eppure a incontrarle, si continua a riconoscerle. Perché sono una generazione irripetibile di donne, quelle che hanno potuto pensare di avere in mano la propria vita e, insieme, hanno saggiato fino in fondo le barriere non ancora abbattute ed i soffitti di cristallo praticamente quasi intatti..
I complicati confini tra maschile e femminile, tra il privato e la politica, sono indagati e messi in discussione ancora una volta da Clara Sereni in questa raccolta di racconti, che assume un’architettura particolare in quanto scelta per raccontare la storia di una generazione. Racconti dunque che delineano sfaccettature diverse, se pure coerenti tra loro in un disegno complessivo che attiene alle fasi della vita, dalle bambine di Glicine, alla madre di “Uomo”, una volontà di recupero di esperienze vissute per consegnarle, per testimoniarle a chi non c’era e riattivare un dialogo tra le generazioni ed attivarne uno nuovo tra i generi con la pazienza di “cambiare piccole cose, sena fermarsi mai”.



Clara Sereni
è nata nel 1946 a Roma e vive da molti anni a Perugia, città della quale è stata vicesindaco. Ha pubblicato Sigma Epsilon (1974), Casalinghitudine (1987), Manicomio primavera (1989), Il gioco dei regni (1993), Eppure (1995), Passami il sale (2002- Premio Grinzane Cavour), Le merendanze (2004 – Premio Donna – Città di Roma). Traduttrice di classici francesi, ha curati i volumi collettivi Mi riguarda (1994), e Si può! (1996). Opinionista sulle pagine dell’Unità, ha raccolto alcuni dei suoi interventi per quotidiani e convegni in Taccuino di un’ultimista (1998). E’ presidente della fondazione “La città del sole” – Onlus, che costruisce progetti a favore di persone con handicap psichico e mentale. Casalinghitudine e Manicomio primavera sono diventati due spettacoli teatrali, diretti e interpretati da Carlina Torta.


Un invito alla lettura delle opere di Clara Sereni

Le Merendanze, Rizzoli, 2004 (Premio Donna Città di Roma)
Clara Sereni, anche in questo romanzo riesce ad offrirci una lettura piacevole ed intensa sotto il profilo letterario e storie che restano merendanzedentro perché colgono segni dei tempi, tempi che cambiano.
Tutto comincia dal discorso del vescovo che invita a chiamare gli immigrati del quartiere al pranzo di Natale; questa possibilità – che fa paura ma insieme attrae, s’infiltra nelle esistenze di alcune donne che a vario modo sono alla ricerca di qualcosa di diverso nel loro quotidiano. Questa occasione da il via ad un processo di condivisione e di consapevolezza che darà fiducia alle protagoniste di questo romanzo. Un’epopea femminile che, pur descrivendo tante storie di solitudine, di insoddisfazione, di disagio, non si limita a prendere atto dei problemi di questa nostra società, ma indica modi e strumenti di un’etica possibile. Infatti l’incontro tra il gruppo di donne italiane ed un gruppo di immigrate di una Casa di accoglienza, cominciato nell’impaccio e nell’esitazione, si rivela gratificante ed apre a poco a poco nuove prospettive. Mobilitando sapienze femminili dimenticate o trascurate, il gruppo di nuove amiche che inventa il “merendanzo” una merenda-pranzo per raccogliere fondi; ancora una volta il cibo come metafora dell’incontro tra culture diverse, a sottolineare lo spazio della complicità e del possibile dialogo, aiutando a superare il muro di silenzio o sospetto che separa le alterità il cibo come un “linguaggio parallelo” per aggiungere qualcosa in più ed oltre le parole.



