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L’Archivio Comunale di Sinalunga”

Inventario della Sezione storica a cura di Andrea Giorgi e Stefano Moscadelli

"Gli Archivi, concluderemo, regolarmente tenuti e conservati sono un tesoro per le Nazioni e non vi è governo, Municipio né privato nel suo particolare che gelosissimo della loro integrità risparmi cure, pensieri e che non ponga a disposizione qualunque somma in questo rapporto, imperocché negli Archivi si conosce il passato, si ha la storia del fatto dell'Uomo, la Scuola fondata sull'esperienza per il viver futuro ed in quelli pubblici comunali si ha la norma sicura per la tutela e difesa di azioni e diritti al pacifico godimento delle proprietà e di quelle prerogative che in ogni aspetto interessano la società".

G.M. BECATIINI, Il cancelliere ministro del censo
ed i nuovi municipi
, Colle Val d'Elsa 1849, p. 213.

INTRODUZIONE

1. Il territorio e le istituzioni delle comunità di Bettolle, Farnetella, Rigomagno, Scrofiano e Sinalunga.

Per comprendere la formazione di un complesso documentario è buona regola, com'è noto, valutare attentamente la storia delle istituzioni che lo hanno prodotto. In questa introduzione si è ritenuto opportuno inserire in un più ampio contesto ambientale e insediativo la storia istituzionale delle comunità che ebbero sede nell'attuale territorio comunale di Sinalunga, dando conto delle essenziali trasformazioni da loro subite, così da chiarire in quale misura esse abbiano inciso sulla parallela evoluzione della produzione documentaria.

a) Dal XIII secolo alla caduta della Repubblica di Siena.

L'archivio comunale di Sinalunga conserva documentazione prodotta nel corso dei secoli dalle comunità aventi sede nella porzione settentrionale della Valdichiana senese [nota 1]. Questo territorio, come il resto della valle, appare oggi uno dei paesaggi toscani in cui più evidenti sono le tracce dell'intervento dell'uomo: il fondovalle principale è infatti costituito da depositi alluvionali dovuti prevalentemente alle bonifiche effettuate negli ultimi secoli al fine di assicurare un ordinato deflusso delle acque [nota 2]. Ben diverso doveva essere invece il paesaggio in età tardo-medievale – epoca cui si riferisce il materiale più antico dell'archivio –, segnato dalla presenza di vaste zone paludose [nota 3] menzionate a più riprese in opere letterarie e in fonti documentarie [nota 4] ed efficacemente raffigurate nella cartografia cinquecentesca [nota 5]. Tra la seconda metà del Duecento e i primi decenni del Trecento – periodo cui risalgono le prime fonti di matrice cittadina che rendono possibile un'analisi demografica complessiva del territorio senese –, la zona qui considerata presentava un forte accentramento insediativo in un ristretto numero di grandi castelli (Sinalunga, Scrofiano, Rigomagno), che ospitavano verosimilmente dai due terzi ai tre quarti della popolazione. Stante una quasi assoluta assenza dell'insediamento aperto o sparso, il resto degli abitanti viveva in altri castelli di medie dimensioni (Bettolle, Farnetella – detta anche Montebuono – e Ripa, l'antica Mensulae [nota 6]) o in piccoli centri fortificati (Fratta, Collelungo, Poggiolo). Nel complesso si può ragionevolmente ipotizzare che alle 517 massaritie e ai circa 1650 proprietari (''unità fiscali") censiti tra il 1278 e il 1320 per i sei castelli principali, corrispondesse un numero di abitanti compreso tra i 5000 e i 7000 e una densità abitativa senz'altro superiore alle 60 unità per chilometro quadrato, decisamente la più consistente di tutto il contado senese [nota 7]. A fronte di una sostanziale tenuta – se non addirittura di un incremento della popolazione – riscontrata nell'area ancora tra la seconda metà del Duecento e l'inizio del Trecento, la crisi che sconvolse l'assetto demico del Senese nel corso dei secoli XIV e XV colpì pesantemente anche la Valdichiana, destinata peraltro a rimanere la zona più densamente popolata di tutto lo Stato. Conseguenze della ristrutturazione insediativa iniziata nei decenni centrali del Trecento furono il sostanziale abbandono del castello della Ripa [nota 8], la riduzione a semplici dimore signorili di quelli della Fratta, Collelungo e Poggiolo, il notevolissimo decremento della popolazione residente nei centri maggiori, nonché l'incipiente sviluppo dell'insediamento poderale [nota 9]. Si può calcolare che nel complesso tra l'inizio del XIV e la metà del XV secolo la popolazione dell'area si fosse ridotta di circa due terzi e che ancora nel 1532, seppur in ripresa, raggiungesse un livello pari appena alla metà di quello calcolato per il primo Trecento [nota 10]. La gerarchia degli insedimenti all'interno dell'area non mutò comunque molto nella sostanza, se non per il fatto che il castello di Sinalunga venne acquisendo rispetto agli altri un livello demico sempre più ampio: esso comprendeva infatti solo un terzo degli abitanti della zona nel 1320, circa i due quinti alla metà del Quattrocento e addirittura la metà nel 1532.

* * *

Caratterizzata sin dall'XI secolo dalla presenza signorile degli Scialenghi e dei loro discendenti (Cacciaconti e filii Ubertini), l'area in questione – compresa nella diocesi di Arezzo fino al 1462 [nota 11] – entrò nell'orbita senese tra la fine del XII secolo e l'inizio del XIII [nota 12]. Per tutto il Duecento comunque, gli stessi discendenti degli Scialenghi ed esponenti di altri lignaggi rurali o di famiglie cittadine esercitarono diritti signorili sui principali castelli della zona [nota 13], amministrando la giustizia tramite loro ufficiali, sia pur sotto la sovranità del Comune di Siena [nota 14].
Risalgono ai primi anni del Trecento le affrancazioni delle comunità di Sinalunga e Scrofiano dalla signoria dei Cacciaconti: episodi di un processo che verosimilmente dovette interessare anche gli altri principali centri dell'area, i quali intorno al 1330 risultano liberi da presenze signorili. A conclusione della vertenza che oppose il comune di Sinalunga a Rinaldo e Ildibrandino di Rinaldo e Binduccio di Ildibrandino Cacciaconti "occasione iurisdictionis dicti castri", il lodo pronunciato nel palazzo del podestà di Siena il 20 novembre 1303 da nove arbitri eletti dalle parti dispose che, in cambio di 8400 lire, i Cacciaconti cedessero al comune di Sinalunga, tra l'altro, la giurisdizione e signoria sul castello e la connessa facoltà di eleggere il rettore, nonché i loro diritti "in bannis, decimis et condempnationibus que fient et exigentur in dicto comuni", e rinunciassero pure a tutte le prerogative signorili vantate sugli immobili posseduti dal comune e dagli uomini di Sinalunga e alla "pensio" di 180 lire che lo stesso comune era tenuto a versar loro annualmente [nota 15]. Un'analoga composizione interessò il comune di Scrofiano nel 1318, relativamente ai diritti gravanti sui beni immobili della comunità e al censo di 200 lire che questa doveva corrispondere ogni anno ai Cacciaconti, diritti ceduti in cambio di 1200 lire [nota 16].
Il quadro giurisdizionale che si ricava dalle fonti cittadine dei decenni centrali del Trecento non reca ormai quasi più traccia delle realtà signorili presenti nell'area ancora all'inizio del secolo. Mentre infatti il podestà di Siena amministrava direttamente l'"alta giustizia" avvalendosi dell'operato di uno dei suoi milites [nota 17], a partire dal 1306 a Sinalunga e Scrofiano e almeno dal 1332 anche a Rigomagno, Farnetella e Bettolle – analogamente a quanto accadeva in gran parte delle comunità dello Stato – è attestata con continuità la presenza di notai-ufficiali (detti poi vicari) con funzioni di giudici in questioni di ''bassa giustizia" e di attuari delle comunità [nota 18]. Nel 1422 il notaio-vicario di Sinalunga venne sostituito da un podestà dotato anch'egli di competenze in ambito amministrativo e civile su Sinalunga e Bettolle, nonché di una limitata giurisdizione criminale anche sulle comunità di Torrita, Scrofiano, Rigomagno, Farnetella, Montefollonico, Trequanda e Petroio, e titolare di alcune funzioni di natura militare [nota 19].
Soppressa la podesteria di Sinalunga nel 1425, le comunità da lei dipendenti vennero sottoposte al podestà di Torrita [nota 20], finché nel 1468 ebbe luogo il definitivo reinsediamento di un podestà in Sinalunga, a dimostrazione di come questa località fosse ormai divenuta il principale centro istituzionale, oltreché demico, dell'area in questione [nota 21]. Nelle comunità di Scrofiano e Rigomagno – comprese nella podesteria di Sinalunga – gli affari amministrativi e la giustizia civile rimasero comunque per tutta l'età repubblicana di competenza dei vicari eletti "per tratta" dalla Dominante, mentre a Farnetella spettarono a un notaio del podestà di Sinalunga [nota 22].
L'assetto delineato nel corso del Quattrocento trova una sostanziale conferma nello statuto di Siena del 1545, elaborato pochi anni prima della caduta della Repubblica. Il testo normativo prevedeva che in Sinalunga avesse sede uno dei 32 podestà dello Stato, tenuto ad esercitare il suo ufficio semestrale con l'ausilio di due notai, uno dei quali svolgeva la funzione di vicario di Farnetella [nota 23]. Oltre alle tradizionali competenze amministrative, il podestà aveva giurisdizione civile sulle comunità di Sinalunga e Bettolle, nonché limitate competenze d'ambito criminale anche su quelle di Scrofiano, Rigomagno e Farnetella, senza limitazioni alle competenze dei vicari locali [nota 24].
Se da un lato il podestà o il vicario di nomina centrale dotato di compiti sia giurisdizionali che amministrativi – aveva sempre rappresentato il vertice istituzionale della comunità, di fatto la vita di questa veniva gestita in larga misura da ufficiali e organi collegiali espressi in ambito locale. In un quadro generale piuttosto omogeneo, la complessità della struttura amministrativa variava sensibilmente in relazione alla rilevanza demica o territoriale delle singole comunità dello Stato senese. In ognuna delle comunità dell'area presa in esame si nota la presenza di un consesso ristretto – composto generalmente da tre priori o difensori e da un camarlengo –, di un Consiglio minore e di un Consiglio maggiore o generale – di dimensioni variabili in base a quelle della comunità –, nonché di un Consiglio di "un uomo per casa", spesso coincidente col Consiglio generale nelle comunità minori. Ciò che maggiormente differenziava le comunità più consistenti dalle altre – oltre alle dimensioni dei consigli ed alla maggiore operatività di quelli "generali" nelle comunità minori – erano le diverse modalità di elezione alle cariche di vertice e alla miriade di uffici secondari: tendenzialmente per imbossolamento e "tratta" nelle comunità maggiori, per elezione diretta da parte dei consigli o per cooptazione in quelle minori [nota 25].

