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“L’Archivio Comunale di Trequanda"
Inventario della Sezione storica
a cura di
Cecilia Rosa e Luana Trombetti
Amministrazione Provinciale di Siena
Siena 1990
INTRODUZIONE
Il castello di Trequanda fu concesso in feudo dall'imperatore Ottone IV a Guido Cacciaconti nel 1211 [nota 1]. Importante luogo per il controllo della strada che, attraverso Asciano, andava da Chiusi a Siena, Trequanda si staccri a poco a poco dalla signoria dei Cacciaconti [nota 2] fino a sottomettere il territorio della comunità alla repubblica di Siena, che, nel 1255, vi mandò un giusdiscente, sottoposto alla podesteria senese [nota 3]. Per le sue simpatie ghibelline, Trequanda rischiri poi di essere distrutta nel 1289 e infine fu venduta dal governo guelfo di Siena, insieme con Belsedere, a Musciatto Franzesi, signore di Staggia, nel 1301 [nota 4]. Dopo circa dieci anni i Franzesi la rivendettero ai Tolomei.
Costretta ad arrendersi all'esercito imperiale nel 1553 e annessa allo stato mediceo, Trequanda fu sede di una podesteria che comprendeva anche i "popoli" di Farnetella, Montisi, Montelifré, Petroio, Rigomagno e Scrofiano [nota 5]. Successivamente, con la riforma giudiziaria leopoldina, Trequanda, Petroio e Montisi vennero aggregati alla podesteria di Asciano.
Per il criminale Trequanda fu sottoposta al capitanato di Pienza fino al 1838, quando fu annessa, insiema a Torrita, al vicariato di Sinalunga, dove nel 1850 fu istituita la Pretura. La cancelleria comunitativa cui afferì fino alla metà dell'800 fu quella di Asciano, per poi passare a quella di Sinalunga.
Col regolamento lorenese del 2 giugno 1777 furono riuniti alla comunità di Trequanda i comunelii di Petroio, Montisi, Montelifré e Belsedere. Nel 1833 fu unito poi a quella comunità anche Castelmuzio, dal 1777 appartenente a Pienza.
Dopo l'unificazione italiana Montisi entrri a far parte del Comune di S. Giovanni d'Asso, mentre ben poco è rimasto oggi dell'ormai disabitato e decaduto Monte1ifré. Per ciri che riguarda gli altri comunelli, mentre Petroio – altro possedimento dei Cacciaconti – fu sottomesso al Comune di Siena fino al 1175, Castelmuzio [nota 6], territorio della repubblica di Siena, ebbe da quella il primo giusdiscente nel 1275, per poi passare alla giurisdizione dello Spedale della Scala e divenire nel XV secolo proprietà dei Piccolomini.
Alcuni inventari d'archivio della comunità di Trequanda sono stati reperiti nel fondo Quattro Conservatori dell'Archivio di Stato di Siena [nota 7]. Risalgono tutti al 1772, in ottemperanza ad una circolare del Magistrato dei Quattro del novembre 1771, secondo cui le carte con relativo elenco dovevano essere consegnate agli ufficiali successori. Questi inventari riguardano gli archivi della comunità di Petroio, della Compagnia laicale del Corpus Domini di Petroio, della Compagnia laicale del Corpus Domini di Montisi, della comunità di Montisi, dei «libri e scritture appartenenti alla Comunità di Trequanda esistenti nel Publico Archivio della medesima», dei «Libri della Compagnia laicale della Santissima Concezione di Trequanda, esistenti nel suddetto archivio della Comunità di detta Terra», dei libri della comunità di Castelmuzio e di quelli della Compagnia laicale di S. Bernardino di Castelmuzio. Senza alcuna numerazione, essi contengono soprattutto indicazioni relative a libri contabili e a statuti con le relative addizioni [nota 8].
Nel marzo 1746, in seguito ad una Istruzione di Pompeo Neri, il podestà di Trequanda Giovan Battista Pannilini inviri a Firenze i dati sui «libri» di quella comunità e dei comuneIli annessi, raccolti da Giovan Battista Cicuralli. Si tratta anche in questo caso di semplici elenchi senza numerazione dei pezzi e il materiale per lo più è formato da processi civili, da bandi, da registri del «danno dato» e da statuti. A Montisi, invece, come a Petroio, appaiono anche gli spogli dei debitori, conservati presso il camarlingo [nota 9]. Nella risposta all'Istruzione si accenna anche agli archivi di Scrofiano e Farnetella, che allora facevano parte della podesteria di Trequanda, e si fa notare che gli statuti si trovavano in quel lasso di tempo a Siena per la copiatura [nota 10].