Passami il sale, Rizzoli, 2002 (Premio Grinzane Cavour)
La storia di una donna che tenta di conciliare ruoli di grande impegno e responsabilità: quello di vicesindaco della sua città, quello di passami il salemadre di un figlio portatore di handicap e quella di moglie di un uomo con il quale vive una solida intesa. E’ un racconto, ma al contempo una sorta di diario dove l’autrice mette a nudo i problemi, le difficoltà quotidiane dell’esperienza politica, la “complicazione” delle procedure amministrative non sempre improntate alla tutela di garanzie per i cittadini, un modo dove vigono ferree le regole ed i modelli maschili, ma talvolta anche la mancanza di trasparenza e di democrazia partecipata. La difficoltà di dar conto e dare soluzioni concrete ai reali bisogni che i cittadini pongono agli amministratori, in questo caso ad una donna che vive questa esperienza con faticosissimi tour de force, modificando orari, ritmi e regole della sua vita privata, obbligandosi a trovare ogni volta un delicato equilibrio tra i molti ruoli che è chiamata ad interpretare. Ecco che il poco tempo che resta per il quotidiano, è dedicato al cibo preparato con il figlio, il cibo permette di recuperare i gesti essenziali della cura, il valore affettivo e simbolico che se ne trae perché, come già scriveva Clara Sereni in Casalinghitudine “è impossibile una vita solo funzionale, senza piccoli gesti di agio, senza odore di cura, senza una qualche ricchezza”.




Taccuino di un’ultimista, Feltrinelli, 1998
Una sorta di diario pubblico e privato, un taccuino in cui si annotano appunti che permettono poi di ricostruire le tappe salienti di una vita taccuinodi successi ma anche di difficoltà. Clara Sereni introduce questo suo libro con una sintesi sapiente, come sapiente è la sua scritture anche quando racconta la quotidianità: “Ebrea per scelta più che per destino, donna non solo per l’anagrafe, esperta di handicap e debolezze come chiunque ne faccia esperienza, utopista come chi, radicandosi in quanto esiste qui e oggi, senza esimersi dall’intervenire sulla realtà quotidiana coltiva il bisogno di darsi un respiro e una passione agganciati al domani”.
Il taccuino si struttura in quattro parti diverse, la prima dedicata alla complessa questione del “conflitto israelo-palestinese”, nella seconda Sereni rievoca la sua famiglia, la sua infanzia, l’adolescenza fino all’entrata nel mondo e l’inizio della militanza politica. La terza e la quarta si presentano come aperta denuncia all’inadeguatezza della politica, dei servizi pubblici a farsi carico delle emarginazioni e dei disagi sociali a fronte dei quali la scrittrice si conferma “ultimista” nel senso di essere portavoce degli ultimi e per tutti solo è necessario credere nella solidarietà che diviene crescita civile, un’utopia per la quale occorre mantenere la forza e la pazienza del fare quotidiano.




Eppure, Feltrinelli, 1995
eppureUn’altra raccolta di racconti nei quali, con grande lucidità narrativa, Clara Sereni, coglie l’attimo in cui una vita devia verso l’oblio , descrivendo le tappe di progressivi deragliamenti,conferendo all’apparente gratuità del caso la ferrea necessità della tragedia.
Inascoltata e quasi invisibile, una bambina cerca di sfuggire alla grigia solitudine domestica dando vita a suo giocattoli con il semplice e magico schioccare delle dita. Un vecchio cappello fuori moda svela a un omosessuale la felicità, e lo consegna all’orrore. Una donna rivive, nell’amicizi della nipote per una bambina ebrea, il trauma infantile che ha congelato le sue scelte e la sua vita. Di fronte al bancone del check-in di un areoporto, Parigi perde di colpo la sua romantica poesia per una coppia che desidera solo una “normale” luna di miele… Ma c’è un “eppure” che, nonostante tutto, non possiamo lasciar cadere.






Il Gioco dei Regni, Giunti, 1993
Questa è storia vera ed è invenzione: è il tentativo paziente di rintracciare, nell’intricato tessuto della Storia. I fili sfuggenti di alcune il giocoeccezionali esistenze individuali. Con una costruzione a mosaico, in cui ogni tessera recupera il proprio significato, Clara Sereni ripercorrere la vita di tre generazioni della propria famiglia, trovatasi per scelta e per destino al crocevia delle trame centrali del ventesimo secolo: i movimenti rivoluzionali in Russia, la prima guerra mondiale e la seconda, le galere fasciste e i lager nazisti, il comunismo di Stalin, il sogno sionista.
Le utopie e le tragedie che attraversano i protagonisti di questo libro, rendendoli di volta in volta vittime e vincitori, diventano qui immagine, voce, scrittura, racconto di un mondo e dell’eredità che ne resta. Sono uomini che, per mostrarsi esemplari si sono negati ai propri sentimenti; sono donne apparentemente quiete nelle pieghe di una consueta subalternità, attente però a lasciare testimonianza di una presenza tutt’altro che marginale, e a tratti memorabile. E tutti, uomini e donne, emergono da queste pagine con la ricchezza di emozioni, percorsi e motivazioni d cui un’indagine storica tradizionalmente intesa non potrebbe mai dar conto fino in fondo, e che la scrittura letteraria, ed in particolare la scrittura di Clara Sereni, restituisce invece alla molteplicità e alla complessità contradditoria della vita.