b) Dall'età cosimiana all'Unità d'Italia.

La storia del territorio della Valdichiana in età moderna è profondamente caratterizzata dalle vicende connesse ai lavori di bonifica dell'ampio fondovalle paludoso e dalle loro ripercussioni sul tessuto insediativo e sociale delle comunità dell'area. Per quanto anche nei secoli precedenti non fossero mancati interventi circoscritti, volti a favorire il regolare deflusso delle acque e il conseguente prosciugamento dei terreni [nota 26], è solo a partire dai decenni centrali del Cinquecento che iniziarono consistenti operazioni di bonifica nell'ambito di accordi stretti tra le comunità della zona ed esponenti della famiglia Medici [nota 27]. Dopo l'inserimento della Valdichiana senese nello Stato mediceo, anche la nostra area cominciò ad essere interessata dal processo di bonifica del fondovalle volto alla creazione di grandi fattorie granducali nei terreni risanati – tra cui quella di Bettolle [nota 28] –, mentre le comunità della zona continuarono sempre ad aver cura dei piani attraversati dal fiume Foenna e dai suoi affluenti. Dopo il sostanziale rallentamento delle opere di bonifica verificatosi nella prima metà del Seicento – epoca comunque densa di riflessioni teoriche sulle modalità di esecuzione degli interventi [nota 29] –, a partire dalla fine del secolo i lavori presero nuovo vigore per alcuni decenni sotto la direzione di valenti ingegneri, quali Giuliano Ciaccheri, Giovanni Franchi e Pier Antonio Tosi, attivi anche nel territorio di Sinalunga [nota 30]. Decisiva per la definitiva bonifica della Valdichiana fu comunque la fase che si aprì durante il regno di Pietro Leopoldo, allorché il problema del risanamento della Valle – non più affrontato con una serie di interventi settoriali – cominciò ad essere esaminato in maniera complessiva. Affidati alla guida di Vittorio Fossombroni tra il 1788 e il 1827, i lavori vennero sostanzialmente portati a termine da Alessandro Manetti nei decenni centrali dell'Ottocento, per quanto sino ai giorni nostri siano stati effettuati ulteriori interventi di sistemazione [nota 31].
Grazie anche ai mutamenti indotti nell'assetto territoriale dalle opere di bonifica, la Valdichiana senese – da sempre una delle aree maggiormente popolate di tutto lo Stato – andò incontro in età moderna ad una complessiva crescita demica, peraltro non esente da fasi di momentaneo regresso. Mentre per la prima metà del Cinquecento si può stimare che la popolazione dell'area qui considerata sia pure in aumento – ammontasse a poco più di 3000 abitanti, alla fine del secolo essa ne contava quasi 5000, avvicinandosi quindi ai livelli trecenteschi [nota 32]. Gli effetti della generale crisi di primo Seicento – che riportò la popolazione dell'area sotto le 4000 unità – furono completamente riassorbiti solo intorno alla metà del XVIII secolo, quando l'incremento demico assunse un ritmo tale da consentire il raggiungimento dei massimi livelli medievali entro i primi anni dell'Ottocento [nota 33]. Tale incremento si mantenne sostenuto sino alla fine del secolo, allorché la popolazione del comune di Sinalunga giunse a sfiorare le diecimila unità, per poi rallentare nel corso del Novecento e stabilizzarsi – nel secondo dopoguerra – intorno agli undicimila abitanti [nota 34].
In seguito al processo che negli ultimi secoli del medioevo aveva portato la comunità di Sinalunga a raggiungere un livello demico preminente rispetto a quelle di Scrofiano, Rigomagno, Farnetella e Bettolle, nei primi decenni del Cinquecento circa la metà della popolazione dell'area qui considerata risiedeva nel territorio di quella comunità [nota 35]. Tale processo proseguì sino alla fine del secolo, allorché il territorio di Sinalunga giunse ad accogliere i 3/5 degli abitanti della zona, per poi conoscere una progressiva inversione di tendenza, connessa tra l'altro alla crescita degli insediamenti posti nelle zone più direttamente interessate dagli interventi di bonifica [nota 36]. Si può infatti constatare come Bettolle sia andato incontro sin dal Seicento ad una forte crescita demica – di cui furono partecipi pure gli altri centri di pianura (Pieve, Guazzino e L'Amorosa) facenti parte del territorio di Sinalunga –, che lo portò entro la metà del secolo a superare le dimensioni di Farnetella e a raggiungere sostanzialmente quelle di Rigomagno e di Scrofiano [nota 37]. D'altro canto, dopo aver conosciuto un notevole incremento nel corso del Cinquecento, le comunità di Farnetella, Scrofiano e Rigomagno andarono incontro a un sostanziale ristagno demico: tra l'inizio del XVI secolo e la fine del XVII la popolazione di quei centri crebbe infatti complessivamente solo del 10%, a fronte della crescita di quattro volte superiore conosciuta da Sinalunga e Bettolle [nota 38]. In una prospettiva di lungo periodo, il Dato più evidente pare quindi quello di uno spostamento graduale e consistente di popolazione verso le aree vallive bonificate, in seguito al quale già alla metà dell'Ottocento quasi la metà degli abitanti del comune di Sinalunga risiedeva nelle località della Pieve, dell'Amorosa, di Guazzino e di Bettolle [nota 39]. La tendenza ad occupare le zone di fondovalle ha ricevuto in seguito un ulteriore impulso, tanto che ai nostri giorni più dei due terzi della popolazione risiede nelle località di Pieve, Guazzino e Bettolle [nota 40].