Un inventario conserVato nell'archivio comunale di Asciano [nota 11], molto accurato e con aggiornamenti dal 1841 al 1845, numera per la prima volta le unità archivistiche della comunità di Trequanda a partire dalle carte del secolo XVI [nota 12].
Un altro inventario, compilato nel 1902, suddivide i documenti per materie, probabilmente all'atto dell'applicazione della circolare ministeriale del l marzo 1897 [nota 13]. A una prima «categoria» intitolata «Corrispondenze» (127 pezzi) – che raccoglie dal 1778 non solo il carteggio, ma anche affari magistrali, ordini ecc. – seguono quella del «Lavori pubblici» (17 pezzi), della «Leva militare» (22 pezzi), delle «Memorie antiche» (6 pezzi). «Contratti e obbligazioni» è la quinta serie di 17 unità, alla quale seguono quelle delle «Deliberazioni magistrali» (36 pezzi), della «Contabilità, bilanci, rendiconti», (95 pezzi, in cui sono stati compresi i dazzaioli, i reparti, gli spogli con i bilanci e i loro allegati), dei 5 pezzi delle «Liste elettorali» e dei 31 dello «Stato civile».
Il criterio del riordinamento per materia è stato seguito anche trent'anni or sono, quando fu compilato un inventario che suddivise gli atti nei due settori ante e post-unitario. Le otto serie del primo settore ripetono in parte i titoli dell'inventario del 1902, pur seguendo un ordine diverso: «Memorie antiche» (pezzi 6); «Corrispondenze» (pezzi 80); «Lavori pubblici» (13 pezzi); «Leva militare» (19 unità); «Contratti - obbligazioni» (17 pezzi); «Deliberazioni» (21 pezzi); «Contabilità, bilanci, rendiconti» (68 pezzi); «Stato civile» (pezzi 9), dove sono raccolte anche le liste elettorali.
Il secondo settore fu diviso nelle cinque serie seguenti: «Deliberazioni» (28 pezzi); «Protocolli della corrispondenza» (57 pezzi); «Carteggio», dove erano compresi i documenti più vari, dagli accolli di strade alle note dei parroci, dalle liste elettorali allo stato civile (133 pezzi); «Registri dei mandati, bilanci, rendiconti, mastri, libri giornali» (50 unità); «Allegati ai conti» (36 pezzi).
L'inventario che ora si presenta tiene conto dei mutamenti istituzionali e degli uffici che hanno prodotto le carte, rispettando l'ordinamento del «Carteggio», che il Comune di Trequanda suddivise dal 1866 in diciotto categorie [nota 14] e poi, dal 1897, nelle quindici categorie stabilite dalla circolare dello stesso anno prima ricordata.
L'anomala solerzia del Comune di Trequanda (rispetto a quasi tutte le altre amministrazioni comunali) nell'applicazione di quella circolare puri essere testimoniata anche dal fatto che alcune cartelle intitolate «Posta inutile» (forse pronte per lo scarto, poi mai effettuato) furono preparate proprio nel 1898, al momento della sistemazione del carteggio nelle quindici categorie, ancor oggi in uso.
Fra gli archivi aggregati, oltre quelli dell'ECA e di altri piccoli enti, sono da segnalare le carte della famiglia Asinari di San Marzano-Luserna di Rorà, proprietaria di terre nel Comune di Trequanda fin dalla seconda metà del XVI secolo. Dette carte, rinvenute nel marzo 1983 in un fondo di proprietà comunale dall'assessore ai lavori pubblici e al turismo del Comune di Trequanda sig. Elviro Bardelli, furono subito trasferite nei locali dell'archivio comunale e così salvate in extremis dalla dispersione e dall'umidità. Poco dopo furono esaminate dal dotto Luigi Borgia, funzionario della Sovrintendenza Archivistica per la Toscana, il quale stilri una relazione [nota 15], che qui in parte riportiamo e riassumiamo:
«La famiglia Asinari, una delle più antiche della nobiltà astigiana, si divise in numerosi rami: di questi sono estinti quelli di Burio, di Virle, di Costigliole, di Camerano; fioriscono ancora, invece, quelli di Bernezzo (Asinari Rossillon) e di San Marzano.