[Il Gioco dei Regni è stato presentato, poco dopo la sua pubblicazione, presso la Biblioteca Comunale di Trequanda l’11 giugno 1993, con la collaborazione della Biblioteca comunale di
Sinalunga, alla presenza dell’autrice e con l’intervento di Elena Gianini Belotti
]



Manicomio primavera, Giunti, 1989
Manicomio primavera, è lo spazio imprevisto e sospeso generato da un’emozione esemplare; l’emozione diversa che irrompe in manicomio primaveraun’esistenza normale, l’emozione che per un attimo illumina di normalità una vita da “diversi”.
Normali per scelta o per consuetudine, diverse perché isolate in una maternità disperante e malata, le donne che Clara Sereni racconta si inoltrano in questa terra di nessuno con passi incerti, dotati di volta in volta dal coraggio, dalla stanchezza, dalla curiosità, dalla paura.
Orfane di certezze, perché niente sarà mai più come prima, messe a nudo da un primo bacio o dal
Cancro, da una domanda ossessiva o da un sorriso intraducibile, da un figlio irriconoscibile o da un figlio immaginato, le donne che attraversano il ”manicomio primavera” si aggrappano a un linguaggio elementare, da sempre radicato in tutte, fatto di gesti più che di parole.
I gesti quotidiani assumono così la rilevanza drammatica di una risposta, di una scelta.




 

Casalinghitudine, Einaudi, 1987
Qualcuno ha detto che noi siamo quello che mangiamo, e di fatto il cibo segna imperiosamente con la sua presenza i riti e le stagioni, le casalinghitudinecontinuità e le svolte le seduzioni e le liti tra la tentazione del superfluo ed il richiamo delle vecchie radici sepolte, come fa Clara Sereni in questo delizioso libro, il suo primo successo, dove ricette e storie si intrecciano in un continuo rimando le une alle altre.
Per raccontare la propria storia personale, ma anche e soprattutto la storia di una famiglia speciale e di una generazione, Clara Sereni ha scelto un’impostazione originale: scruta se stessa e i personaggi attraverso il cibo che mangiano, come lo mangiano. Così la minestra dei Sette Grani evoca una maternità, il mitico ’68 è una pasta e fagioli, un polpettone scandisce il consolidarsi di un’amicizia e una frittata di zucchine può diventare l’immagine di una frattura storica il ricordo del padre (Emilio Sereni) intento a discutere fittamente con Pietro Nenni sulla spiaggia di Formia.
La cucina è uno dei luoghi dove da sempre si è concretizzato uno dei saperi della cura – fare da mangiare per la famiglia- ruolo ancora assegnato alle donne e dove una difficile conciliazione rende altrettanto difficile trarre piacere da una pratica che è ricerca e scoperta, che passa attraverso il piacere di accostare materie diverse, un laboratorio che oggi più che mai dovrebbe essere attento ai corretti stili di vita garantiti anche da una buona alimentazione.
Se il cibo può diventare un linguaggio più efficace della parola, ecco che “casalinghitudine” non significa soltanto abitudine, noia, nostalgia di una totalità perduta, ma definisce il tentativo di appropriarsi del passato per inventare un futuro.
Il racconto di Sereni è intarsiato di ricette vere, che ne costituiscono una componente essenziale, interessante, accattivante… ed infatti spesso queste ricette sono state inserite in alcuni dei menu scelti dai ristoranti che hanno aderito al progetto “bocconi di libri, cene letterarie”