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A seguito delle riforme conseguenti all'inserimento dello Stato senese in quello mediceo [nota 41], anche la nostra area venne interessata dal riassetto delle strutture giudiziarie e di quelle amministrative intrapreso dai primi granduchi [nota 42]; riassetto che ebbe uno dei momenti qualificanti nel tentativo di istituire una rete di cancellerie. estesa su buona parte del territorio senese [nota 43].
Con la riforma delle giurisdizioni del 1561 – che portò tra l'altro all'istituzione di capitanati e podesterie affidati a giusdicenti scelti tra i nobili cittadini "riseduti" – le comunità di Sinalunga, Scrofiano, Rigomagno e Farnetella furono sottoposte per la materia criminale al capitano di Chiusi [nota 44]. La podesteria di Sinalunga venne così a perdere il ruolo di centro giurisdizionale dell'area che aveva assunto nella tarda età repubblicana: ebbe infatti competenze quasi esclusivamente civili solo sul territorio della stessa comunità e su quello di Bettolle, nonché su Farnetella – ove operava uno dei due notai del podestà in qualità di vicario –, mentre le vicine località di Scrofiano e Rigomagno – ove venne inviato da Siena un ''vicario-scrittore'' entrarono a far parte della podesteria di Torrita [nota 45]. La successiva riforma del 1571 previde una sostanziale conferma del quadro giurisdizionale presente nell'area, sottoposta per il criminale al capitano di Chiusi e suddivisa per il civile tra le podesterie di Sinalunga, comprendente anche le ville della Fratta, dell'Amorosa e di Bettolle, e di Trequanda-Scrofiano, cui facevano capo anche le comunità di Rigomagno, Farnetella, Montisi e Petroio [nota 46]. Una considerevole novità fu rappresentata invece dalla creazione nel 1588 di un capitanato con sede a Sinalunga, dotato di giurisdizione civile sul territorio già afferente alla locale podesteria e di giurisdizione criminale sulle terre di Sinalunga, Bettolle, Scrofiano, Farnetella, Rapolano, Rigomagno, Serre, Poggio Santa Cecilia e Armaiolo, già facenti parte dei capitanati di Chiusi e Pienza [nota 47]. Con la sola eccezione dell'istituzione del marchesato di Rigomagno – in cui un commissario feudale operò negli anni 1623-1624 e dal 1665 al 1789 [nota 48] –, l'assetto giurisdizionale dell'area rimase sostanzialmente immutato fino alla complessiva riforma leopoldina dei tribunali del 1774 [nota 49]. In quell'occasione Sinalunga divenne sede di uno dei sette vicariati della provincia superiore dello Stato senese, dotato di competenze civili sulle terre di Sinalunga, Bettolle, Farnetella e Scrofiano e di competenze criminali anche sulle podesterie di Torrita e Rapolano. Sede di una giudicatura di pace afferente al tribunale di prima istanza di Montepulciano durante il periodo in cui la Toscana venne a far parte dell'Impero francese [nota 50], col ripristino nel 1814 del sistema giudiziario lorenese Sinalunga tornò ad essere residenza di un vicario – cui per il criminale vennero sottoposte le podesterie di Asciano, Rapolano e Torrita –, facente capo dal 1838 al tribunale collegiale di prima istanza di Montepulciano [nota 51]. Con la riforma del 9 marzo 1848, infine, Sinalunga divenne sede di una pretura di terza classe, con giurisdizione anche su Torrita e Trequanda, nell'ambito del compartimento di Siena e del circondario di Montepulciano [nota 52].

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Per quanto concerne la dimensione amministrativa delle comunità qui prese in esame, si può constatare che in età moderna – come già nell'età tardo-medievale – la complessità degli apparati espressi in ambito locale variava sensibilmente in relazione alla consistenza delle comunità stesse. In ognuna di queste era presente un collegio priorale comprendente anche il camarlengo [nota 53], affiancato da un consiglio ristretto e dal Consiglio generale "di un uomo per casa" [nota 54]. Ben diversa fu però l'evoluzione del rapporto intercorrente tra i vari consigli all'interno delle singole comunità a partire dal XVII secolo. Nei piccoli centri di Farnetella e Rigomagno la necessità di estendere quanto più possibile il coinvolgimento dei pochi capifamiglia nella gestione della comunità portò alla sostanziale scomparsa del consiglio ristretto, sostituito nelle sue incombenze dal "Consiglio di un uomo per casa" [nota 55]. Al contrario, nelle comunità di Sinalunga e Scrofiano la presenza di un corpo sociale ben più ampio e articolato spinse all'adozione di criteri atti a limitare l'accesso alle principali cariche comunitative. Ne conseguì che il consiglio ristretto venne ad assorbire la quasi totalità delle funzioni precedentemente espletate dal "Consiglio di un uomo per casa", che finì per riunirsi quasi soltanto in occasione del conferimento dei benefici ecclesiastici di patronato comunitativo [nota 56]. Particolare fu invece l'evoluzione degli organi assembleari di Bettolle: mentre sino al pieno Seicento il collegio priorale era affiancato dal solo "Consiglio di un uomo per casa", il successivo forte incremento demico rese necessario introdurre anche in questa comunità un consiglio ristretto ("Consiglio pubblico") che ne assorbisse le funzioni [nota 57].
Al di là delle differenze istituzionali fin qui in sintesi delineate, ciò che maggiormente colpisce è la varietà nei sistemi di elezione alle cariche comunitative: piuttosto complesse nel caso di Sinalunga e decisamente meno articolate nelle comunità minori [nota 58]. Lo statuto sinalunghese di metà Cinquecento prevedeva infatti la ripartizione delle cariche di priore o di consigliere su base censuaria – mediante una suddivisione dei seggi tra gli appartenenti alle lire maggiore, mezzana e minore – e la scelta dei soggetti destinati a ricoprirle tramite scrutini da effettuarsi in consiglio. Una fondamentale alterazione di questo meccanismo elettorale nel senso di una restrizione dell'accesso alle cariche venne introdotta nel 1572 per disposizione del potere centrale. In quell'occasione, abbandonato il sistema di ripartizione "per lira", un terzo dei seggi del Consiglio dei trentatré venne riservato ad appartenenti al corpo delle Bande (armati) scelti direttamente dal collegio priorale. Ulteriori restrizioni furono attuate nel corso della seconda metà del Seicento: nel 1669 la partecipazione al "Consiglio di un uomo per casa" fu riservata a esponenti di famiglie i cui membri avessero ricoperto in passato cariche comunitative, mentre nel 1682 un altro terzo dei seggi del Consiglio dei trentatré venne riservato ai dottori e ai notai del luogo, scelti direttamente dai priori. Radicali riforme furono intraprese intorno alla metà del Settecento, quando per iniziativa dei notabili locali si cercò di restringere ulteriormente l'accesso ai principali uffici, limitando agli esponenti di poche famiglie la possibilità di ricoprire la carica di gonfaloniere e tentando, con scarso successo, di introdurre analoghe limitazioni anche per l'elezione dei consiglieri. Simili tendenze alla restrizione dell'accesso alle cariche comunitative si manifestarono nel corso del Seicento pure nella comunità di Scrofiano, ove il gruppo dei notabili locali tentò di limitare la partecipazione ai consigli ad esponenti di poche famiglie eletti a vita, incontrando però – a differenza di quanto si è visto per Sinalunga la decisa opposizione degli organi centrali di controllo. Tendenze opposte si verificarono invece nelle comunità minori: a Rigomagno e Farnetella ad una progressiva semplificazione amministrativa – che a partire dal XVII secolo portò alla sostituzione dei consigli ristretti col "Consiglio di un uomo per casa" – corrispose una partecipazione sempre più generalizzata dell'esiguo corpo sociale alla vita politico-istituzionale della comunità. In parziale controtendenza risulta invece il caso della comunità di Bettolle, ove nel corso del Seicento probabilmente in conseguenza del forte incremento demico in atto si rese necessario introdurre criteri di selezione dei partecipanti alla gestione della comunità, nel momento in cui il "Consiglio di un uomo per casa" venne soppiantato dal più agile "Consiglio pubblico o generale", composto da un numero sempre più ristretto di membri. In generale, i meccanismi di selezione per l'accesso alle cariche comunitative vigenti nel corso dell'età moderna – fin qui sintetica mente delineati per alcune comunità della Valdichiana – senese miravano tendenzialmente a salvaguardare i diritti di partecipazione vantati dal corpo sociale "originario" di ogni singola comunità, finendo però in sostanza per introdurre – nei centri maggiori – sistemi cooptativi funzionali a rallentare l'ingresso di ''uomini nuovi" nella vita politica locale e per favorire la creazione di ristrette cerchie di "notabili", depositari esclusivi della responsabilità amministrativa delle comunità stesse. Nel tentativo di rivitalizzare la realtà politico-istituzionale delle comunità, con la riforma leopoldina del 1777 – contestuale alla complessiva ristrutturazione delle cancellerie dello Stato senese [nota 59] – si tentò di fondare la rappresentatività degli organi comunitativi su nuove basi, ovvero non più sui tradizionali privilegi goduti dagli appartenenti al corpo dei "riseduti", bensì sull'affidamento delle responsabilità amministrative a coloro i quali vennero creduti più idonei a svolgere un ruolo di governo all'interno delle comunità, ovvero agli esponenti del ceto dei proprietari [nota 60]. Le cariche comunitative furono quindi aperte a tutti i possessori della comunità – persone fisiche, residenti o meno, enti laici ed ecclesiastici –, peraltro con limitazioni connesse al censo per quanto riguardava la possibilità di accedere alle principali cariche amministrative. Analogamente a quanto accadde in tutto il Granducato, la creazione della nuova comunità di Sinalunga – che venne a comprendere il territorio delle antiche comunità di Scrofiano, Farnetella, Rigomagno, Bettolle e Sinalunga – comportò un sostanziale rinnovamento delle modalità di elezione alle cariche comunitative (gonfaloniere, Magistrato comunitativo, Consiglio generale), pur col mantenimento del privilegio goduto dagli esponenti delle principali famiglie del luogo circa la possibilità di accedere al gonfalonierato [nota 61].
Fatta eccezione per la parentesi connessa alle vicende del 1799 [nota 62], la realtà istituzionale delineata con le riforme leopoldine si mantenne sostanzialmente inalterata sino al 1808, allorché la Toscana fu inserita nell'Impero francese e Sinalunga divenne sede di una mairie, capoluogo di cantone, inserita nel circondario sottoprefettizio di Montepulciano, nell'ambito del Dipartimento dell'Ombrone [nota 63]. Con la restaurazione nel 1814 del governo lorenese vennero ripristinate in tutto il Granducato le istituzioni soppresse sei anni prima, seppur con qualche elemento di novità conseguente all'esperienza amministrativa del periodo francese [nota 64]. Nelle singole comunità il gonfaloniere – principale figura politico-istituzionale in ambito locale – divenne il primo referente del governo centrale, mentre il cancelliere comunitativo assunse un ruolo eminentemente tecnico. Nel contempo il Magistrato comunitativo acquisì un indubbio rilievo rispetto al Consiglio generale, cui rimasero competenze sostanzialmente marginali. Con la riforma amministrativa del 1849 venne per la prima volta introdotto nel Granducato un sistema basato su votazioni a scrutinio segreto per l'elezione dei membri del Consiglio comunale, nel cui ambito dovevano essere scelti il gonfaloniere e i componenti del Collegio dei priori, dotato di compiti prevalentemente esecutivi o preparatori per l'attività ordinaria del Consiglio. Per quanto riguarda Sinalunga, la riforma del 1849 cancellò anche la sua ultima peculiarità istituzionale, rappresentata dal ricordato privilegio relativo all'elezione del gonfaloniere. Da questo momento la configurazione istituzionale della comunità di Sinalunga risulta in tutto assimilabile a quella delle altre comunità del Granducato, che videro nel 1853 un temporaneo ripristino delle strutture amministrative vigenti sino al 1849 e nel 1859 il ritorno all'assetto introdotto dieci anni prima, mantenuto sino all'unificazione amministrativa del Regno d'Italia attuata nel marzo del 1865 [nota 65].