Le memorie certe della stirpe risalgono al XII secolo: in quell'epoca, infatti, gli Asinari possedevano casa in Asti ad portam de archu. Nei primi tempi della loro storia seguirono le agitate vicende del comune astigiano nel quale, a volte, ricoprirono le più alte cariche e dal quale, altre volte, furono addirittura banditi.
Molti Asinari vestirono l'abito di cavalieri gerosolimitani e ben quattordici di essi, tra il 1403 e il 1681, raggiunsero il rango di commendatori. Generalmente vantano una lunga serie di uomini d'arme, di ecclesiastici, di uomini politici, di alti funzionari di corte; tra gli insigniti del Collare dell'Annunziata, la maggiore onerificenza sabauda poi italiana, e una delle principali in Europa, ben sei, nel corso dei secoli, portano il loro nome».
Il ramo di San Marzano, di cui sono ancora fiorenti le due linee ultrogenite di Amedeo e di Enrico, originate dalla prima linea di Guido, è quello che qui soprattutto interessa.
«All'atto dell'estinzione della linea primogenita dei San Marzano l'eredità fu raccolta da un'altra famiglia piemontese, i Luserna Rorengo (Luserna di Rorà).
[...] Le carte ispezionate costituiscono soltanto una parte, e non la più vasta, dell'archivio degli Asinari di San Marzano.
Risulta agli atti di questa Sovrintendenza, infatti, che nel corso dell'anno 1927 il Marchese Vittorio Luserna di Rorà, recentemente scomparso, alienri il castello di Costigliole d'Asti e donri contemporaneamente al Comune di Costigliole la parte più antica dell'archivio dei San Marzano esistente al castello. Il resto della documentazione fu fatto trasportare dal predetto Marchese Vittorio al castello di Trequanda in Toscana e, a breve distanza di tempo, parzialmente donato al generale Enrico Asinari di San Marzano, appartenente alla prima linea di Guido.
Intorno all'anno 1930 Vittorio Luserna di Rorà fu sottoposto a procedura fallimentare, curata dal Monte dei Paschi di Siena, e tutti i suoi beni immobili di Trequanda furono acquistati dalla Cassa di Risparmio delle Province Lombarde. Lo scrivente ritiene che da quell'epoca si sia perduta traccia delle carte recentemente rinvenute dal Comune.
Dagli atti di questa Sovrintendenza risulta, infine, che intorno alla metà degli anni Sessanta il Ministero dell'Interno, allora competente, procedette all'acquisto per l'Archivio di Stato di Torino di carte Asinari di San Marzano, si crede dagli eredi del generale Enrico (morto nel 1938) al quale Vittorio Luserna di Rorà le aveva a suo tempo donate.
Il Marchese Vittorio di Rorà è morto senza discendenza diretta: suo erede, anche del nome, dovrebbe essere Adriano Ghelli Luserna Rorengo di Rorà, coniuge di Maria Caterina Canevaro di Castelvari e di Zoagli, pronipote ex frate di Delfina Canevaro, madre dello stesso Marchese Vittorio).
Si ringrazia l'Amministrazione Comunale di Trequanda per la disponibilità e la sensibilità dimostrate, e in particolare il Sindaco e il Segretario.
Luana Trombetti

NOTE
1) Sulla famiglia Cacciaconti v. P. CAMMAROSANO, Le campagne senesi dalla fine del secolo XII agli inizi del Trecento: dinamica interna e forme del dominio cittadino, in Contadini e proprietari nella Toscana moderna, Atti del Convegno di studi in onore di Giorgio Giorgetti, voI. l, Dal Medioevo all'età moderna, Firenze, Olschki, 1979, pp. 153-222, specialmente pp. 182-185; su Scialenghi e Cacciaconti v. E. REPETTI, Dizionario geografico-fisico-storico della Toscana, VI, Appendice, Firenze, 1846, pp. 65-67; G. TABACCO, Arezzo, Siena, Chiusi nell'Alto Medioevo, CENTRO ITALIANO DI STUDI SULL'ALTO MEDIOEVO, Atti del V Congresso internazionale di studi sull'Alto Medioevo, Spoleto, 1973, pp. 163-189. Per alcuni personaggi della famiglia v. Dizionario Biografico degli Italiani.