2. L'archivio comunale di Sinalunga

Per definire con chiarezza la struttura e la formazione degli archivi comunali toscani è necessario preliminarmente allontanate il diffuso preconcetto circa la presunta semplicità di tali complessi documentari. L'esperienza diretta insegna infatti che anche gli archivi di modeste dimensioni contengono documentazione prodotta da un ampio novero di istituzioni, la cui attività si è esplicata spesso per un arco di tempo plurisecolare. Ne consegue che gli archivi comunali tendano frequentemente a presentarsi non solo come luoghi di conservazione degli atti prodotti dall'ente Comune nella sua ordinaria attività, ma anche come luoghi di concentrazione di altri archivi – che a loro volta potevano aver svolto un compito analogo in epoche precedenti –, confluiti in conseguenza di mutamenti istituzionali o di attribuzioni di nuove funzioni amministrative al Comune stesso. Al contempo, per motivi di convenienza amministrativa o di continuità patrimoniale, gli stessi archivi comunali sono divenuti luoghi di concentrazione di archivi di enti pubblici – dei quali in ossequio al dettato legislativo si sarebbe potuto prefigurare il versamento nel competente Archivio di Stato [nota 66] – o di privati, non di rado lasciati in dono. La conformazione degli archivi comunali ha ovviamente risentito anche di numerosi episodi di distruzione o di dispersione, conseguenti a incuria, eventi traumatici o scarti volontari, ma anche – in analogia con quanto avvenuto per alcune accessioni – al trasferimento di funzioni ad altri enti o a mutamenti del quadro istituzionale. La complessità delle vicende che hanno interessato tali archivi rende perciò opportuna una dettagliata ricostruzione delle loro fasi costitutive, al fine di valutare ciò che oggi localmente si conserva, nonché quanto è andato perduto o – seppur prodotto in ambito locale – è infine passato in altri complessi documentari oggi ricondotti a istituzioni aventi sede altrove. È opportuno premettere, inoltre, che l'assenza di documenti di un determinato periodo non significa ipso facto che in quel periodo non vi sia stata produzione di documenti o che questi non siano stati conservati anche per un lungo lasso di tempo prima della loro distruzione. Nel caso di Sinalunga – che qui interessa esaminare –, la documentazione tre-quattrocentesca oggi disponibile testimonia come a quell'epoca venissero ancora prodotti in giudizio atti notarili risalenti addirittura ad uno o due secoli prima [nota 67]. Ciò può essere sufficiente a confermare il fatto che anche in questa comunità – come del resto in generale nelle altre dello Stato senese –, l'eliminazione dei documenti quasi certamente non avveniva di pari passo con la produzione di nuova documentazione – nell'arco cioè di pochi anni –, bensì procedeva molto più lentamente in un lasso di tempo piuttosto ampio, in relazione alla durata dell'utilità amministrativa degli atti stessi [nota 68]. Tale lasso di tempo poteva subire brusche compressioni in seguito ad episodi traumatici determinati da situazioni contingenti, quali ad esempio incendi – la cui chiamata in causa risulta però spesso un luogo comune archivistico privo degli adeguati riscontri – o eventi bellici di portata più generale, come, nel nostro caso, la guerra di Siena di metà Cinquecento [nota 69]. La mancanza di documentazione d'età tardo-medievale negli archivi delle piccole comunità non deve comunque indurre a ipotizzare l'esistenza di limiti strutturali a livello di produzione documentaria. È ampiamente dimostrabile, infatti, che nell'ordinario svolgimento della vita comunitaria veniva elaborata una vasta tipologia di atti, coerentemente con quanto indicato dalla manualistica notarile del tempo [nota 70].

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NOTE


1 La Valdichiana è la conca intermontana compresa tra le città di Chiusi e Arezzo, che nel versante senese si estende nei territori degli attuali comuni di Sinalunga, Torrita, Montepulciano, Chianciano e Chiusi (sulle caratteristiche geo-morfologiche del territorio in questione cfr. LAZZAROTTO, Elementi di geologia, pp. 22-23, 56-57 e PAOLUCCI, Sinalunga, pp. 5-7). Nella porzione settentrionale della Valdichiana senese ebbero sede sin dal tardo-medioevo le comunità di Rigomagno, Farnetella, Scrofiano, Bettolle e Sinalunga, riunite nella nuova comunità di Sinalunga con la riforma leopoldina del 1778. In mancanza di uno studio complessivo ed esauriente sulla zona qui esaminata si può ricorrere per un primo approccio a GUIDONI-MARINO, Territorio e città, pp. 122-140, e ai datati DEL CORTO, Storia della Val di Chiana, e BARGAGLI PETRUCCI, Montepulciano, pp. 43-55. Si vedano comunque, per. un inquadramento dell'area in età medievale, GINATEMPO, Crisi di un territorio, e BARLUCCHI, Il contado senese.

2 Cfr. PICCARDI, La Valdichiana toscana, pp. 9-11. Per una recente rassegna relativa agli studi sulle bonifiche cfr. SALVADORI, La Valdichiana e COPPINI, Il Granducato, pp. 457-458. In particolare, sul ruolo svolto da privati e autorità pubbliche nei lavori di bonifica nella Toscana medicea e lorenese cfr. MANNORI, Il sovrano tutore, pp. 379-404.

3 Ancora tra la metà del Cinquecento e la metà del Seicento l'ampia palude che si estendeva in Valdichiana copriva una superficie di circa 100 kmq (cfr. BARSANTI-ROMBAI, La "guerra delle acque", p. 96).

4 I riferimenti alle particolari condizioni della Chiana presenti in Dante, Giovanni Villani, Boccaccio e Fazio degli Uberti, nonché nei documenti relativi ad interventi per l'eliminazione del processo di impaludamento, sono ricordati in SANTI, Viaggio, II, pp. 326-336; PICCARDI, La Valdichiana toscana, p. 29 e BARSANTI-ROMBAI, La "guerra delle acque", pp. 93-95. Sulla presenza nel fondovalle di ampie distese paludose e boschive di proprietà delle comunità di Bettolle (''unum padule quod dicitur Ciane in loco dieto Valle Chianium" e "quarta pars pro indiviso unius petie terre boscate et prative posite in dicta curia [Bettullarum) in loco dieto Valle Chianium") e Torrita ("terra boscata in 1000 dicto La Silva del Comune cum aqua Chiane") intorno al 1320 cfr. ASS, Estimo 39, c. 47v e Estimo 58, c. 170r. Sulla vendita in Siena nel 1293 di pesce "de Clanis" cfr. ASS, Statuti di Siena 4, c. 81v. Sulla volontà del Comune di Siena di far rettificare il corso della Foenna in direzione della Chiana attraverso i territori di Sinalunga, Scrofiano, Bettolle, Poggiolo e Torrita cfr. Costituto /309, dist III, rubr. 270, II, p. 122, "Di fare la fossa de la Foenna" [1307 maggio), e ASS, Statuti di Siena 26, c. 257v [1337): "De alveo Foene". Per l'elezione nel 1371 di specifici ufficiali "super Foenam" cfr. ASS, Concistoro 62, cc. 8r, 23v [1371 novembre 18-dicembre 18). Su altre testimonianze di età tardo-medievale relative alla navigabilità delle Chiane cfr. PAOLUCCI, Sinalunga, p. 137 e la bibliografia ivi citata.

5 Sulle celebri raffigurazioni della Valdichiana eseguite da Leonardo da Vinci, conservate alla Royal Ubrary di Windsor, cfr. PICCARDI, La Valdichiana toscana, pp. 30-32 con la bibliografia ivi citata; BARSANTI-ROMBAI, La ''guerra delle acque", p. 95; GINORI LISCI, Cabrei in Toscana; Imago et descriptio Tuscie, p. 41; ROMBAI-SIGNORINI, Bonifiche, pp. 535-536. Del 1551 era il rilievo topografico delle Chiane, poi perduto, realizzato da Antonio Ricasoli e pubblicato in scala ridotta da G.A. Manetti nell'Ottocento (cfr. PICCARDI, La Valdichiana toscana, p. 34; BARSANTI-ROMBAI, La ''guerra delle acque", p. 94; Imago et descriptio Tuscie, pp. 50-51). Per altri particolari di raffigurazioni tardo cinquecentesche relativi alla Valdichiana cfr. GUASTALDI-MAZZETTI, Bettolle, pp. 8-9; un'immagine complessiva della Valdichiana in età moderna è contenuta anche in ASS. Ms. D.173. Cfr. inoltre VANNI, Porti e ponti, e BACCI, I collegamenti.

6 Sull'antica denominazione cfr. DR 1223 marzo; MARONI, Prime comunità cristiane, ad indiam e CAMMAROSANO-PASSERI, Città, borghi e castelli, p. 199. Per un'interessante documentazione fotografica relativa alla pieve cfr. GUASTALDI, La pieve di San Pietro ad Mensulas.

7 L'area in questione, corrispondente all'attuale territorio comunale di Sinalunga, si estende per circa 80 kmq. Sulla consistenza degli insediamenti nel territorio di Sinalunga e Bettolle in età antica cfr. PAOLUCCI, Sinalunga, pp. 133-137 e la vasta bibliografia ivi citata. Sull'accentramento insediativo presente in età tardo-medievale in corrispondenza dei principali castelli dell'area cfr. quanto elaborato in Gli insediamenti. Per l'interpretazione a fini demografici dei dati contenuti nell'elenco delle somme versate nel 1278 dalle comunità del contado di Siena, in ragione di un'imposta di 10 soldi per rnassaritia, e nei registri trecenteschi della Tavola delle possessioni cfr. GIORGI, Aspetti del popolamento. Si tenga presente che il numero delle massaritie indicato nel 1278 per i castelli di Sinalunga e Scrofiano (rispettivamente 130 e 72) – e di conseguenza anche il totale di 517 – pare sottostimato se lo si confronta con quello degli altri castelli della zona (Rigomagno 150, Ripa 60, Bettolle 55, Farnetella 50; ma anche Torrita 234 e Montefollonico 225), nonché con i dati contenuti nella Tavola e relativi agli stessi insediamenti (cfr. GIORGI, Aspetti del popolamento, p. 280). Stando ai dati ricavabili dalla stessa Tavola si può notare come nessuna zona dello Stato senese – ad eccezione ovviamente dell'area urbana e suburbana – raggiungesse i livelli demici della Valdichiana: basti pensare che, rispetto a quest'ultima, nella Scialenga, nella Val d'Arbia e in Val d'Orcia la densità abitativa era di poco superiore alla metà, mentre nelle pendici amiatine, nella Berardenga e nell'alta Val di Merse era di poco più di un terzo e nell'Ardenghesca era ancor meno consistente.

8 Sulla soppressione della curia del castello della Ripa intorno al 1328 cfr. DCS 1338 maggio 23 (cfr. infra spoglio n. 5).

9 Ancora all'inizio del Trecento l'area qui considerata presentava una sostanziale assenza di insediamento sparso di tipo poderale, nonché di forme pattizie di tipo mezzadrile (cfr. Gli insediamenti e Il contratto di mezzadria, I, ad indicem). Dalla seconda metà del XIV secolo è attestata nell'area la diffusione di forme di mezzadria poderale, destinata a forte incremento in età tardo-medievale e moderna (cfr. Il contratto di mezzadria, III, pp. 232-236; BONELLI CONENNA, Il contado senese, pp. 256-260).

10 Si può notare come per Sinalunga si sia passati dai 580 proprietari censiti nella Tavola (1320) ai circa 750-800 abitanti della metà del Quattrocento, per Scrofiano da 389 proprietari a 400-450 abitanti, per Rigomagno da 325 proprietari a 350-400 abitanti, per Bettolle da 115 proprietari a circa 200 abitanti e per Farnetella dalle 50 massaritie del 1278 a circa 300 abitanti; si deve inoltre considerare l'abbandono del castello della Ripa che ancora all'epoca della Tavola annoverava 129 proprietari. Complessivamente dai circa 1650 proprietari registrati nella Tavola – cui doveva forse corrispondere una popolazione non lontana dalle 7000 unità – si passò ai circa 2200 abitanti attestati intorno alla metà del Quattrocento. Per il 1532 è stato calcolato che la popolazione di Sinalunga avesse raggiunto i 1800 abitanti, comprendendo forse anche Bettolle, e che quella dei castelli di Scrofiano, Rigomagno e Farnetella fosse rispettivamente di 650, 400-450 e 200-250 abitanti, per un totale di oltre 3000 unità. Per i dati cfr. GIORGI, Aspetti del popolamento, in particolare p. 280, e GlNATEMPO, Crisi di un territorio, in particolare pp. 221, 449 e carte 7, 9.

11 Sull'inquadramento dell'area nella diocesi d'Arezzo in età medievale cfr. Rationes decimarum, I, p. 87; II, pp. 101-102. Nel 1462 il territorio di Scrofiano entrò a far parte della nuova diocesi di Pienza-Montalcino, mentre quelli di Sinalunga e Bettolle le vennero aggregati in seguito (cfr. UGHELLI, Italia sacra, I, collo 1175-1776 [1462 agosto 13]; REPETTI, Dizionario geografico, I, p. 161, IV, p. 201); le comunità di Farnetella e Rigomagno continuarono invece a far parte della diocesi di Arezzo.

12 Cfr. CAMMAROSANO-PASSERI, Città, borghi e castelli, pp. 197-199; CAMMAROSANO, Le campagne senesi, pp. 182·185, 193. In seguito alla divisione del lignaggio degli Scialenghi in due rami nel corso del XII secolo, i castelli di Sinalunga e Scrofiano vennero a. far parte del patrimonio del ramo inurbato dei Cacciaconti, mentre quelli della Ripa, di Bettolle e della Fratta passarono sotto il controllo del ramo dei filli Ubertini, da cui discesero i signori di Guardavalle e della Fratta. Nel 1175 e nel 1198 i Cacciaconti si impegnarono ad offrire annualmente un cero alla cattedrale senese in riconoscimento della sovranità cittadina su alcuni loro castelli, tra cui quello di Sinalunga (cfr. Il Caleffo vecchio, I, nn. 32 e 63). Risale al 1208 la prima testimonianza dell'inserimento nel dominio senese dei castelli di Rigomagno, assediato ed espugnato dai fiorentini, di Bettolle e della Fratta, sottoposti in quell'anno al pagamento di un'imposta straordinaria di guerra (cfr. DR 1208 dicembre 6-8, edito in Antica legislazione, pp. 51-64). Sulla sottoposizione nel 1218 di Rigomagno al dazio richiesto dal Comune di Siena cfr. DR 1218 giugno 29. Sull'appartenenza al dominio senese intorno alla metà del XIII secolo dei castelli di Rigomagno, Bettolle, Fratta, Collelungo, Ripa, Sinalunga e Scrofiano cfr. tra l'altro Constituto 1262, disto I, rubrr. 55-56, pp. 39-40, e disto III, rubr. 360, p. 386, DR 1248 agosto 8 e DR 1248 agosto 9. In generale sull'espansione territoriale del Comune di Siena tra i secoli XII e XIII cfr. CAMMAROSANO, Tradizione documentaria, pp. 29-81 è la bibliografia ivi citata; sulle vicende due-trecentesche delle comunità della Scialenga e della Valdichiana settentrionale cfr. BARLUCCHI, Il contado senese. Sui Cacciaconti e sui filii Ubertini cfr. anche le voci di KAMP, Cacciaconti Cacciaconte e Cacciaconti lldibrandino, di BERTOLINI, Cacciaconti Ghino e Cacciaconti Tacco e di NARDI, Cacciaconti Guido e Cacciaconti Ugolino, e TULIANI, Montisi e la bibliografia ivi citata.