2) Nel 1251 il Consiglio Generale di Siena, informato da lldibrandino di conflitti esistenti trasé e i residenti di Trequanda e di Montefollonico, si pose come arbitro della controversia. Con la convenzione i Cacciaconti riconobbero l'assoluto diritto di proprietà dei titolari dei beni allodiali e rinunciarono a imposizioni sulle doti, sulle eredità rimaste a donne, sui beni delle vedove. La comunità doveva comunque versare 225 lire a titolo di censo perpetuo annuo. V. i testi delle convenzioni in O. REDON, Uomini e comunità del contado senese nel Duecento, Accademia Senese degli Intronati, Siena, 1982.
3) Cfr. P. CAMMAROSANO, Le campagne, cit., p. 155.
4) Relativamente a Trequanda, sembra essere stata base di ribellione contro il governo guelfo di Siena e rifugio dei fuoriusciti ghibellini. Belsedere, insieme con Montelifré, era uno dei comunelli di Trequanda.
5) Montisi, ora appartenente al comune di S. Giovanni d'Asso, aveva ottenuto dai Cacciaconti una convenzione già nel 1218, con la quale tutte le prestazioni dominicali in denaro o monetizzabili furono sostituite da canoni annui di frumento. Nel 1777, Rigomagno e Scrofiano furono aggregati alla comunità di Sinalunga, mentre Farnetella era passata al Capitanato di Sinalunga già nel 1588.
6) Cacciaconti e Salimbeni ancora intorno al 1320 avevano molte proprietà a Castelmuzio, Montisi e Petroio.
7) Cfr. ASS, Quattro Conservatori, 1804. 'Sempre nel fondo dei Quattro, grazie a Lucia Conenna Bonelli, è stato trovato un elenco dei beni, risalente alla metà del sec. XVI, dove, insieme con i sigilli del Comune di Trequanda, le manette, gli sgabelli ecc., sono citate carte relative a contratti di locazione, affitti, compravendite, quietanze, consegnate dal camarlingo uscente Giulio di Maestro Marco al nuovo camarlingo Ridolfo Ignazio (cfr. ASS, Quattro Conservatori, 3151).
8) Cfr. ibid. 1804. Gli inventari sono così suddivisi: Comunità di Petroio: 3 spogli, un dazzaiolo del '600 e un libro di statuti; Compagnia Iaicale del Corpus Domini di Petroio: un libro delle entrate e uno delle uscite, iniziati nel '17 17 e un libro dei debitori; Compagnia laicale di Montisi: un libro di entrate e uscite del sec. XVI, uno di consigli e doti iniziato nel 1676 e uno di entrate e uscite, comprensivo di consigli e memorie,iniziato ai primi del XVII secolo. Segue l'elenco dei libri della comunità di Montisi, che comprende due libri di memorie (secc. XVII e XVIII), due spogli dei debitori e creditori (sec. XVIII), due libri di «perpetue» e un libro degli statuti. I libri della comunità di Trequanda, oltre quelli delle memorie dei secoli XVII e XVIII, comprendono due spogli di creditori e debitori, quattro libri di «perpetue», uno di statuti e ordini del magistrato e cinque filze di ordini magistrali. Il materiale della Compagnia laicale della Santissima Concezione di Trequanda è costituito da tre volumi d'amministrazione, uno di memorie e uno di «sindacati». Castelmuzio, infine, aveva solo quattro libri di spogli (secc. XV-XVIII), così come solo due spogli appartenevano alla Compagnia laicale di quella stessa comunità.
9) Cfr. ASF, l. e R. Consulta, 464, I serie,· filza XI, fasc. S', cc. 84-92.
10) Cfr. ibid.
11) Cfr. Archivio Comunale ai Asciano, Cancelliere comunitativo (1814 - 1865), S71, cc. 187-197.
12) l pezzi più antichi elencati sono: uno spoglio, una filza relativa alle vendite, un libro di statuti e due registri di tasse.
13) Cfr. ACT, Inventari, 7.
14) Le categorie adottate dal Comune nel 1866 erano: Diritti elettorali, Amministrazione comunale, Contabilità, Contribuzioni, Affari militari, Guardia nazionale, Pubblica sicurezza, Igiene, Lavori pubblici, Istruzione, Affari religiosi, Beneficenza, Agricoltura, Industria e Commercio, Statistica, Miscellanea, Stato civile, Censimento popolazione.
15) La relazione è corredata di varie tavole genealogiche.
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