13 Già intorno al 1220 Spadacorta di Ubertino cedette il castello della Ripa a Ranuccio di Filippo Malavolti, i cui figli Mainardo e Ranuccio a loro volta lo cedettero nel 1246 a Guido di Rinaldo di Guido Cacciaconti e a sua madre Lucia, agente per gli altri figli lldibrandino, Rinaldo e Cacciaconte (cfr. DR 1223 marzo e DCS 1338 maggio 23 [cfr. infra spoglio n. 5]). Tacco di Ugolino e suo figlio Ghino, dei signori di Guardavalle, mantennero il controllo sul castello della Fratta almeno sino alla fine del Duecento (cfr. CAMMAROSANO, Le campagne senesi, p. 184). I Cacciaconti conservarono diritti signorili su Sinalunga e Scrofiano rispettivamente fino al 1303 e al 1318 (cfr. DCS 1303 ottobre 23 [cfr. infra spogli nn. 1-2); DCS 1338 maggio 23 [cfr. infra spoglio n. 5]). Intorno alla metà del Duecento vantava diritti signorili su Rigomagno un non meglio precisato "Ubertinus de Rigomagno", che nel gennaio 1255 propose al Comune di Siena l'acquisto del castello (cfr. ASS, Consiglio Generale 4, c. 14v [1255 gennaio 15]); nel dicembre 1268 Carlo d'Angiò concesse Rigomagno in feudo nobile a Iacoppo di Gianni Gallerani (sul quale cfr. ZARRILLI, Gallerani Iacoppo), esponente di punta della parte guelfa senese, ma tale infeudazione venne revocata già nell'aprile 1271 in occasione della pace stipulata tra Carlo e il Comune di Siena (su tali vicende cfr. FARINELLI-GIORGI, Contributo allo studio, p. 25; FARINELLI-GIORGI, Camigliano, Argiano e Poggio alle Mura, pp. 25-26). Anche Rigomagno, come pure Farnetella e Bettolle, era comunque libero da presenze signorili già nei primi decenni del Trecento (cfr. infra).

14 Tra le disposizioni volte ad assicurare al Comune di Siena un maggiore controllo sull'amministrazione della giustizia nel territorio è degno di nota il provvedimento preso dal Consiglio generale nel 1271, col quale si stabilì che in circa 120 terre del contado – tra cui i castelli di Sinalunga, Ripa, Scrofiano, Farnetella, Fratta e Collelungo – "nullus electus ad reginten dictarum terrarum vadat ad dictunl regimen faciendum absque licentia et parabola potestatis [Senarum)" (ASS, Consiglio generale 15, c. 21rv [1271 post novembre 28-ante dicembre 29]).

15 Cfr. DCS 1303 ottobre 23 (cfr. infra spogli nn. 1-2).

16 Sulla cessione effettuata il 17 gennaio 1318 da Bindo di Guido di Rinaldo Cacciaconti, da sua moglie Bargina, dai loro figli Conte, Gualtieri, Bartolomeo, Tessa e Bettonia, nonché da Guido pievano di S. Pietro ad Mensulas cfr. DCS 1338 maggio 23 (cfr. infra spoglio n. 5). Lo stesso atto reca memoria della presa di possesso di vari beni immobili effettuata dal sindaco della comunità di Scrofiano il 3 marzo 1322.

17 Al miles de Valle Clane era affidata la cura delle comunità di Montefollonico, Ciliano, Torrita, Bettolle, Guardavalle, Sinalunga, Ripa, Scrofiano, Trequanda, Farnetella e Rigomagno (cfr. ASS, Statuti di Siena 23, cc. 388r-391v [1332 aprile 14], disposizione confluita in ASS, Statuti di Siena 26, c. 22r [1337]).

18 Cfr. Costituta 1309, disto VI, rubr. 29, II, pp. 503-504, ''Dela electione de' notari dele terre del contado" [1306 maggio]; ASS, Gabella 17, passim; ASS, Consiglio generale 389-391, passim. L'uso di inviare un vicario a Bettolle, previsto ancora nel 1363, venne meno già prima della fine del secolo (cfr. ASS, Consiglio generale 391, c. 5r, e Consiglio generale 392, passim). Per un inquadramento generale cfr. BOWSKY, City and contado; REDON, Les reseaux de pouvoir, REDON, L'espace d'une cité, pp. 104-111; GIORGl-MOSCADELLl, Gli archivi delle comunità; GIORGI, Il conflitto magnati/popolani. Sostanzialmente diversa appare la situazione presente nei piccoli centri della Fratta e del Poggiolo, ancora caratterizzati da presenze signorili, come si evince dalla loro "messa a contado" voluta dalla Dominante nel 1438 al fine di inserire quei luoghi nell'ambito giurisdizionale dello Stato al pari delle altre comunità dell'area; in quell'occasione venne "messo a contado" anche Bettolle, ove pure aveva avuto sede un notaio-vicario sino ad oltre la metà del Trecento (cfr. ASS, Consiglio generale 219, cc. 262r-263r, edito in ASCHERI-CIAMPOLI, Il distretto e il contado, pp. 107-110). È da notare che dal 1468 questi tre centri vennero a far parte della nuova podesteria di Sinalunga (cfr. infra).

19 Sulla soppressione nel 1421 del capitano e podestà di Valdichiana e Val d'Orcia, istituito alla fine del 1404 (cfr. ASS, Consiglio generale 201, c. 175r [1404 dicembre 17], e Consiglio generale 261, c. nr, elezione del capitano Pietro di Stefano chiavaio in carica dal 22 febbraio 1405), e sulla creazione delle due distinte podesterie di Sinalunga e S. Quirico cfr. ASS, Consiglio generale 209 [1421 novembre 14], cc. 166v-170r (su cui cfr. anche GINATEMPO, Uno "Stato semplice", pp. 1092-1093), e Consiglio generale 392, c. 174v. Elenchi dei capitani di Valdichiana e Val d'Orcia e dei vicari di Sinalunga, Scrofiano, Rigomagno e Farnetella si conservano in ASS, Consiglio generale 400, cc. 58v [1404-1418], 75r-82v [1404-1414]. Non ebbe evidentemente. seguito immediato la proposta elaborata da una commissione di cittadini il 20 ottobre 1410, la quale prevedeva già l'istituzione delle due distinte podesterie di Sinalunga e S. Quirico (cfr. ASS, Statuti di Siena 32, cc. 158v-159v, edita in ASCHERI, Siena nel Rinascimento, pp. 87-91). Nelle registrazioni coeve delle elezioni di ufficiali non si trova infatti traccia dei due nuovi podestà, bensì ancora del capitano di Valdichiana e Val d'Orcia (cfr. ASS, Consiglio generale 392, 400-401; in particolare, sull'elezione del capitano effettuata il 24 ottobre 1410 cfr. ASS, Consiglio generale 204, alla data). Del resto il provvedimento sopra ricordato, inserito a chiusura di una raccolta di atti legislativi prevalentemente trecenteschi, risulta privo di sottoscrizione e autenticazione notarile e non venne recepito nelle raccolte degli atti deliberativi del Consiglio generale. Tutto ciò lascia ipotizzare che il provvedimento in oggetto non abbia mai avuto applicazione. Sull'argomento cfr. anche GINATEMPO, Le campagne senesi, pp. 27-32, 66-75. Sulle caratteristiche della distrettualizzazione dello Stato senese quattrocentesco cfr. comunque GINATEMPO, Uno "Stato semplice", in particolare pp. 1091-1093.

20 Cfr. ASS, Consiglio generale 211, c. 7r [1425 dicembre 10]. La giurisdizione della podesteria di Torrita si estendeva anche alle comunità di Sinalunga, Bettolle, Scrofiano, Farnetella, Rigomagno, Petroio, Trequanda e Montefollonico (cfr. anche ASS, Giusdicenti. Sinalunga n. a. 1). In questa fase ebbe sede a Sinalunga un notaio-vicario della "rema maggiore" (cfr. GINATEMPO, Crisi di un territorio, p. 586, e ASS, Consiglio generale 392, c. 224v).

21 Nella giurisdizione della podesteria di Sinalunga vennero comprese le terre di Sinalunga, Rigomagno, Scrofiano, Fratta, Poggiolo, Bettolle e Farnetella (cfr. ASS, Statuti di Siena 40, c. 144v [1468 marzo 15]). Sulla lapide attestante il periodo di carica del podestà del 1468 cfr. la lettera inviata da Mariano Cinelli a Giovanni Antonio Pecci conservata in BCS, Ms. A.VIII.22, cc. 101v-102r [1755 settembre 1].

22 Mentre infatti nel 1456 avevano sede a Scrofiano un notaio-vicario della "rema minore" e a Farnetella e a Rigomagno vicari-non notai della "rema minore", nel 1483 a Scrofiano e a Rigomagno operavano altrettanti notai-vicari eletti "per tratta" (cfr. GINATEMPO, Crisi di un territorio, pp. 586-587, 589-590) e a Farnetella dal 1468 un notaio del podestà di Sinalunga (cfr. ASS, Consiglio generale 396, cc. 259v sgg. [1468 luglio]).

23 Cfr. Statuto 1545, dist. I, rubr. 247, p. 140, "De potestate Asinelongae suisque offieialibus". Si trattava di un podestà della "cerna minore" eletto "per tratta".

24 Sulle generali competenze dei podestà e dei vicari dello Stato cfr. Statuto 1545, dist. I, rubrr. 222-224, pp. 131-133. Avevano sede in Scrofiano un notaio-vicario della "cerna minore" e in Rigomagno un vicario-non notaio della "cerna minore" (cfr. Statuto 1545, dist. I, rubrr. 259 e 262, pp. 143-144).

25 Per un'analisi dettagliata delle realtà istituzionali presenti nelle comunità di Sinalunga, Scrofiano, Rigomagno, Farnetella e Bettolle si vedano le introduzioni alle serie costituenti le sezioni dell'inventario ad esse intitolate.

26 Per quanto concerne in particolare gli interventi effettuati in età medievale al fine di regolare il corso del fiume Foenna cfr. supra la nota 4 e l'introduzione alla serie Bonifiche nella sezione "Comunità di Sinalunga fino al 1778".

27 Sulla cessione a Ippolito de' Medici della porzione paludosa del territorio della comunità di Foiano, in cambio del pagamento di un canone annuo in grano, effettuata dalla stessa comunità nel 1525 – cui fecero seguito contratti analoghi stipulati da esponenti della stessa famiglia con le comunità di Castiglion Fiorentino, Montepulciano, Cortona e Chiusi e i benedettini di Firenze e Arezzo – cfr. PICCARDI, La Valdichiana toscana, p. 32 e BARSANTI-ROMBAI, La "guerra delle acque", pp. 95-96. Risale proprio a quell'epoca (1551) il rilievo topografico delle Chiane cui si fa riferimento supra alla nota 5.

28 Sulla fattoria di Bettolle, amministrata dallo Scrittoio delle Possessioni fino al 1662, quando passò alla Religione di S. Stefano cfr. BARSANTI-ROMBAI, La ''guerra delle acque", in particolare p. 96, e i numerosi riferimenti contenuti in BIAGIANTI, Agricoltura e bonifiche, pp. 11-52, 111-141. Per uno sguardo d'insieme cfr. anche GUASTALDI-MAZZETTI, Bettolle. Sulla vertenza sorta nei decenni centrali del Settecento tra la comunità di Sinalunga e la Religione di S. Stefano circa gli "scoli" del piano dei Prati cfr. anche l'introduzione alla serie Bonifiche nella sezione "Comunità di Sinalunga fino al 1778".

29 Cfr. PICCARDI, La Valdichiana toscana, pp. 34·35 e BARSANTI-ROMBAI, La ''guerra delle acque", pp. 96-99.

30 Cfr. PICCARDI, La Valdichiana toscana, pp. 35-36; BARSANTI-ROMBAI, La ''guerra delle acque", pp. 99-100, e in particolare sui lavori svolti nel territorio di Sinalunga cfr. l'introduzione alla serie Bonifiche nella sezione "Comunità di Sinalunga fino al 1778".

31 Tali interventi si sono di fatto conclusi con lo sbarramento del corso del fiume Foenna presso il Calcione terminato nel 1972. Sull'argomento cfr. PICCARDI, La Valdichiana toscana, pp. 36-44, BARSANTI-ROMBAI, La ''guerra delle acque", pp. 100-111, e COPPlNI, Il Granducato, pp. 322-328. Fondamentale per l'inquadramento dei lavori è ovviamente FOSSOMBRONI, Memorie idraulico-storiche. Per alcune brevi informazioni biografiche su Alessandro Manetti cfr. CRESTI-ZANGHERI, Architetti e ingegneri, pp. 135-136 e la bibliografia ivi citata.

32 Sulla popolazione presente nell'area nel 1532 cfr. GlNATEMPO, Crisi di un territorio, p. 449. Secondo i dati elaborati da una speciale commissione incaricata nel 1640 di studiare la condizione delle comunità dello Stato senese (cfr. ASS, Ms. D.91, citato in BONELLI CONENNA, Crisi economica, p. 506), nel 1595 la popolazione di Sinalunga, comprendente verosimilmente quella di Bettolle e degli altri centri minori, ammontava a 3325 abitanti, mentre quella di Scrofiano, Rigomagno e Farnetella era rispettivamente di 719, 519 e 302 abitanti.

33 Secondo la fonte citata alla nota precedente, la popolazione di Sinalunga ammontava nel 1640 a 2068 abitanti, e quella di Bettolle, Scrofiano, Rigomagno e Farnetella rispettivamente a 510, 598, 437 e 271 unità. All'epoca della visita compiuta dall'auditore Bartolomeo Gherardini nel 1676 la popola2ione dell'area era di nuovo in crescita, comprendendo complessivamente 4502 unità (Sinalunga 2490, Bettolle 556, Scrofiano 606, Rigomagno 573, Farnetella 277). Nel 1745 la popolazione era ormai tornata ai livelli di fine Cinquecento, raggiungendo nelle cinque comunità dell'area i 4771 abitanti (Sinalunga 2405, Bettolle e Poggiolo 884, Scrofiano 707, Rigomagno 455, Farnetella 320). Nel 1810 la mairie di Sinalunga – nel cui territorio erano compresi pure quelli delle comunità soppresse con la riforma leopoldina – contava 6073 abitanti, raggiungendo così di nuovo il livello demico tardo-medievale. Per i dati qui riassunti e per quelli che seguono cfr. GHERARDINI, Visita, I, pp. 191-251; Farnetella, p.12; GIULI, Statistica agraria, I, pp. 207-224; REPETTI, Dizionario geografico, I, p. 161; PICCARDI, La Valdichiana toscana, p. 47; BONELLI CONENNA, Crisi economica, pp. 523-525; BONELLI CONENNA, Un contado, p. 174; ZUCCAGNI ORLANDINI, Ricerche statistiche, II, pp. 1-129. Per un efficace quadro del popolamento e della realtà economica presenti in Valdichiana nel corso dell'Ottocento cfr. PAZZAGLI, La terra delle città, pp. 212-252.

34 Sulla consistenza demica del comune di Sinalunga tra il 1810 e il 1971 cfr., tra l'altro, PICCARDI, La Valdichiana toscana, p. 47. In particolare il comune contava 9734 abitanti nel 1901, 10538 nel 1951 e 11274 nel 1971.

35 Per il 1532 è stato calcolato che le comunità di Sinalunga e Bettolle contassero in tutto circa 1800 abitanti rispetto ai 3050/3150 complessivi dell'area in questione (cfr. GINATEMPO, Crisi di un territorio, p. 449).

36 Nel 1595 la popolazione di Sinalunga e Bettolle – che forse da sola contava circa 500 abitanti ammontava a 3325 unità a fronte delle 4865 attestate nella mna. Tra la metà del Seicento e la metà dell'Ottocento la popolazione di Sinalunga superò di poco la metà di quella complessiva dell'area (2068 abitanti su 3884 nel 1640; 2490 su 4502 nel 1676; 2405 su 4771 nel 1745; 4040 su 7737 nel 1849, comprendendo anche quella residente alla Pieve, all'Amorosa e a Guazzino, rispettivamente di 1197, 225 e 518 abitanti).

37 Nel 1640 Bettolle contava 510 abitanti contro i 598 di Scrofiano, i 437 di Rigomagno e i 271 di Farnetella.

38 Complessivamente le comunità di Farnetella, Rigomagno e Scrofiano passarono dalle 1250/1350 unità del 1532 alle 1466 del 1676. Le comunità di Sinalunga e Bettolle passarono invece dalle 1800 unità del 1532 alle 2597 del 1676.

39 Nel 1849 vennero censiti 2100 abitanti a Sinalunga, 919 a Scrofiano, 754 a Rigomagno e 434 a Farnetella, per un totale di 4207 unità. Di contro vennero censiti 1197 abitanti alla Pieve, 225 all'Amorosa, 1590 a Bettolle e 518 a Guazzino, per un totale di 3530 unità.

40 Secondo i dati anagrafici disponibili al 2 dicembre 1996 gli 11719 residenti nel comune di Sinalunga erano così ripartiti: 6115 a Sinalunga (di cui più di 4000 alla Pieve), 2620 a BettolIe, 1123 a Guazzino, 636 a Scrofiano, 436 a Rigomagno, 405 a Rigaiolo, 231 a Farnetella, 33 alla Fratta e 20 all'Amorosa.

41 Sull'argomento cfr. MOSCADELLI, Organi periferici e la bibliografia ivi citata.

42 In generale, per una valutazione delle riforme di carattere giudiziario e amministrativo introdotte all'indomani dell'inserimento dello Stato senese nell'ambito del Granducato cfr. DIAZ, Il Granducato di Toscana, pp. 109-127, e i frequenti riferimenti presenti nel più recente MANNORI, Il sovrano tutore, nonché la bibliografia ivi citata.

43 Cfr. l'introduzione alla sezione "Cancelleria di Sinalunga (1580-1774)".

44 Cfr. CANTINI, Legislazione toscana, IV, pp. 116-132 [1561 febbraio l], e ASS, Balìa 173, c. 18v.

45 Cfr. ASS, Balìa 173, cc. 23r, 25r, e ASS, Consiglio generale 247, cc. 49v [1562 marzo 31], 61r [1563 aprile 23]. A partire dal 1564 le comunità di Scrofiano e Rigomagno vennero a far parte della nuova podesteria di Trequanda-Scrofiano (cfr. ASS, Consiglio generale 247, c. 70v [1564 aprile 17]).

46 Cfr. CANTINI, Legislazione toscana, VII, pp. 314-362.

47 Cfr. ASS, Balìa 185, cc. 88r-91v [1588 ottobre 18]; per la nomina di Annibale di Gismondo Salvani, primo capitano di Sinalunga a partire dal 1 gennaio 1589, cfr. ivi, c. 98v [1588 novembre 22]. Relativamente alla materia civile le terre di Farnetella, Scrofiano e Rigomagno rimasero comprese nella podesteria di Trequanda. Risulta quindi da correggere l'indicazione – contenuta in DIAZ, Il Granducato di Toscana, pp. 125-126, 499 – circa la presunta novità dell'istituzione del capitanato di Sinalunga nel 1692.

48 Cfr. l'introduzione alla serie "Libri di memorie", deliberazioni e spogli di debitori e creditori nella sezione "Comunità di Rigomagno fino al 1778".

49 Cfr. CANTINI, Legislazione toscana, XXXI, pp. 170-193, e Bandi e ordini, VI, n. 131.

50 Cfr. Archivi del governo francese, p. 51.

51 Cfr. Bandi e ordini, XXI, n. 165 [1814 ottobre 13], XLV, n. 43 [1838 agosto 2]. Cfr. anche Repertorio, I, p. 79, voce "Asinalunga".

52 Cfr. Bandi e ordini, LV, n. 88 [1848 marzo 9]. Cfr. anche Guida generale, IV, p. 143.

53 Il collegio priorale era composto da due membri a Bettolle e tre nelle altre comunità. Cfr. le introduzioni alle serie nelle sezioni relative alle diverse comunità per il periodo anteriore al 1778.

54 Il consiglio ristretto era detto Consiglio ordinario o dei trentatré a Sinalunga, Consiglio dell'aggiunta o dei Diciotto a Scrofiano, Consiglio minore a Rigomagno, Consiglio dell'aggiunta a Farnetella, Consiglio pubblico a Bettolle. Cfr. le introduzioni alle serie nelle relative sezioni.

55 Cfr. l'introduzione alla serie "Libri di memorie", deliberazioni e spogli di debitori e creditori nelle sezioni "Comunità di Rigomagno fino al 1778" e "Comunità di Farnetella fino al 1778".

56 Cfr. l'introduzione alla serie Deliberazioni nelle sezioni "Comunità di Sinalunga fino al 1778" e "Comunità di Scrofiano fino al 1778".

57 Cfr. l'introduzione alla serie "Libri di memorie", deliberazioni e spogli di debitori e creditori nella sezione "Comunità di Bettolle fino al 1778".

58 Per un'analisi più dettagliata della composizione dei consigli cfr. le introduzioni alle serie nelle sezioni relative alle diverse comunità per il periodo anteriore al 1778.

59 Cfr. l'introduzione alla sezione "Cancelleria comunitativa di Sinalunga (1778-1808)".

60 Della vastissima bibliografia in merito alle riforme leopoldine in Toscana ci limitiamo a richiamare il recente SORDI, L'amministrazione illuminata, con la bibliografia ivi citata, e i successivi saggi di LA ROSA, Apparenza e realtà, e SAVELLI, Un confronto politico.

61 Cfr. l'introduzione alla serie Deliberazioni nella sezione "Comunità di Sinalunga (1778-1808)".

62 Cfr. l'introduzione alla serie Deliberazioni nella sezione "Comunità di Sinalunga (1778-1808)". In generale sull'invasione francese della Toscana nel 1799 e sulla conseguente insorgenza "aretina" cfr. ZOBl, Storia civile, III, cap. V; D'ERCOLE, Un biennio di storia senese; TURI, "Viva Maria"; MANGIO, l patrioti toscani; SALVADORI, Bibliografia aretina; FENZI, Movimenti e lotte politiche; BRIGIDI, Giacobini e Realisti; VIGNI, Il "perfido insinuatore d'iniquità"; COLAO, La "causa col fisco"; i contributi contenuti in La Toscana nell'età rivoluzionaria e in La Toscana e la Rivoluzione francese, e in particolare, per la Toscana senese, CHIRONI-NARDI, Siena nel 1799, e GIOVAGNOLI, Il conflitto. Sul fenomeno del banditismo nell'epoca francese in Valdichiana, specie nell'area di Bettolle, con riferimento anche a documenti conservati nelle Archives Nationales di Parigi, cfr. ARDITO, Le brigandage, pp. 202-203; sulla condanna dei banditi Antonio e Fedele Guazzini cfr. Bandi e ordini, XXIV, n2 21 [1817 febbraio 20].

63 Cfr. l'introduzione alla serie Deliberazioni nella sezione "Mairie di Sinalunga (1808-1814)".

64 Per le riflessioni che seguono cfr. le introduzioni alle serie nella sezione "Comunità restaurata di Sinalunga (1814-1865)" e l'introduzione alla sezione "Cancelleria comunitativa di Sinalunga (1814-1865)".

65 Per le caratteristiche istituzionali del comune di Sinalunga in età postunitaria cfr. l'introduzione alla serie Deliberazioni del Consiglio comunale nella sezione "Comune postunitario di Sinalunga (1865-1950)". La comunità di Sinalunga ha assunto la denominazione attuale in luogo della più antica di Asinalunga o Asinalonga a seguito della delibera del suo Consiglio generale del 18 febbraio 1864 (cfr. ACSI, Archivio preunitario 489, cc. 36r-37r).

66 Cfr. D.P.R. 30 settembre 1963 n2 1409, art. 32; sul problema cfr. CARUCCI, Le fonti archivistiche, pp. 87-92.

67 Cfr. in proposito l'introduzione alla sezione "Diplomatico". Non mancano inoltre attestazioni relative all'utilizzazione di documenti aventi carattere deliberativo e contabile. Risale al 22 agosto 1311 la menzione di un registro degli affitti del comune di Montebuono, ovvero l'attuale Farnetella (cfr. ASS, Notarile antecosimiano 13, c. 31r); risale invece al marzo 1458 la copia di una deliberazione del Consiglio minore del comune di Sinalunga del 29 maggio 1446, originariamente registrata alle carte 189 e 190 in libro soleni reformationum, contenente verosimilmente atti risalenti ad alcuni decenni indietro (cfr. DCS 1446 maggio 29 [cfr. infra spoglio n. 28]). Per numerosi casi analoghi relativi ad altre comunità dell'antico Stato senese cfr. GIORGI-MOSCADELLI, Gli archivi delle comunità.

68 Su tali problematiche cfr. GIORGI-MOSCADELLI, Gli archivi delle comunità.

69 Distruzioni di archivi sono attestate nell'immediatezza della conquista militare da parte delle truppe imperiali e medicee nelle comunità situate nella porzione sud-orientale dello Stato senese, come ad esempio Rocca d'Orcia, S. Quirico d'Orcia e Rigomagno (cfr. ACCO, Archivio preunitario, Memorie della comunità di Rocca d'Orcia 1553-1778, c. 1r; VERDIANI BANDI, Archivi, pp. 323-324; ASS, Statuti dello Stato 113 [Rigomagno], c. 1r). Sorte diversa ebbero invece gli archivi delle comunità rimaste sotto il controllo senese fino al 1559, i quali conservano frequentemente ancor oggi documentazione della prima metà del Cinquecento o dei secoli immediatamente precedenti. Un caso particolare è rappresentato dall'archivio della comunità di Pienza, salvatosi con ogni probabilità dalla distruzione per esser stato trasferito tempestivamente a Sorano nel maggio 1555 (cfr. VERDIANI BANDI, Archivi, pp. 324-325, e L'archivio comunale di Pienza, p. 8).

70 Sulle problematiche connesse alla produzione e alla conservazione documentaria nelle comunità rurali dell'antico Stato senese cfr. GIORGI-MOSCADELLI, Gli archivi delle comunità, e BARLUCCHI, Il contado senese, pp. 156-161.

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